Messina, bambino di 18 mesi in carcere con la madre a Gazzi: i Garanti denunciano “situazione drammatica” e chiedono un intervento immediato

L’appello dei Garanti dei detenuti di Messina, Palermo e Siracusa: “Un neonato non può vivere in una cella”. Denunciati sovraffollamento, emergenza sanitaria e condizioni disumane negli istituti penitenziari siciliani

Un bambino di appena diciotto mesi si trova recluso insieme alla madre nella casa circondariale di Gazzi, a Messina, e la vicenda riaccende il dibattito sulle condizioni degli istituti penitenziari siciliani e sulla tutela dei minori negli ambienti carcerari. A denunciare la situazione sono i Garanti dei detenuti di Messina, Palermo e Siracusa, che parlano di una condizione definita “drammatica” e chiedono un intervento urgente da parte delle istituzioni competenti. Secondo quanto segnalato dai garanti, il piccolo si trova all’interno del carcere messinese dallo scorso Ferragosto insieme alla madre. Una presenza che, secondo i rappresentanti istituzionali per i diritti dei detenuti, richiede una risposta immediata per evitare che un bambino così piccolo continui a vivere in un contesto incompatibile con le sue esigenze di crescita. “Nell’indifferenza delle istituzioni, la situazione drammatica degli istituti di detenzione”, affermano i Garanti dei detenuti di Messina, Palermo e Siracusa, evidenziando la necessità di un intervento da parte delle autorità competenti.

L’appello per il trasferimento del bambino: “Un neonato non può vivere in una cella”

La richiesta avanzata dai Garanti è quella di individuare rapidamente una soluzione alternativa alla permanenza del minore all’interno della struttura carceraria. “Un neonato non può vivere in una cella”, sottolineano, chiedendo che vengano adottati provvedimenti capaci di garantire al bambino condizioni adeguate di tutela e sviluppo. L’appello è rivolto alla magistratura di Sorveglianza, al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) e al Tribunale per i minorenni, affinché valutino misure alternative alla detenzione in carcere per la madre e il figlio. Tra le ipotesi indicate dai Garanti figurano una misura alternativa, il trasferimento in un Istituto a custodia attenuata per madri detenute oppure l’inserimento in una casa famiglia protetta, con l’obiettivo di allontanare immediatamente il bambino dall’ambiente carcerario. A lanciare l’appello sono Pino Apprendi, Garante dei detenuti di Palermo, Lucia Risicato, Garante di Messina, e Giovanni Villari, Garante di Siracusa.

Il carcere di Gazzi e l’emergenza sovraffollamento in Sicilia

La vicenda del bambino di Gazzi si inserisce in un quadro più ampio denunciato dai Garanti, che riguarda le condizioni complessive delle carceri siciliane, segnate secondo la loro analisi da sovraffollamento, difficoltà sanitarie e problemi legati alle temperature estreme. La situazione della casa circondariale di Messina Gazzi viene indicata come particolarmente delicata, anche per gli effetti prodotti dalla combinazione tra il numero elevato di detenuti e il caldo estivo. “La vampa di calore estivo – spiegano i garanti – determina l’estenuazione dei detenuti e del personale di polizia penitenziaria”. Secondo quanto riferito, le condizioni climatiche renderebbero estremamente difficili anche le attività quotidiane dei detenuti, con ripercussioni sulle possibilità di permanenza all’aperto. “Pressoché impossibili sono per i ristretti i passeggi all’aria aperta, che possono svolgersi solo nelle ore più calde”, aggiungono.

Caldo e sovraffollamento, la denuncia dei Garanti: “Picchi di stress e malumori generalizzati”

Il tema centrale evidenziato dai Garanti è quello del rapporto tra sovraffollamento carcerario e ondate di calore, una combinazione che, secondo la denuncia, starebbe aggravando ulteriormente le condizioni di vita all’interno degli istituti. “Il binomio esiziale sovraffollamento-calura genera picchi di stress e malumori generalizzati”, affermano i rappresentanti dei detenuti. La situazione descritta riguarda diversi istituti penitenziari siciliani. Nel carcere di Cavadonna, a Siracusa, i detenuti del circuito A.S. avrebbero iniziato uno sciopero della fame a partire da venerdì. “Nel carcere di Cavadonna i detenuti del circuito A.S. hanno iniziato da venerdì uno sciopero della fame. Disordini si sono registrati anche nelle carceri di piazza Lanza a Catania e nella casa circondariale di Gazzi a Messina”, spiegano i Garanti.

Fragilità psichiatriche e carenze sanitarie: l’allarme sulle condizioni dei detenuti

Nel documento viene inoltre evidenziata la situazione delle persone più fragili all’interno degli istituti penitenziari, con particolare riferimento ai detenuti con problematiche psichiatriche. “La gravità della situazione è confermata da taluni casi – affermano – in cui persone con evidenti fragilità psichiatriche, restano a dormire all’aperto nei cortili o in stanze completamente prive di suppellettili, in condizioni igieniche e personali totalmente disumane”. Una denuncia che riguarda anche l’organizzazione dell’assistenza sanitaria nelle carceri siciliane. Secondo i Garanti, infatti, negli istituti mancherebbero figure specialistiche fondamentali per garantire cure adeguate ai detenuti. “Negli istituti mancano dentisti, oculisti, cardiologi e persino i medici di turno rispetto alle esigenze attuali”, affermano.

La richiesta delle istituzioni: garantire dignità e tutela ai più fragili

La vicenda del bambino detenuto con la madre a Gazzi diventa quindi il simbolo di una più ampia emergenza legata alle condizioni degli istituti penitenziari siciliani. I Garanti chiedono un’assunzione di responsabilità immediata per assicurare il rispetto dei diritti fondamentali delle persone ristrette, con particolare attenzione ai soggetti più vulnerabili. “Serve un atto di responsabilità immediato per garantire a questa madre e, soprattutto, a questo bambino, condizioni di vera dignità e umanità fuori da una cella”, concludono i rappresentanti dei detenuti. La richiesta è ora rivolta agli organi competenti affinché venga individuata una soluzione alternativa che consenta al bambino di crescere in un ambiente più adeguato alle sue esigenze, nel rispetto dei principi di tutela dell’infanzia.