“A distanza di 46 anni dalla strage della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna che causò la morte di 85 persone (orribilmente mutilate) ed oltre 200 feriti deturpati nel corpo e nell’animo, e da otto anni da quel 6 agosto del 2018, quando venne inoltrata una richiesta ufficiale a cura del Circolo Culturale “L’Agorà” – scrive in una nota -venne acquisita d’ufficio al prot. 125802 del 6 agosto 2018 – indirizzata al Sindaco del periodo, Giuseppe Falcomatà, al Segretario Generale Giovanna Antonia Acquaviva, al Presidente della Commissione Toponomastica Giuseppe Cantarella, al Presidente del Consiglio Demetrio Delfino (oggi sui banchi della minoranza). L’oggetto di quella istanza riguarda (parliamo al presente) una di quelle vittime innocenti: Francesco Antonio Lascala, ex centralinista delle Ferrovie dello Stato in pensione ed originario di Bianco, un piccolo comune in provincia di Reggio Calabria, ma, dopo la guerra, si era trasferito insieme alla famiglia nel vicino capoluogo”.
“Francesco Antonio Lascala si trovava sul primo binario in attesa del treno delle 11:05 per raggiungere Fidenza e poi Cremona, dove viveva la figlia”
“Francesco Antonio Lascala si trovava sul primo binario in attesa del treno delle 11:05 per raggiungere Fidenza e poi Cremona, dove viveva la figlia: un viaggio che non avrebbe mai completato, interrotto dalla violenza cieca e assurda dell’ordigno esplosivo. Nonostante la scelta della location, qualcuno pensò, a fine corsa, con apposito atto deliberativo di Giunta l’intitolazione di un luogo pubblico a Francesco Antonio Lascala, in un’area dove insistono una serie di intitolazioni di strade che fanno riferimento a scelte scaturite dall’utilizzo di criteri di omogeneità, distinguendo così le aree cittadine per un determinato periodo storico o tema e non da scelte che appaiono oggettivamente fuori contesto, spezzando così armonia e senso logico. Tenuto anche conto di quanto richiamato nel regolamento della toponomastica del Comune di Reggio Calabria, dove all’articolo 12 si fa riferimento a denominazioni urbanistiche generiche tra le quali quelle inerenti a (Scaletta, Scalinata, Scalone) una scelta logica è quella relativa alla scalinata posta all’inizio del viale Galileo Galilei”, rimarca la nota.
“Tale scelta avrebbe un alto significato, in quanto la struttura architettonica, rappresenta una porta ideale conducente sia sul posto di lavoro (stazione centrale delle Ferrovie dello Stato) che al domicilio familiare del Signor Francesco Antonio Lascala. Quindi tale location rappresenta la giusta porta tra la sua abitazione e il proprio ufficio e non a scelte improvvisate. A Bologna c’è un orologio che segna le 10.25 di mattina da 46 anni. È l’orologio dell’ala ovest della stazione di Bologna ed è fermo dal 2 agosto del 1980, ci si augura che l’orologio di Palazzo San Giorgio si metta in movimento sul quadrante della storia, modificando di fatto vecchie “logiche” e con un gesto simbolico, restituire così dignità e memoria a una vittima reggina della peggiore strage terroristica mai avvenuta in tempo di pace in Italia“, conclude la nota.
