“Detenuti sui tetti, undici poliziotti penitenziari finiti in ospedale con prognosi da 15 giorni in su e decine di migliaia di euro di danni. Quanto accaduto a Siracusa conferma ciò che denunciamo da settimane: la situazione delle carceri siciliane è ormai fuori controllo“. Lo dichiara Aldo Di Giacomo, Segretario CNPP-SPP: “Ancora più grave è che, secondo le informazioni in nostro possesso, i colleghi siano stati chiamati ad affrontare una rivolta senza adeguate dotazioni di caschi protettivi e sfollagente. Siamo carne da macello. Non si può chiedere ai poliziotti di fronteggiare lanci di calcinacci e oggetti contundenti senza garantire loro gli strumenti necessari per difendersi. Per quanto accaduto chiediamo la rimozione del direttore dell’istituto e del comandante del reparto di Polizia Penitenziaria, oltre a un’immediata verifica delle responsabilità nella gestione della sicurezza. Ma le responsabilità non si fermano a Siracusa. Il Ministro della Giustizia deve assumersi la responsabilità politica della situazione, mentre il DAP deve uscire da un immobilismo gestionale ormai intollerabile. Avevamo lanciato l’allarme già all’inizio del mese. Non siamo stati ascoltati. E sarebbe gravissimo pensare che tutto finisca qui. Il rischio che proteste e rivolte si estendano ad altre carceri siciliane e italiane è reale. Le rivolte del periodo Covid sembrano già dimenticate e quella drammatica esperienza, evidentemente, non è servita a cambiare il sistema. Serve un piano straordinario nazionale. Chiediamo l’impiego dell’Esercito a presidio delle aree esterne e perimetrali degli istituti maggiormente a rischio, così da recuperare personale di Polizia Penitenziaria da destinare alla sicurezza interna. Per i promotori e i responsabili accertati delle rivolte più gravi servono inoltre circuiti detentivi specifici ad elevato livello di sicurezza. Chiediamo il pieno utilizzo di Porto Azzurro e Favignana e di valutare la riapertura di Pianosa e la riapertura di Gorgona a una funzione detentiva di alta sicurezza, destinando questi circuiti a chi organizza rivolte, devastazioni e gravi violenze all’interno degli istituti. Lo Stato deve tornare a far comprendere con chiarezza che nelle carceri comandano le istituzioni e non chi usa la violenza. Questa fermezza tutela anche la grande maggioranza della popolazione detenuta che vuole scontare la propria pena rispettando le regole, lavorando, studiando e seguendo un percorso di reinserimento. Quando una minoranza devasta un istituto, non danneggia soltanto la Polizia Penitenziaria: impedisce anche agli altri detenuti di svolgere attività, lavorare, mantenere i rapporti familiari e proseguire seri percorsi di rieducazione. Senza sicurezza non può esserci rieducazione. Siracusa potrebbe non essere l’ultima rivolta. Se le proteste dovessero propagarsi ad altri istituti italiani, nessuno al Ministero della Giustizia e al DAP potrà dire di non essere stati avvertiti. Ai colleghi feriti va tutta la nostra vicinanza, ma non bastano più le parole. Servono uomini, mezzi, responsabilità e decisioni immediate. Prima che altri poliziotti finiscano in ospedale e prima che la rivolta di un carcere diventi la rivolta di molti istituti italiani“.
Rivolta nel carcere di Siracusa, il sindacato denuncia: “undici poliziotti feriti, situazione fuori controllo”
Il segretario CNPP-SPP Aldo Di Giacomo chiede interventi urgenti: “servono uomini, mezzi e un piano straordinario nazionale per fermare il rischio di nuove proteste negli istituti”

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