Si alza il sipario sul “Settembre di Demetra”, il festival promosso dall’Associazione Italiana Parchi Culturali Nazionale ETS (AIParC) che torna a Reggio Calabria dal 31 agosto al 7 settembre con otto giorni dedicati a cultura, identità, memoria, arte e rinascita. La seconda edizione è stata presentata il 27 agosto a Palazzo San Giorgio e prenderà il via lunedì 31 agosto alle 17.30, a Palazzo Alvaro, Sala Boccioni, con l’inaugurazione ufficiale, i saluti del sindaco Francesco Cannizzaro e del presidente nazionale AIParC Salvatore Timpano.
Otto giorni di appuntamenti che attraverseranno alcuni dei luoghi più rappresentativi della città costruendo un percorso che intreccia archeologia, storia, letteratura, arte, musica, mito e cultura etnica. Al centro del progetto c’è la figura di Demetra, dea del raccolto, della fertilità e del rinnovarsi della vita. La sua rappresentazione è stata ideata dall’artista e socia AIParC Elvira Sirio, già madrina della “Primavera della bellezza”.
Un festival nel segno di identità, memoria e rinascita
È questa la poetica scelta dal presidente Timpano: “Nel segno di Demetra: identità, memoria e rinascita per Reggio Calabria”. L’idea, ha spiegato il presidente, nasce anche dalla volontà di andare oltre la dimensione del Premio Demetra, giunto quest’anno alla sua nona edizione e destinato a celebrare il decennale nel 2027: “Ho voluto ripetere l’esperienza del Settembre di Demetra ampliando il progetto del premio: una sola sezione premiante non mi sembrava sufficiente rispetto alla dimensione culturale e all’impatto che poteva avere sul territorio”. Da qui nasce un festival concepito come un percorso unitario di otto giorni, nel quale ogni appuntamento dialoga con il successivo.
“Non una serie di conversazioni slegate – ha sottolineato Timpano – ma un percorso omogeneo, che attraversa archeologia, arte, storia, letteratura, tradizioni popolari e musica. Un viaggio culturale che parte dall’identità di Reggio Calabria e guarda al Mediterraneo come spazio di civiltà, incontro e scambio”.
Il patrimonio, dunque, non viene proposto come una semplice testimonianza del passato, ma come una risorsa viva attraverso cui leggere il presente e immaginare il futuro.
L’inaugurazione nel segno di Saverio Strati
La giornata inaugurale, lunedì 31 agosto alle 17.30 a Palazzo Alvaro, sarà dedicata a Saverio Strati: il dialogo sociale e il canto di Calabria, con gli interventi di Franco Cernuto, direttore del Dipartimento Università, Istruzione e Formazione di AIParC Nazionale, e del professor Antonio D’Elia, dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria.
Il tema rivela la vocazione identitaria del festival. “La scelta di Saverio Strati – ha spiegato Timpano – ci permette di affrontare un tema universale mantenendo però un forte legame con il territorio. Un’associazione nazionale nata a Reggio Calabria non può che guardare all’Italia partendo dal basso, dalla propria storia e dal proprio territorio metropolitano”.
Dalle 17, sempre a Palazzo Alvaro, sarà inoltre visitabile la mostra dello scultore Paolo Infortuna.
Il programma
Il giorno successivo, 1 settembre, il percorso si sposterà sul terreno dell’archeologia, con l’appuntamento al MArRC dedicato a “Popolazioni indigene e coloni greci nel reggino, tra IX e V secolo a.C.”, con Rossella Agostino e il professor Fabrizio Mollo.
Il 2 settembre, a Palazzo San Giorgio, sarà invece la storia a tornare protagonista con Salvatore Bottari e Giuseppe Caridi, chiamati a discutere dei moti del 1847-1848 tra Messina e la Calabria. Alle 19.30, in Piazza Italia, è prevista la commemorazione, con una breve deposizione di una corona d’alloro alla statua dedicata ai caduti. Dalle 17 sarà inoltre visitabile la mostra fotografica di Antonio Sollazzo.
Il 3 settembre, al Circolo del Tennis Rocco Polimeni, spazio alle tradizioni popolari con “Aperice_Ramedde – Un’altra storia da raccontare: il suono delle zampogne”. Protagonisti saranno il maestro Sergio Di Giorgio e i Cerameddari. In mostra, le opere del pittore Francesco Logoteta.
Il 4 settembre, sulla terrazza del Museo Archeologico, il festival affronterà il rapporto tra uomo, divinità e destino nelle tragedie classiche. Mariangela Monaca e Auretta Sterrantino discuteranno del ruolo del divino nelle tragedie classiche, da Eschilo a Euripide, a partire dalla domanda che attraversa il teatro antico: quanto il destino dell’uomo è determinato dal fato e quanto, invece, l’uomo è autore del proprio destino?
Sabato 5 settembre, a Palazzo Alvaro, sarà invece l’arte contemporanea a confrontarsi con il mito. Il professor Domenico Michele Surace, docente di Storia e Design all’Accademia di Belle Arti, proporrà “Apologia di Ade. L’arte di sottrarre per rivelare”, un viaggio dal mito di Demetra e Persefone all’arte contemporanea. L’appuntamento sarà accompagnato dalla mostra delle opere di Elvira Sirio.
Il programma proseguirà domenica 6 settembre, al Circolo del Tennis Rocco Polimeni, con il concerto lirico del Conservatorio “Francesco Cilea”, affidato alla classe di canto della professoressa Serenella Fraschini.
Gran finale lunedì 7 settembre alle 21.30, ancora al Circolo del Tennis Rocco Polimeni, con la IX edizione del Premio Nazionale Demetra “Irene Tripodi” 2026. La serata vedrà inoltre l’Ensemble dell’Università Mediterranea, l’nno a Demetra interpretato dall’attrice Teresa Timpano e una mostra collettiva con opere di Elvira Sirio, Paolo Infortuna, Francesco Logoteta e Antonio Sollazzo. A condurre sarà Eva Giumbo, mentre la cerimoniera sarà Maria Rita Mallamaci.
Demetra come simbolo di una città che rinasce
Il filo conduttore resta dunque quello indicato da Timpano: identità, memoria e rinascita. Il mese di settembre, stagione del raccolto, diventa la cornice simbolica di un progetto che guarda alla città attraverso le sue radici e, allo stesso tempo, alla capacità di trasformarle in futuro.
“Il Premio Demetra – ha concluso Timpano – si inserisce pienamente in questo percorso perché attraverso il premio celebriamo Demetra prima che Persefone ritorni nell’Ade e accogliamo quei figli che, diventati eccellenze nazionali o internazionali, tornano nella loro terra. La speranza è che, negli anni, si possano premiare sempre più quelle eccellenze che hanno dimostrato resilienza, restanza e che continuano a sentirsi attratte dalla propria terra natia”.
Un itinerario, quindi, che parte dalla letteratura e arriva all’archeologia, dalla storia alle tradizioni popolari, dal mito all’arte contemporanea, fino alla musica e alla celebrazione delle eccellenze. Il Settembre di Demetra si propone così come un racconto collettivo di Reggio Calabria, delle sue radici e della sua capacità di trasformare la memoria in una prospettiva di futuro.
