Un sequestro preventivo per 12.708 euro è stato disposto nei confronti di Michele Bonavota, nell’ambito di un procedimento penale che ruota attorno all’utilizzo di alcune carte Postepay sulle quali sarebbero confluite somme riconducibili al reddito di cittadinanza concesso a persone che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero risultate inesistenti. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vibo Valentia, Alessio Maccarrone, a seguito della richiesta presentata dalla Procura. Il decreto dispone il sequestro, in via principale e diretta, della somma di 12.708 euro nella disponibilità dell’indagato e, qualora il denaro non fosse rinvenuto, il sequestro per equivalente di beni, somme o altre utilità fino alla concorrenza dello stesso importo.
L’inchiesta sulle Postepay e sul reddito di cittadinanza
Il procedimento, secondo quanto emerge dal decreto giudiziario, prende le mosse da una serie di accertamenti relativi alla concessione del reddito di cittadinanza in favore di Pasquale Pagliaro, Mario Vezio ed Emilio Scuticchio, indicati negli atti come soggetti risultati inesistenti. Le verifiche svolte dagli investigatori avrebbero portato ad approfondire la posizione di alcune carte Postepay collegate ai beneficiari. Nel provvedimento viene ricostruita anche l’attività investigativa condotta dalla Guardia di Finanza – Gruppo Catanzaro, che avrebbe eseguito perquisizioni domiciliari e acquisito documentazione nell’ambito degli accertamenti.
A Michele Bonavota vengono contestati, nella fase delle indagini preliminari, fatti qualificati dal gip ai sensi degli articoli 648 del codice penale, relativo alla ricettazione, e 493-ter, riguardante l’indebito utilizzo di carte di credito o di pagamento. Si tratta naturalmente di contestazioni che dovranno essere sottoposte al successivo vaglio giudiziario nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.
Gli acquisti contestati e la somma di 12.708 euro
Secondo l’ipotesi investigativa recepita nel decreto di sequestro, Bonavota avrebbe avuto nella propria disponibilità due Postepay intestate a soggetti risultati inesistenti e le avrebbe utilizzate per effettuare acquisti di beni e servizi. La cifra posta al centro del sequestro preventivo è pari complessivamente a 12.708 euro, indicata nel provvedimento quale importo riconducibile alle operazioni contestate. Il gip ha quindi ritenuto sussistenti, allo stato degli atti, i presupposti necessari per disporre la misura cautelare reale, prevedendo anche la possibilità di procedere per equivalente qualora non fosse possibile aggredire direttamente la somma di denaro.
Dagli accertamenti illustrati negli atti emergerebbero inoltre molteplici pagamenti effettuati attraverso le carte esaminate dagli investigatori. La documentazione ricostruisce operazioni compiute tra il 2021 e il 2023, oltre a verifiche su esercizi commerciali e testimonianze raccolte durante l’attività d’indagine.
Le verifiche della Guardia di Finanza tra Vibo Valentia e Sant’Onofrio
L’indagine avrebbe approfondito anche le modalità con cui erano state presentate le domande per ottenere il beneficio economico. Nel decreto viene richiamata l’attività della Guardia di Finanza, che avrebbe accertato come le istanze per il reddito di cittadinanza fossero state inoltrate attraverso intermediari.
Gli investigatori hanno quindi sviluppato una serie di riscontri documentali, perquisizioni e audizioni di persone informate sui fatti, concentrandosi anche sugli esercizi nei quali sarebbero state utilizzate le carte. In uno dei passaggi del provvedimento viene indicato che, all’esito degli accertamenti, sarebbero stati riscontrati pagamenti effettuati con entrambe le prepagate per un totale di 13.567,28 euro, somma superiore a quella per la quale la Procura aveva chiesto il sequestro. Proprio su questo punto il giudice precisa di non poter disporre una misura superiore a quella richiesta dal pubblico ministero, fissando pertanto il valore del sequestro preventivo a 12.708 euro.
Bonavota sottoposto alla libertà vigilata
La vicenda giudiziaria si inserisce inoltre in un quadro distinto relativo alla misura di sicurezza della libertà vigilata cui Bonavota risulta sottoposto. Dalla documentazione trasmessa emerge un’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro relativa all’impugnazione presentata da Michele Bonavota contro un precedente provvedimento del Magistrato di Sorveglianza di Catanzaro. Quest’ultimo, dopo aver ritenuto attuale la pericolosità sociale, aveva disposto la proroga della libertà vigilata per un anno. Nel materiale che accompagna gli atti viene riferito che la misura è stata successivamente riconfermata dal Tribunale di Sorveglianza. Si tratta di un procedimento distinto rispetto all’inchiesta che ha portato al nuovo sequestro preventivo, ma che delinea la situazione giudiziaria nella quale si trova attualmente l’interessato.
Il decreto del gip e la prosecuzione delle indagini
Il giudice ha ritenuto configurabili, nella fase cautelare, sia il fumus commissi delicti, cioè la presenza di elementi idonei a sostenere provvisoriamente l’ipotesi di reato, sia il periculum in mora, collegato al rischio che la libera disponibilità del denaro, delle carte e dei beni possa aggravare o protrarre le conseguenze delle condotte contestate.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Il decreto di sequestro costituisce quindi una misura cautelare e non anticipa in alcun modo un giudizio definitivo di responsabilità. Per Michele Bonavota vale il principio costituzionale di non colpevolezza fino a sentenza definitiva.
