Ponte sullo Stretto: quelle minoranze che si oppongono allo sviluppo mentre la Commissione UE lo dichiara conforme alla direttiva appalti

Alla vigilia della manifestazione dell’8 agosto, Fernando Rizzo difende il collegamento stabile: "l’iter è vicino al traguardo, l’Europa conferma la legittimità dell’appalto e la Sicilia non può più restare isolata"

“L’8 agosto i movimenti ed i partiti e movimenti di sinistra e antagonisti contrari al Ponte sullo Stretto, insieme a tanti proprietari di immobili ricadenti nella zona, torneranno in piazza a Messina. Lo faranno, ancora una volta, nel pieno della stagione estiva, quando Torre Faro e Ganzirri si riempiono di villeggianti e di migliaia di messinesi emigrati al Nord per lavoro o per studio, che rientrano per trascorrere qualche settimana nella propria terra. Una scelta di opportunismo politico: sfruttare il momento di massima presenza di persone che, nella maggior parte dei casi, dopo metà agosto lasceranno nuovamente la città”. Lo afferma in una nota l’avv. Fernando Rizzo della Rete Civica per le infrastrutture nel Mezzogiorno.

“E sfileranno proprio quando il percorso amministrativo dell’opera procede verso il traguardo. Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici si appresta a esprimere il proprio via libera, ultimo passaggio tecnico prima della deliberazione del CIPESS, chiamato ad approvare definitivamente il progetto. Ed oggi il portavoce della Commissione europea da Bruxelles ha ribadito che l’articolo 72 della direttiva europea sugli appalti consente la modifica di un contratto senza una nuova gara quando ricorrono le condizioni previste dalla normativa, tra cui circostanze imprevedibili, il mantenimento della natura complessiva dell’appalto e il rispetto del limite del 50% del valore indicizzato del contratto per ciascuna modifica. Il portavoce della Commissione ha inoltre precisato che le autorità italiane hanno comunicato di aver recepito gli orientamenti metodologici forniti da Bruxelles e hanno confermato che, sulla base di tale interpretazione, le modifiche previste per il Ponte sullo Stretto risultano conformi ai requisiti del diritto dell’Unione europea. Una dichiarazione che smentisce le ricorrenti ricostruzioni secondo cui l’appalto sarebbe incompatibile con la normativa europea e conferma come il confronto con la Commissione si stia svolgendo secondo le ordinarie procedure previste per le grandi opere infrastrutturali. Dopo oltre mezzo secolo di rinvii, la più grande infrastruttura italiana sembra finalmente vicina alla fase realizzativa”.

“Contro l’opera che cambierà la storia delle nostra città rendendola protagonista a livello mondiale e centro del Mediterraneo, una minoranza politica e culturale si conta nella piazza, mentre nelle urne raccoglie un consenso elettorale largamente minoritario mai superiore al 15%. dei votanti. Le ultime tre consultazioni amministrative hanno consegnato un quadro politico inequivocabile: la maggioranza dei cittadini ha premiato forze favorevoli alla realizzazione del Ponte, affidando loro il governo della città. Continuare a presentarsi come interpreti della volontà dei messinesi significa ignorare il verdetto delle urne ignorando i principi delle democrazie costituzionali, come ha sottolineato il presidente Mattarella nelle dichiarazioni contro le manifestazioni dei No Tav”.

“Il paradosso è che l’opposizione al Ponte arriva in una città che negli ultimi vent’anni ha perso circa 50.000 abitanti (e tra questi parte dei manifestanti). Una città che continua a vedere partire i propri giovani, impoverendosi demograficamente ed economicamente. Negare che l’isolamento infrastrutturale rappresenti uno dei principali freni allo sviluppo della Sicilia significa ignorare la realtà. Per attraversare appena tre chilometri di mare, un treno impiega oltre due ore considerando le operazioni di traghettamento. Una situazione che non ha eguali in Europa e che penalizza cittadini, lavoratori, studenti, turisti e imprese”.

“Eppure proprio lo Stretto rappresenta già oggi il primo sistema portuale europeo per traffico passeggeri, con circa 22 milioni di viaggiatori l’anno tra Messina, Villa San Giovanni e Reggio Calabria. Numeri straordinari che testimoniano quanto sia intensa la domanda di mobilità e quanto potrebbe crescere con un collegamento stabile, ferroviario e stradale. Il Ponte, con la metropolitana, la strada extraurbana, gli svincoli, le nuove stazioni, non è soltanto un’infrastruttura: è il tassello fondamentale per portare l’Alta Velocità ferroviaria fino in Sicilia, inserire l’isola nella rete europea TEN-T e realizzare una vera continuità territoriale con il resto del continente, ridisegnando la città. Significa ridurre drasticamente i tempi di percorrenza ed i costi logistici per le imprese, rendere più competitivo il sistema produttivo siciliano e favorire il trasferimento del traffico merci dalla gomma alla ferrovia, contribuendo agli obiettivi della transizione ecologica e abbattendo di circa 8 miliardi di euro l’anno i costi di trasporto su cittadini e imprese siciliane, con un impatto rilevante sulla crescita economica dell’isola. Una penalizzazione che nessun’altra grande regione europea continua a sopportare”.

“Per questo il Ponte rappresenta una scelta strategica che va ben oltre Messina. È un investimento nazionale ed europeo, destinato a cambiare il ruolo della Sicilia nel Mediterraneo e nei grandi corridoi logistici internazionali. Protestare perché la Sicilia rimanga l’unica grande isola europea priva di un collegamento stabile con il continente, colmando un ritardo infrastrutturale che dura da oltre un secolo, appare davvero paradossale”. 

“Che protestino in 3.000 o in 10.000 appare davvero irrilevante: fuori da quella piazza occupata per gran parte da proprietari di immobili o da attivisti politici di opposizione al governo, c’è una Sicilia che chiede collegamenti efficienti, investimenti, lavoro e opportunità. Una Sicilia che non vuole più essere periferia d’Europa, ma protagonista del Mediterraneo. Il tempo giudicherà chi avrà contribuito a costruire questa prospettiva e chi, invece, avrà continuato a ostacolarla favorendo emigrazione di massa, spopolamento ed emarginazione”.