Sanità, Giuliano (UGL): “oltre 11.000 operatori in più, ma non è ancora svolta”

Il commento di Gianluca Giuliano, Segretario Nazionale UGL Salute, sui dati della monografia del Ministero della Salute dedicata al personale delle Asl, degli istituti di ricovero pubblici ed equiparati e delle case di cura private

La crescita dell’1,6% del personale a tempo indeterminato del Servizio sanitario nazionale nel 2024 è un segnale positivo, ma non possiamo parlare di emergenza superata. Il saldo tra assunzioni e cessazioni è positivo per oltre 11mila unità, ma servono continuità nelle assunzioni, ricambio generazionale e condizioni di lavoro capaci di trattenere i professionisti”. Lo dichiara Gianluca Giuliano, Segretario Nazionale UGL Salute, commentando i dati della monografia del Ministero della Salute dedicata al personale delle Asl, degli istituti di ricovero pubblici ed equiparati e delle case di cura private.

Nel complesso – spiega Giuliano – il sistema conta 751.146 operatori tra strutture del Ssn e istituti equiparati. Considerando Asl, aziende ospedaliere e ospedaliero-universitarie, Irccs pubblici e agenzie regionali, arriviamo a 727.829 unità, di cui 694.765 a tempo indeterminato, 28.882 a tempo determinato e 10.508 universitari. Numeri significativi, che però devono essere letti alla luce dell’aumento della domanda di salute e della crescente complessità dei bisogni assistenziali”.

Assunzioni, il saldo è positivo: +11.073

Nel 2024 – sottolinea il Segretario Nazionale UGL Salute – sono state effettuate 58.311 assunzioni, a fronte di 47.238 cessazioni, con un saldo positivo di 11.073 unità. Il 75,7% degli ingressi è avvenuto attraverso concorsi o procedure di stabilizzazione: è la conferma che il rafforzamento degli organici deve passare sempre più da forme di reclutamento stabili”.

Ma il dato sulle cessazioni ci impone di non abbassare la guardia. Il 71,6% delle uscite è riconducibile a pensionamenti, dimissioni o risoluzioni del rapporto di lavoro. Il ricambio generazionale, quindi, deve essere programmato e non può essere affidato alla gestione delle sole emergenze”.

Non basta aumentare il numero complessivo degli operatori – aggiunge Giuliano –. Bisogna portarli dove servono, nei servizi maggiormente sotto pressione e nei territori nei quali il reclutamento continua a essere più difficile”.

La carenza non è superata

Nel 2024 sono 116.672 i medici e 297.983 gli infermieri presenti nel sistema considerato dal rapporto. I medici dipendenti a tempo indeterminato sono 107.657, pari a 1,8 ogni mille abitanti; includendo medici convenzionati e universitari, gli specialisti arrivano a 123.103. Gli infermieri sono invece 4,7 ogni mille abitanti, rapporto che sale a 5,1 considerando anche le strutture equiparate al pubblico”.

Questi numeri – osserva Giuliano – non possono essere letti semplicemente come una fotografia di crescita o di carenza. La questione centrale è l’equilibrio tra quantità di personale, distribuzione territoriale, competenze e bisogni assistenziali. In troppe strutture continuano a pesare turni gravosi, carichi di lavoro elevati e difficoltà organizzative”.

Se non miglioriamo le condizioni di lavoro – prosegue – rischiamo di rendere sempre meno attrattivo il Servizio sanitario nazionale proprio per quelle professioni delle quali abbiamo maggiore bisogno”.

Età media in calo: il ricambio va consolidato

C’è anche un dato incoraggiante sul fronte generazionale. L’età media del personale complessivo del Ssn è di 48,4 anni, con un’anzianità media di servizio di 15,4 anni. Tra i medici l’età media è scesa a 49,3 anni, rispetto ai 51,4 anni del 2019”.

È un segnale di ricambio generazionale che va consolidato con una programmazione del reclutamento orientata ai prossimi anni. Allo stesso tempo – precisa Giuliano – dobbiamo valorizzare chi già lavora nel Ssn. Giovani e professionisti con maggiore anzianità non devono essere messi in contrapposizione: esperienza e nuove competenze devono diventare una ricchezza per il sistema”.

Servono percorsi di carriera, formazione continua, riconoscimento delle competenze e una politica contrattuale adeguata alle responsabilità”.

Professioni sanitarie, un patrimonio da rafforzare

Non dobbiamo dimenticare – evidenzia Giuliano – il ruolo delle professioni sanitarie. Il personale della riabilitazione raggiunge 24.306 unità, con i fisioterapisti che rappresentano il 53,9% del totale. Il personale tecnico sanitario supera le 40mila unità, mentre gli addetti alla prevenzione sono 10.213, con i tecnici della prevenzione che rappresentano il 72,8%”.

Si tratta di professionalità indispensabili per costruire una sanità moderna. Prevenzione, riabilitazione e assistenza territoriale devono avere un peso sempre maggiore, e questo richiede personale adeguatamente formato, valorizzato e stabilizzato”.

La ripresa deve diventare strutturale

Il dato sulla crescita dell’occupazione a tempo indeterminato – conclude Giuliano – deve rappresentare l’inizio di una fase nuova, non un punto di arrivo. Non possiamo permettere che gli effetti positivi vengano vanificati da pensionamenti non sostituiti, fuga dei professionisti, condizioni di lavoro difficili e divari territoriali sempre più evidenti”.

Come UGL Salute chiediamo una programmazione pluriennale del fabbisogno di personale, procedure di reclutamento più rapide, la prosecuzione delle stabilizzazioni, il rafforzamento delle professioni sanitarie e un deciso intervento sulla valorizzazione economica e professionale degli operatori”.

Gli oltre 11mila lavoratori in più nel saldo tra assunzioni e cessazioni sono un buon segnale, ma non sono il traguardo. Ora bisogna trasformare questa inversione di tendenza in una politica strutturale, capace di garantire un Servizio sanitario nazionale con personale sufficiente, qualificato, motivato e distribuito in modo adeguato sui territori. Solo così potremo tutelare concretamente chi lavora nella sanità e, insieme, il diritto alla salute di tutti i cittadini”.