“Scrivo come madre di una ragazza con gravissime disabilità e come cittadina profondamente preoccupata per ciò che sta accadendo nella zona di Via Borrace Crocevia, a Reggio Calabria. Voglio chiarire subito un punto: nessuno intende negare i diritti di altri, neppure quelli dell’eventuale proprietario del fondo interessato. Ma ogni diritto deve fermarsi davanti a un limite invalicabile: la sicurezza pubblica, l’incolumità delle famiglie e la tutela delle persone più fragili. Il problema è semplice e gravissimo. In quella zona vivono circa venti famiglie e tra loro ci sono anziani, malati e con disabilità molto serie, alcune in condizioni di handicap grave e altre con necessità di assistenza continua, come risulta dalla documentazione sanitaria già trasmessa alle autorità. Se venisse compromesso l’accesso carrabile oggi concretamente utilizzato, queste persone rischierebbero di trovarsi esposte a conseguenze pesantissime, perché i mezzi di soccorso, in caso di emergenza, potrebbero non riuscire ad arrivare tempestivamente. È questo che fa più paura a me, da madre. Non una questione burocratica, non una lite tra privati, ma il pensiero concreto che un’ambulanza, un mezzo dei Vigili del Fuoco o un soccorso urgente possa trovare ostacoli proprio dove invece dovrebbe esserci una via libera per salvare vite umane”. E’ questa la lettera di una madre con figlia disabile residente in Via Borrace Crocevia Reggio Calabria.
“Il 17 luglio 2026, tramite il nostro legale Avv. Biagio Di Vece, è stata inviata una formale diffida e richiesta urgente di intervento al Comune e alle altre autorità competenti, chiedendo verifiche immediate, sopralluogo e sospensione di ogni eventuale provvedimento fino all’accertamento reale dello stato dei luoghi. ggi, però, non è successo nulla: nessun riscontro, nessun sopralluogo, nessuna risposta concreta ai cittadini che hanno segnalato un problema così delicato.È questo silenzio che oggi denuncio pubblicamente. Perché quando in una zona vivono famiglie, anziani e persone con disabilità, il dovere delle istituzioni è ascoltare, verificare e prevenire, non restare immobili. Noi non chiediamo privilegi, non chiediamo favoritismi e non chiediamo che vengano compressi diritti altrui. Chiediamo soltanto che qualunque decisione venga presa con responsabilità, buon senso e rispetto per la vita delle persone. Mi auguro che questa mia voce, come madre e come cittadina, riesca finalmente a smuovere chi finora è rimasto in silenzio. Perché qui non si sta discutendo di un semplice passaggio. Qui si sta parlando della sicurezza di tante famiglie e della dignità delle persone più vulnerabili”.
