Ponte sullo Stretto, la follia No Ponte arriva sino al “colonialismo”: il VIDEO offensivo e razzista diventa virale, ma una frase smaschera la vera natura dei contrari

E' diventato virale un video che sta facendo discutere. Protagonista è una ragazza No Ponte, intervistata nel corso del corteo per dire no al Ponte sullo Stretto organizzato sabato scorso a Messina

Pensavamo che la canzoncina “ciuri ciuri” già bastasse. In fondo, anche noi ci siamo fatti una risata. Il colonialismo, però, anche no. E’ diventato virale un video che sta facendo discutere. Protagonista è una ragazza No Ponte, intervistata nel corso del corteo per dire no al Ponte sullo Stretto organizzato sabato scorso a Messina: “quello che sta facendo la Lega nei confronti del Sud Italia è effettivamente un atto di colonialismo perché stanno depredando la nostra terra per farci i porci comodi loro” ha affermato. La dichiarazione è, oggettivamente, folle, esagerata, anche razzista, perfino per gli stessi No Ponte. Se solo si conoscesse la storia del colonialismo, si eviterebbe di far commettere una tal figuraccia a una delle tante personalità che sabato hanno manifestato sullo Stretto. Personalità miste, in cui erano presenti anche bandiere Lgbt e della Palestina. Il solito mappazzone.

Ma a ben spiegare il concetto – errato – di colonialismo per il Ponte sullo Stretto ci ha pensato la sempre puntuale e seguita pagina Facebook “Strait of Messina Bridge”, che ha così spiegato. “È possibile che questo sia un ragionamento razzista? Sentir parlare di “atto di colonialismo” in merito alla realizzazione del Ponte sullo Stretto significa stravolgere completamente la realtà. La Lega non c’entra assolutamente nulla con la natura dell’opera! È soltanto una coincidenza temporale e politica il fatto che l’attuale Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti appartenga a quel partito”.

Non è “un partito” che decide di investire sul Mezzogiorno: si tratta di uno Stato che investe oltre 13 miliardi e mezzo di euro per sviluppare il Sud, un’infrastruttura strategica di cui dovremmo essere estremamente grati. Un’opera cruciale che ci permetterà finalmente di affrancarci dalle macerie e dall’isolamento in cui versiamo da decenni, azzerando un costo dell’insularità che ci pesa per oltre 8 miliardi all’anno. Fa davvero riflettere come pochi soggetti non riescano a cogliere evidenze economiche e strutturali così solari. Parlare di “colonialismo” per un investimento di queste dimensioni significa ribaltare la realtà: si tratta esattamente dell’esatto opposto”.

Nulla da eccepire. La Lega, con il Ponte sullo Stretto, non c’entra nulla. Oggi c’è Salvini a capo del Ministero delle Infrastrutture, prima c’era un altro, domani ce ne sarà un altro ancora. Grande sostenitore è stato Silvio Berlusconi, che oggi non c’è più. Il Ponte sullo Stretto è l’opera per l’Italia, per l’Europa, per il Mediterraneo, per il mondo. Parlare di colonialismo è offensivo e razzista, a maggior ragione da chi pensa di manifestare per difendere la propria terra.

Ma chi si batte contro il Ponte in realtà alla propria terra non vuole affatto bene. La sta solo frenando, ne sta frenando lo sviluppo. E chi parla di colonialismo non fa altro che insultarla e deriderla. Ma forse, anzi sicuramente, ci capisce poco. Perché siamo abbastanza sicuri che tra i presenti sabato, come in altre manifestazioni No Ponte, pochi sappiano realmente cosa significhi questa infrastruttura, il suo sviluppo, le sue conseguenze. In fondo, cosa aspettarsi da chi va in una manifestazione per il Ponte con le bandiere Lgbt e della Palestina…