“La provocazione di StrettoWeb apre una discussione che va oltre la festa religiosa. La tradizione non è una regressione antropologica. Ma quando una celebrazione popolare mobilita quasi mezzo milione di euro di risorse pubbliche, diventa legittimo chiedersi che cosa la città costruisca attraverso quella spesa e che cosa resti quando le luci si spengono. La Festa della Madonna della Consolazione non è soltanto un calendario di eventi. È una delle espressioni più profonde della memoria collettiva di Reggio Calabria: fede, devozione, identità, appartenenza, incontro tra generazioni, socialità. Per questo la provocazione di StrettoWeb — «Aboliamo la festa della Madonna» — merita di essere presa sul serio, ma forse non per arrivare necessariamente alla conclusione che propone”. E’ questa la segnalazione inviata a StrettoWeb dal prof. dott. Nino Spezzano, Project Manager, Umanista, Attivista socioculturale, Promotore di : “REGGIO SPAZIO LIBERO,Osservatorio Legalità, Cultura, Progresso”.
“Una festa popolare secolare non può essere liquidata come una semplice regressione antropologica. La processione, la Vara, le bancarelle, la musica, il cibo di strada, la convivialità appartengono a una cultura cittadina che non ha bisogno di essere demonizzata. Il problema nasce quando la festa diventa soltanto consumo, rumore, accumulo di rifiuti, bottiglie abbandonate, degrado degli spazi pubblici. Ma anche qui occorre distinguere: una salsiccia mangiata per strada non è degrado. Lo diventa quando chi mangia considera normale lasciare i propri rifiuti dove capita. La questione, quindi, non è la tradizione, ma il livello di educazione e di responsabilità con cui la viviamo. E qui si apre una domanda più importante”.
“I numeri ci obbligano a entrare nel merito
Nel 2026 il quadro economico delle Feste Mariane ammonta a 472.761,98 euro. Di questi, 402.499,98 euro provengono dal PN Metro Plus 2021-2027, attraverso l’operazione RC7.5.1.2 “Distretto Culturale e Turistico della Città di Reggio Calabria”(un escosistema produttivo) mentre altri 70.262 euro provengono dal POC. Ma attenzione a un equivoco importante: i 4,4 milioni di euro non sono i soldi della Festa della Madonna. Sono la dotazione complessiva dell’operazione “Distretto Culturale e Turistico”, ammessa a finanziamento nel 2024, inserita nel PN Metro Plus 2021-2027 e con spese ammissibili, secondo il Piano operativo comunale, fino al 31 dicembre 2029. È un progetto pluriennale, non un finanziamento per una singola manifestazione.
E proprio per questo la domanda diventa più interessante. Il Distretto nasce con finalità più ampie: valorizzazione del patrimonio culturale, rigenerazione e animazione urbana, rafforzamento dell’attrattività turistica e del tessuto economico collegato alla cultura. È articolato in tre linee di intervento, dedicate alla rigenerazione urbana, alla valorizzazione del patrimonio culturale e a “Progresso Cultura”. Dentro questa strategia possono certamente trovare posto eventi e manifestazioni. Un concerto può essere uno strumento di promozione culturale e turistica.
Ma l’evento dovrebbe essere lo strumento, non il fine. Nel programma delle Feste Mariane 2026 troviamo circa 280 mila euro per musica e spettacoli, quasi 80 mila per i fuochi d’artificio, circa 40 mila per le luminarie e 16 mila per la sonorizzazione della processione. Non è necessario, dunque, discutere se un concerto sia bello o brutto, se un artista sia più o meno popolare, se la festa debba avere musica oppure no. La domanda è un’altra: quanto questa spesa contribuisce realmente agli obiettivi del Distretto culturale e turistico? Dopo il concerto cosa rimane?
Più visitatori nei musei e nei luoghi della cultura?
Più pernottamenti?
Nuove opportunità per le imprese culturali e creative?
Nuovi prodotti turistici?
Nuove competenze?
Nuove reti tra operatori locali e nazionali?
Una maggiore capacità della città di attrarre visitatori anche dopo la festa? Sono queste le domande che trasformano una discussione sui soldi pubblici in una discussione sullo sviluppo della città”.
“La festa e il giorno dopo
Perché il vero problema non è la festa. Il problema è che cosa facciamo il giorno dopo. Reggio ha bisogno di lavoro, di opportunità per i giovani, di servizi efficienti, di trasporti, di cura degli spazi pubblici, di valorizzazione del patrimonio culturale, di capacità progettuale. Ha bisogno di utilizzare bene le risorse europee e nazionali, di conoscere i propri problemi e di misurare i risultati delle proprie politiche. Una città può certamente concedersi dieci giorni di festa. Ma non può vivere soltanto di dieci giorni di festa.
La festa può essere persino una grande occasione per mettere in movimento energie, imprese, associazioni, operatori culturali, giovani, commercianti, artisti e istituzioni. A condizione che quella mobilitazione non si esaurisca nel consumo di una serata. Ed è qui che entra in gioco la responsabilità politica e amministrativa. Non servono soltanto annunci e grandi eventi. Servono conoscenza degli atti, trasparenza, capacità di progettazione, procedure corrette, competenze, tempi, monitoraggio e verifica dei risultati. In altre parole: meno improvvisazione e più progettualità; meno propaganda e più competenza; meno consumo delle opportunità e più capacità di trasformarle in risultati”.
“La Madonna e ciò che resta
C’è infine una dimensione che non può essere ignorata. Per molti reggini la Madonna della Consolazione rappresenta una figura materna, un riferimento spirituale, una presenza che richiama protezione, comunità, solidarietà, bene. Non è necessario essere credenti per comprendere la forza sociale di questi valori. Ma proprio per questo sarebbe un errore confondere la spiritualità con l’eccitazione di una notte, il consumo con la partecipazione, il rumore con la gioia, la quantità delle persone con la qualità della comunità. La spiritualità, se vuole avere un significato civile, dovrebbe produrre comportamenti. La bontà diventa responsabilità.
La responsabilità diventa lavoro.
Il lavoro diventa progettazione.
La progettazione diventa realizzazione.
E la realizzazione diventa bene comune.
Forse è questo il punto su cui dovremmo interrogarci. Una città non ha bisogno di essere continuamente eccitata. Ha bisogno di essere risvegliata. Risvegliata alla consapevolezza dei suoi problemi.
Alla cura dei suoi luoghi.
Alla responsabilità verso gli altri.
Alla capacità di studiare, progettare e lavorare.
La Festa della Madonna può dunque continuare a essere una grande festa popolare. Ma potrebbe anche diventare qualcosa di più: un momento nel quale una comunità ritrova se stessa e, proprio per questo, ritrova la forza di interrogarsi sul proprio futuro. La domanda, allora, non è soltanto: aboliamo la festa della Madonna? È: che cosa vogliamo che questa festa lasci a Reggio Calabria? Perché la festa può finire con i fuochi d’artificio. La comunità, invece, dovrebbe cominciare a lavorare il giorno dopo” conclude il prof. dott. Nino Spezzano.
