La processione della Vara di Messina custodisce, nella sua lunga storia, episodi che nel tempo hanno contribuito ad alimentare la memoria religiosa e popolare della città. Tra questi figura il grave incidente avvenuto il 14 agosto 1681, quando una parte della grande macchina votiva cedette improvvisamente durante il percorso verso il Duomo. L’episodio si verificò nella via dell’Uccellatore, corrispondente all’attuale Corso Cavour, e avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche. Sei giovani collocati nella parte più alta della Vara precipitarono insieme alle strutture metalliche alle quali erano assicurati, finendo in mezzo alla folla e contro alcune grosse pietre. Nonostante la violenza della caduta, secondo la cronaca dell’epoca nessuno di loro riportò ferite.
La Vara del 1681 e il cedimento lungo la via dell’Uccellatore
La ricostruzione dell’accaduto è affidata a una testimonianza coeva, riportata successivamente da Giuseppe Arenaprimo nel numero unico del “Giornale di Sicilia” pubblicato tra il 13 e il 15 agosto 1896. Secondo il racconto, la Vara, definita nella cronaca come un’“alta piramide”, stava procedendo verso il Duomo di Messina quando, arrivata nei pressi della cantonata della veneranda Casa dei Padri Teatini, identificata con la chiesa dell’Annunziata, si verificò il cedimento. La causa dell’incidente sarebbe stata la rottura della cosiddetta “mastra”, un elemento in ferro collocato nella parte superiore della macchina processionale, al di sopra della sfera che rappresentava il mondo.
La testimonianza riporta testualmente: “Mentre si conduceva l’alta piramide della Bara verso il Duomo, giunta vicino la cantonata della veneranda Casa delli Padri Teatini (chiesa dell’Annunziata), si ruppe in tronco il ferro chiamato la mastra, dalla parte sopra la palla che figura il mondo, e mediante tale frattura si precipitarono li sei più alti personaggi, cioè quattro figlioli che, legati ad una crocetta di ferro, circolavano intorno sopra la detta palla rappresentando le intelligenze motrici; un altro che, posto in più alto sito, rappresentava il Salvatore del mondo”.
Sei giovani precipitarono dalla parte più alta della Vara
Il cedimento coinvolse dunque sei giovani che occupavano le posizioni più elevate della struttura. Quattro di loro, legati a una crocetta di ferro, rappresentavano le “intelligenze motrici” che ruotavano attorno alla sfera simbolicamente identificata con il mondo. Un altro giovane impersonava il Salvatore del mondo, mentre una ragazza raffigurava l’anima della Santissima Vergine. Quest’ultima, secondo la descrizione tramandata, si trovava collocata come se fosse sostenuta dalla mano destra del ragazzo che rappresentava Cristo.
La cronaca prosegue: “un’altra figliola che figura l’anima della SS. Vergine, in atto di essere portata nella pianta della mano destra del detto figliolo rappresentante il Salvator nostro, e tutti unitamente così ligati, e loro rispettivi ferri, caddero in terra verso la parte destra di detta Bara, in mezzo ad un gran popolo strettamente affollato, e diedero detti figlioli sopra alcune grosse pietre, che si ritrovavano riportate vicino al muro e cantonera di detta Casa delli Teatini”.
La corsa dei maestri della Vara e della folla per soccorrere i ragazzi
Immediatamente dopo l’incidente, i maestri assistenti della Vara e numerose altre persone accorsero per prestare aiuto. La gravità dell’accaduto fece inizialmente temere conseguenze fatali. Chi aveva assistito alla scena pensava infatti che i sei giovani potessero essere morti o gravemente feriti a causa dell’altezza, dell’impatto con il terreno e della presenza delle pietre. La parte conclusiva della testimonianza descrive però un esito completamente diverso dalle aspettative: “Corsero allora li maestri assistenti della Bara e molte altre persone per aiutare detti fanciulli, e quando ogn’uno si credeva di retrovarli estinti ed in pezzi infranti, l’ammirarono tutti sani e salvi, senza veruna e neppure minima offesa, come se ivi da mano invisibile agiatamente fossero stati riposti”.
Un episodio entrato nella memoria storica della Vara di Messina
L’incidente del 14 agosto 1681 rappresenta una delle testimonianze storiche legate alla secolare tradizione della Vara di Messina. Non soltanto per la gravità del cedimento, ma soprattutto per l’esito della caduta, considerato sorprendente già dai contemporanei. La fonte tramandata da Giuseppe Arenaprimo permette inoltre di ricostruire alcuni dettagli dell’antico apparato della macchina processionale e del ruolo svolto dai giovani collocati nelle sue parti più alte. La presenza delle figure delle intelligenze motrici, del Salvatore e dell’anima della Vergine restituisce anche un quadro della complessità simbolica che caratterizzava la rappresentazione religiosa. Il racconto offre inoltre uno spaccato della Messina del Seicento, attraverso luoghi oggi conosciuti con denominazioni differenti. La via dell’Uccellatore è infatti l’odierno Corso Cavour, mentre il punto indicato vicino alla Casa dei Padri Teatini viene associato alla chiesa dell’Annunziata.
