Il tema della possibile presenza del Vibrio vulnificus nelle acque dello Stretto di Messina continua a suscitare attenzione, ma dagli esperti arriva un messaggio rassicurante. Intervistato ai microfoni di StrettoWeb, il dottor Francesco D’Aleo, specialista in Microbiologia e Virologia e dirigente di I livello dell’U.O.C. Microbiologia e Virologia del GOM di Reggio Calabria, ha fatto chiarezza sulle caratteristiche del batterio e sull’effettivo livello di rischio per la popolazione. D’Aleo ha innanzitutto precisato che il microrganismo non rappresenta una presenza eccezionale legata esclusivamente allo Stretto, ma appartiene a una famiglia di batteri diffusi in diversi ambienti marini, soprattutto dove le temperature dell’acqua risultano più elevate.
“Lo Stretto non rientra tra i mari particolarmente caldi”
“Parliamo della presenza di Vibrio vulnificus nelle acque dello Stretto. Noi sappiamo con certezza che questo batterio è onnipresente anche in altri mari e sta per lo più in mari con temperature elevate. Lo Stretto non rientra tra i mari particolarmente caldi quindi questo sfata questo mito. Altra cosa importante che dobbiamo precisare, che questa ricerca a cui si fa riferimento, è una ricerca vecchia di 20-21 anni fa quindi non è assolutamente attuale. Attualmente non esistono ricerche in corso che vanno proprio ad essere specifiche su questo patogeno e possiamo dire che rientra all’interno di una famiglia di batteri molto particolari, il più conosciuto è il Vibrione colerico. Noi abbiamo studiato a scuola le grandi epidemia di colere, erano causate da un batterio simile a quello che oggi dovrebbe essere presente nello Stretto, in questo caso però parliamo di Vibrioni non colerici. Vibrio vulnificus è un patogeno importante perchè in alcuni soggetti, potrebbe andare a causare delle infezioni particolarmente importanti che potrebbero anche in alcuni rari casi al decesso del paziente ma parliamo di casi veramente infinitesimali. Anche l’Istituto Superiore della Sanità ha fatto alcune precisazioni e nello Stretto non corriamo alcun rischio che si possa verificare un evento di questo genere.”
Il punto centrale evidenziato dallo specialista riguarda quindi l’attualità dei dati. La ricerca richiamata nel dibattito pubblico risale infatti, secondo D’Aleo, a oltre vent’anni fa e non può essere considerata una fotografia delle condizioni attuali delle acque dello Stretto.
Vibrio vulnificus, i rischi sono legati soprattutto ai soggetti fragili
Il Vibrio vulnificus può provocare infezioni anche serie, ma i casi più gravi restano estremamente rari. Il batterio appartiene allo stesso grande gruppo dei vibrioni, nel quale rientra anche il Vibrio cholerae, responsabile delle storiche epidemie di colera, ma si tratta di microrganismi differenti e con caratteristiche epidemiologiche diverse. Nel caso del Vibrio vulnificus, le complicazioni più importanti possono interessare soprattutto soggetti particolarmente vulnerabili, ma il quadro descritto da D’Aleo non giustifica allarmismi per chi frequenta le coste dello Stretto.
Nessun allarme per le acque dello Stretto
Il messaggio che arriva dal dirigente del GOM di Reggio Calabria è dunque netto: allo stato attuale non ci sono elementi che consentano di parlare di un’emergenza sanitaria legata al Vibrio vulnificus nello Stretto. Anche le recenti precisazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, richiamate dallo stesso D’Aleo, vanno nella direzione di un rischio estremamente contenuto. Il dibattito sul cosiddetto “batterio mangiacarne” deve quindi essere ricondotto a una lettura scientifica del fenomeno, distinguendo i dati storici dalle evidenze attuali e senza trasformare la possibile presenza di un microrganismo marino in un motivo di allarme generalizzato.
