“Non cancelliamo la nostra storia”: l’appello di un cittadino di Reggio Calabria per un’Europa più forte, libera e consapevole delle proprie radici

L’appello dell’avvocato Domenico Callea contro le derive della censura ideologica: “proteggere arte, ricerca e giornalismo, educare al pensiero critico e tutelare il patrimonio comune europeo”

“A volte mi fermo a guardare le nostre piazze, i caffè, i profili delle nostre città, e provo una strana sensazione di vertigine. Mi rendo conto di quanto io sia fortunato a essere nato qui, in questa Europa che è un mosaico di storie, di arte e di pensiero libero. Eppure, negli ultimi tempi, questa fortuna la sento fragile, quasi minacciata da un’ombra che stiamo creando noi stessi. Vedo una tendenza che mi spaventa: la fretta con cui decidiamo di nascondere, censurare o giudicare con rabbia il nostro passato. Capisco da dove nasce. So bene che la nostra storia ha pagine nere, fatte di colonialismo, guerre e discriminazioni. È giusto provarne vergogna e parlarne. Ma c’è una linea sottile tra il riconoscere un errore e il voler cancellare la nostra stessa identità. Quando sento di libri classici messi all’indice o di parole modificate nei testi del passato per non offendere nessuno, provo un senso di vuoto. Quei libri mi hanno insegnato a pensare proprio perché erano complessi e imperfetti. Se iniziamo a vergognarci di ogni statua, di ogni filosofo o di ogni tradizione, cosa racconterò ai miei figli? Rischiamo di lasciarli in un mondo senza radici, piatti, dove l’unica regola è non disturbare la sensibilità del momento”. Lo afferma in una nota il cittadino di Reggio Calabria, Avv. Domenico Callea.

“Questa non è solo una riflessione teorica. Da cittadino, questa perdita di fiducia in noi stessi mi fa paura, soprattutto quando guardo fuori dai nostri confini. Mentre il resto del mondo si muove con decisioni feroci e identità fortissime, noi europei passiamo il tempo a processare noi stessi. Ho paura che questa nostra fragilità ci renda incapaci di difendere ciò che conta davvero. La democrazia, la laicità, la possibilità stessa di criticare il potere: sono conquiste nate da secoli di errori e sofferenze. Se smettiamo di essere fieri di queste conquiste, rischiamo di perderle senza nemmeno accorgercene. Io non desidero un’Europa che nasconde i propri peccati. Desidero un’Europa abbastanza forte da guardarli in faccia, studiarli e superarli, senza però distruggere la propria anima. Vorrei che riscoprissimo l’orgoglio di una cultura che, pur avendo sbagliato, ha saputo inventare la libertà di espressione. Spero che ritroveremo il coraggio di difendere questa nostra eredità, così imperfetta ma così immensamente preziosa”.

“A tal fine ritengo che sarebbe utile istituire un quadro normativo che protegga l’arte, la ricerca accademica e il giornalismo dalle derive della censura ideologica. Vietare il boicottaggio o la rimozione di docenti e testi storici nelle università per motivi legati all’orientamento politico o alla sensibilità ideologica. Impedire per legge la rimozione, la modifica o la distruzione di opere d’arte, monumenti o testi letterari storici custoditi in spazi pubblici o musei, sostituendo la cancellazione con pannelli informativi di contestualizzazione. Ed ancora modificare i programmi scolastici per rimettere al centro lo spirito critico e la comprensione storica. Come ? : finanziare borse di studio e ore di insegnamento dedicate alla lettura integrale dei testi fondativi della cultura occidentale ed extra-occidentale, studiati nel loro contesto d’epoca; introdurre nelle scuole secondarie la pratica del dibattito regolamentato, obbligando gli studenti a sostenere tesi diverse dalle proprie per allenare la tolleranza intellettuale e la logica. Sarebbe, a mio modesto avviso, creare, ad esempio, un percorso per i giovani incentrato sulla riscoperta e sulla tutela del patrimonio comune”.

“Iniziative come: finanziare scambi culturali nei luoghi chiave della storia europea (dalle culle della democrazia ai luoghi della memoria dei totalitarismi) per far comprendere il costo della libertà; coinvolgere le nuove generazioni nella conservazione e diffusione digitale del patrimonio storico e archivistico, favorendo l’appropriazione positiva delle proprie radici. Intervenire ancora sugli algoritmi dei social media che amplificano l’indignazione di massa e la cultura del bando. Obbligare le big tech a rivelare i criteri con cui promuovono i contenuti, penalizzando i sistemi che creano “bolle ideologiche” (echo chambers) e incentivando la diversità delle fonti. Garantire agli utenti e ai creatori di contenuti tutele legali rapide contro la rimozione ingiustificata o il de-platforming guidato da campagne d’odio ideologiche”.

“Sarebbe utile creare un Agenzia Europea per la Resilienza Culturale e Geopolitica per difendere lo spazio informativo e democratico dalle manipolazioni esterne. Monitorare e neutralizzare le campagne di propaganda di regimi autocratici mirate a esacerbare le divisioni culturali interne all’Occidente. Sostenere la produzione cinematografica, letteraria e scientifica che promuove i valori della società aperta, dello Stato di diritto e delle libertà individuali su scala globale”.