Un piano straordinario e programmato di pulizia di tombini, caditoie, griglie e canali di scolo da completare prima dell’autunno, accompagnato da una mappatura dei punti più esposti agli allagamenti e da una strategia più ampia di adattamento climatico urbano. È quanto chiede il movimento “La Strada” all’Amministrazione comunale di Reggio Calabria, alla Città Metropolitana e a tutti gli enti competenti, richiamando quanto accaduto durante il violento nubifragio dello scorso 3 luglio. La richiesta viene formulata in una nota a cura di Dario Nunnari e Maria Lucia Parisi, che ricordano come in poco più di un’ora diversi settori della città siano entrati in sofferenza, con sottopassi e strade trasformati in corsi d’acqua e infiltrazioni anche negli edifici del Centro direzionale.
“l’avvio immediato di un piano straordinario e programmato di pulizia di tombini, caditoie, griglie e canali di scolo su tutto il territorio cittadino, da completare entro l’inizio della stagione autunnale. L’urgenza è resa evidente da quello che i reggini hanno visto con i propri occhi poche settimane fa, il 3 luglio scorso, quando un violento nubifragio, accompagnato da grandine e raffiche di vento, durato poco più di un’ora, è bastato a mettere in ginocchio interi settori della città. Il sottopasso di San Leo, la strada davanti al Ce.Dir., il lungomare di Catona, in pochi minuti si sono trasformati in corsi d’acqua, con il traffico completamente in tilt. L’acqua è arrivata fin dentro gli edifici pubblici del Centro direzionale, allagando i piani terra di Tribunale, Procura e uffici comunali, comprese alcune aule destinate alle udienze. E, con un paradosso che dice tutto della fragilità delle nostre infrastrutture, quello stesso giorno la Sorical ha registrato fermi impianto nei pozzi dell’acquedotto cittadino, lasciando senz’acqua diverse zone e in particolare il quartiere di Sala di Mosorrofa. Un’ora di pioggia è bastata a paralizzare la città, allagare i palazzi di giustizia e, allo stesso tempo, privare i cittadini dell’acqua corrente”, si legge nella nota.
I punti critici: San Leo, San Gregorio, viale Calabria, viale Messina e Catona
Secondo il movimento, quanto avvenuto non rappresenta un episodio imprevedibile perché molte delle aree entrate in sofferenza sono già note da tempo. La Strada richiama in particolare viale Calabria, viale Messina, il sottopasso di San Gregorio, San Leo, il Centro direzionale e il lungomare di Catona, chiedendo che diventino priorità nella programmazione degli interventi. “Non si è trattato di un “fulmine a ciel sereno”: i punti andati in sofferenza sono i soliti, quelli che a Reggio conosciamo fin troppo bene. Da viale Calabria a viale Messina, fino al sottopasso di San Gregorio, ci sono aree che tornano puntualmente sotto i riflettori ogni volta che le piogge superano una certa soglia. Sono criticità note, mappabili, prevedibili, e proprio per questo, almeno in parte, prevenibili.
Il quadro scientifico, del resto, non lascia molti margini di dubbio: il Mediterraneo si sta scaldando più rapidamente della media degli altri mari del pianeta, e il giugno 2026 è stato il più caldo mai registrato nel bacino. Quel calore accumulato in mare non svanisce con la fine dell’estate, ma, come spiegano diversi climatologi, tende a scaricarsi proprio nelle prime settimane d’autunno, sotto forma di temporali e nubifragi violenti. Le proiezioni stagionali indicano per l’autunno un rischio elevato di piogge estreme e cicloni mediterranei tra settembre e ottobre, con la Calabria che, nelle ultime occasioni, si è rivelata tra le regioni più esposte; non a caso i primi mesi del 2026 hanno già visto la nostra regione attraversata da una sequenza di “medicane” o “uragani mediterranei” (Harry, Ulrike, Nils, Pedro, Jolina), fenomeni un tempo considerati eccezionali, che oggi si manifestano con una frequenza crescente, anche due o tre volte l’anno, con effetti particolarmente pesanti su un territorio come quello calabrese già fortemente caratterizzato da rischio idrogeologico.”
Il richiamo alla manutenzione ordinaria e al consumo di suolo
Nella nota viene richiamata anche l’analisi dell’urbanista ed esperta di transizione ecologica Elvira Stagno, impegnata nelle attività dell’Urban Lab BiodiverCity dell’Università Mediterranea. Il punto centrale, secondo La Strada, è evitare che ogni responsabilità venga attribuita esclusivamente al cambiamento climatico, trascurando invece manutenzione, consumo di suolo e capacità di drenaggio della città.
