Mons. Cesare Di Pietro in visita a Camini: “un’oasi di pace, un modello di integrazione che umanizza”

Il presule di Locri-Gerace ha incontrato istituzioni, associazioni, operatori e famiglie del borgo, riconoscendo nell’integrazione una risorsa contro lo spopolamento e un modello sociale fondato sulla dignità e sull’autonomia

Camini come modello nazionale di accoglienza e integrazione. È il riconoscimento espresso da monsignor Cesare Di Pietro, vescovo di Locri-Gerace, durante la visita alla comunità del borgo, organizzata in collaborazione con l’Ufficio Migrantes e la Caritas diocesana. La giornata ha coinvolto le istituzioni locali, le realtà del Terzo Settore, le associazioni e numerosi cittadini, con una partecipazione particolarmente calorosa da parte dei bambini. Ad accogliere il vescovo sono stati il sindaco Pino Alfarano, il parroco don Raffaele Vaccaro, la cooperativa sociale Eurocoop Servizi Jungi Mundu e le associazioni del territorio. Nel corso dei saluti istituzionali, il primo cittadino ha illustrato il percorso di crescita vissuto da Camini, costruito attraverso la collaborazione tra amministrazione comunale, parrocchia e realtà sociali impegnate nei progetti di inclusione.

Monsignor Di Pietro ha ringraziato la comunità per l’accoglienza ricevuta, soffermandosi sul valore umano e spirituale dell’esperienza sviluppata nel borgo. “Voi siete parte integrante di questa grande famiglia di Camini. Questo luogo è un’oasi di pace, un angolo di paradiso. Qui si respira un clima bello: è importante parlare la lingua italiana, ma soprattutto la lingua dell’amore, che tutti comprendono. È la lingua della Pentecoste, quella che unisce oltre ogni differenza”. Il vescovo ha inoltre evidenziato come i flussi migratori possano rappresentare una risorsa concreta per i centri dell’entroterra colpiti dallo spopolamento. “I paesi di montagna possono avvalersi di questo flusso migratorio: quando arriva è una benedizione di Dio”.

Durante il suo intervento, il presule ha ringraziato l’Ufficio Migrantes, la Caritas diocesana, il direttore don Rigobert Elangui e la direttrice Carmen Bagalà, riconoscendo il valore ecclesiale e sociale dell’impegno portato avanti nel corso degli anni. La seconda parte della visita è stata dedicata alla conoscenza diretta dei laboratori artigianali e creativi presenti nel borgo. Monsignor Di Pietro ha incontrato l’associazione “Mamma Giulia Accoglie”, ha dialogato con l’imam locale Alokla Mohamed Okla e ha visitato le attività della cooperativa sociale Eurocoop Servizi Jungi Mundu.

Il fondatore della cooperativa, Rosario Zurzolo, ha ripercorso la storia del progetto e il suo impatto sulla rinascita del paese. “La cooperativa è nata nel 1999. Dal 2011 abbiamo iniziato l’accoglienza, ristrutturando le case del borgo per renderle idonee. Da allora Camini è rinato”. Giusi Currà, coordinatrice del team della cooperativa, ha illustrato la struttura del progetto SAI, di cui è titolare il Comune di Camini. Il sistema coinvolge circa quaranta operatori, tra mediatori, psicologi, educatori, assistenti sociali e insegnanti, impegnati nell’accompagnamento degli ospiti verso una piena autonomia. “Ci prendiamo cura della persona a 360 gradi. L’obiettivo è accompagnare ogni ospite verso autonomia e indipendenza, ricostruendo la propria identità in un paese nuovo”. L’équipe ha raccontato anche il valore delle relazioni costruite nel lavoro quotidiano di ascolto e sostegno. “Le storie che ci portano si intrecciano con le nostre. L’accoglienza è temporanea, ma le relazioni restano”.

Al termine della giornata, monsignor Di Pietro ha riconosciuto il carattere esemplare del percorso compiuto dalla comunità di Camini, indicandolo come riferimento per altre realtà italiane. “Avete dato forma all’identità del vostro popolo. Qui l’accoglienza è stile di vita, struttura sociale, civiltà dell’amore. Camini diventa paradigma per tutto il territorio nazionale”. Il vescovo ha infine incoraggiato istituzioni, operatori e cittadini a proseguire e diffondere l’esperienza costruita nel borgo. “L’integrazione non è un’utopia. È una realtà che ci umanizza profondamente. Fuori da questa logica saremmo disumanizzati. Grazie: siete un dono di Dio, un modello per tante altre comunità”. La visita rinnova l’impegno della Diocesi di Locri-Gerace a sostenere le persone più fragili e ad accompagnare una comunità che ha trasformato l’accoglienza in uno strumento di crescita sociale, umana e territoriale.