La mattina del 2 agosto 1980, la stazione centrale di Bologna era affollata di viaggiatori in partenza per le vacanze estive. Alle 10.25, una bomba collocata nella sala d’aspetto di seconda classe esplose con una potenza devastante. L’esplosione provocò il crollo di parte dell’edificio, investendo anche il treno Ancona-Chiasso fermo sul primo binario. Il bilancio fu drammatico: 85 persone uccise e più di 200 feriti. Tra le vittime vi erano uomini, donne e bambini provenienti da diverse città italiane e da altri Paesi. La più piccola, Angela Fresu, aveva soltanto tre anni. La strage di Bologna fu un attentato di matrice neofascista e piduista
I soccorsi e la risposta della città
Nei minuti successivi alla detonazione, Bologna reagì con una straordinaria mobilitazione collettiva. Vigili del fuoco, forze dell’ordine, personale sanitario e semplici cittadini parteciparono alle operazioni di soccorso. Per trasportare i feriti negli ospedali furono utilizzati taxi, automobili private e autobus. Uno di questi, l’autobus numero 37, divenne uno dei simboli della tragedia: fu impiegato per trasferire le salme dall’area della stazione. La risposta della popolazione mostrò il volto di una città colpita profondamente, ma capace di unirsi nella solidarietà e nella difesa dei valori democratici.
L’orologio fermo alle 10.25
Sulla facciata della stazione di Bologna, l’orologio è rimasto fermo alle 10.25, l’ora dell’esplosione. È diventato il simbolo di un momento che continua a vivere nella memoria della città e dell’intero Paese. Nella stazione è ancora visibile anche lo squarcio provocato dalla bomba, conservato come testimonianza concreta della devastazione. Una lapide ricorda i nomi e l’età delle 85 vittime. Ogni anno, il 2 agosto, Bologna ospita una commemorazione pubblica. Il corteo raggiunge la stazione, dove alle 10.25 viene osservato un minuto di silenzio.
Tra le vittime il reggino Antonio Francesco Lascale
Tra le vittime della strage di Bologna vi era il reggino Antonio “Totò” Lascala, ferroviere in pensione di 56 anni, sposato con tre figli, era diretto a Cremona ove risiedeva la figlia Enza ed il genero Osvaldo, il treno partito dalla Calabria aveva accumulato 3 ore di ritardo, per questo motivo Totò , aveva perso la coincidenza per Cremona, costringendolo ad una lunga attesa alla stazione di Bologna.
Memoria, verità e giustizia
Ricordare la strage di Bologna non significa soltanto commemorare le vittime. Significa difendere la memoria storica, contrastare ogni forma di revisionismo e ribadire il valore della verità giudiziaria. Un ruolo fondamentale è stato svolto dall’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna, che per decenni ha portato avanti la richiesta di conoscere tutte le responsabilità legate all’attentato. A distanza di molti anni, il 2 agosto continua a rappresentare una data centrale nella storia italiana. La memoria delle vittime richiama le istituzioni e i cittadini alla responsabilità di proteggere la democrazia, la libertà e la convivenza civile.
Una ferita ancora aperta
La strage del 2 agosto 1980 non appartiene soltanto al passato. Le sue conseguenze continuano a interrogare il presente, ricordando quanto fragile possa diventare la democrazia quando la violenza politica, l’odio e i depistaggi cercano di sostituirsi alla partecipazione e alla legalità. Bologna non ha dimenticato. L’Italia non può dimenticare. Conservare la memoria di quelle 85 vite spezzate significa trasformare il dolore in un impegno collettivo per la verità, la giustizia e la difesa delle istituzioni democratiche.