“Come osserva l’urbanista ed esperta di transizione ecologica Elvira Stagno, nel team di ricerca impegnato nelle attività dell’Urban Lab BiodiverCity dell’Università “Mediterranea”, il rischio è quello di scaricare ogni responsabilità sul cambiamento climatico, dimenticando che ancora prima delle grandi opere viene la manutenzione ordinaria. A Reggio il problema è strutturale: decenni di consumo di suolo hanno coperto d’asfalto le superfici che un tempo assorbivano l’acqua, e la città stessa – stretta tra mare e colline, attraversata da fiumare e da strade che seguono le naturali linee di deflusso – amplifica ogni nubifragio. Se a tutto questo si aggiungono caditoie intasate da foglie, terriccio e rifiuti, il collasso diventa quasi automatico: “i rifiuti”, come nota la stessa dott.ssa Stagno all’interno di un recente articolo apparso su ilReggino, “diventano vere e proprie barriere che impediscono all’acqua di defluire”. Non possiamo governare la pioggia, ma possiamo decidere se l’acqua trova gli scarichi aperti o chiusi: questa è una scelta amministrativa, non un destino “piovuto dal cielo”.”
Piano straordinario entro il 15 settembre e mappatura georeferenziata
La proposta più immediata riguarda un intervento capillare di pulizia da concludere entro il 15 settembre, accompagnato da una mappatura georeferenziata delle caditoie e dei pozzetti, con una classificazione dei diversi punti in base al rischio idraulico. “In ragione di ciò, il movimento “La Strada” chiede, prima di tutto, un piano straordinario di pulizia di tombini, caditoie, griglie, pozzetti e canali di scolo esteso a tutto il territorio comunale, da avviare subito e completare entro il 15 settembre, prima della finestra di maggior rischio indicata dalle proiezioni stagionali. Chiediamo che a questo piano si affianchi una mappatura georeferenziata di tutte le caditoie e i pozzetti cittadini, con una classificazione per livello di rischio idraulico che parta proprio dai punti che la città conosce a memoria: il sottopasso di San Leo, quello di San Gregorio, viale Calabria, viale Messina, l’area del Centro direzionale, il lungomare di Catona.
Chiediamo inoltre che gli interventi vengano resi pubblici attraverso un calendario consultabile online e una rendicontazione trasparente sul sito istituzionale, perché, come affermiamo spesso, ciò che non è misurabile e verificabile non è, di fatto, controllabile dai cittadini. E chiediamo che dopo ogni lavoro di riasfaltatura o di scavo si verifichi sistematicamente che griglie e caditoie non restino sigillate, ostruite o rialzate rispetto al piano stradale, com’è già accaduto in passato.”
Una strategia di adattamento climatico urbano per Reggio Calabria
La Strada propone inoltre una prospettiva più ampia, basata su superfici permeabili, sistemi di drenaggio sostenibile, spazi capaci di trattenere l’acqua piovana e potenziamento del verde urbano, valorizzando anche il lavoro scientifico già sviluppato dall’Università Mediterranea e dalla Città Metropolitana.
“Guardando in prospettiva, chiediamo che l’Amministrazione avvii una vera strategia di adattamento climatico urbano: più superfici permeabili, sistemi di drenaggio sostenibile, spazi capaci di trattenere l’acqua piovana e un potenziamento del verde urbano, da trattare finalmente come infrastruttura strategica e non come semplice elemento decorativo. Tra l’altro, Reggio, su questo fronte, non parte da zero, poiché esistono già esperienze di studio come il Laboratorio integrato dell’area dello Stretto (L.A.Stre) poi potenziato dall’Urban Lab BiodiverCity, promosso dall’Università “Mediterranea” in partnership con la Città Metropolitana di Reggio Calabria. Chiediamo che i risultati delle ricerche in ambito urbano e ambientale di questi anni vengano finalmente tradotti in atti amministrativi concreti finalizzati a un’autentica transizione ecologica.
Per troppi anni il dibattito pubblico si è concentrato sulla gestione dell’emergenza, per cui si interviene dopo l’allagamento, dopo i danni e dopo le polemiche. È una logica costosa, inefficace e, quando in gioco ci sono sottopassi che si riempiono d’acqua e piani terra invasi, potenzialmente disastrosa. Chiediamo un cambio di passo, perché pulire tombini, caditorie e griglie è la misura di prevenzione con il miglior rapporto costi-benefici a disposizione di un’amministrazione comunale. Costa poco, si può fare subito, e può evitare danni per milioni di euro oltre a rischi per l’incolumità delle persone”, conclude la nota.
