Nella chiesa della Presentazione del Signore, in Lauropoli (CS), si è svolta la cerimonia di consegna della Borsa di studio 2026”Don Giovanni Berlingieri”, al diacono Mattia Rossi di Paola, riconoscimento messo a disposizione annualmente dalla omonima “Fondazione don Giovanni Berlingieri”, con sede presso l’Istituto Teologico Calabro di Catanzaro. Oltre al parroco don Alessio De Stefano che ha celebrato la santa messa, erano presenti i familiari del vincitore, il sacerdote prof. Franco Stoppa, don Vincenzo Lopassio delegato dal direttore dell’Istituto Teologico Calabro di Catanzaro, il fratello di don Berlingieri, Mimmo, familiari ed amici.
Mattia Rossi nato a Praia a Mare (Cs) il 25 gennaio 2001 è residente a Paola. Dopo gli studi presso il liceo delle Scienze umane nel 2019 ha iniziato la sua formazione presso il seminario diocesano dell’arcidiocesi metropolitana di Cosenza- Bisignano “Redemptoris Custos” a Rende, e l’ultimo anno ha presentato la tesi presso l’Istituto “San Francesco di Paola” a Catanzaro. Attualmente sta per conseguire la Licenza in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma.
La commissione giudicatrice, costituita dai proff. Giovanni Amendola, Giuseppe Fazio e Alex Talarico, ha valutato come tesi vincitrice della Borsa di studio Berlingieri 2026 la tesi: L’inutile forma di Dio: lo “scarto” come locus dell’estetica teologica, di Mattia Rossi con la seguente motivazione: «La tesi analizza la categoria dello “scarto” come un innovativo locus theologicus esaminato attraverso lo sguardo contemporaneo dell’Estetica teologica. Il lavoro si articola in tre capitoli in cui si intersecano la riflessione filosofico-teologica, l’analisi della Sacra Scrittura, della Tradizione e del Magistero.
Nel primo capitolo viene rintracciato lo statuto epistemologico dell’estetica e del bello trascendentale, avendo in particolare come riferimento l’Estetica teologica di Hans Urs von Balthasar e le riflessioni di Pierangelo Sequeri sulla via pulchritudinis. Si approfondisce così il valore antropologico dell’immagine, ripercorrendo la crisi iconoclasta fino al Concilio di Nicea II.
Nel secondo capitolo -continua la motivazione- viene esplorata la rivelazione ebraico-cristiana per mostrare come la Gloria divina (Kāvôd) scelga storicamente di manifestarsi nello scarto. Questa traiettoria emerge nella piccolezza del popolo d’Israele, nel dramma di Giobbe e nella figura del Servo sofferente. Il culmine dell’indagine scritturistica risiede nella Forma Christi sulla croce, icona paradossale di una Bellezza divina che si offre nella sfigurazione.
Infine nel terzo capitolo si propone una “Teologia dello scarto” per rispondere alla sfida culturale odierna di una mentalità utilitaristica. Attraverso il magistero di papa Francesco, la dignità umana e la Bellezza vengono rintracciate nelle periferie esistenziali, nella cura del Creato e nella fraternità. La conclusione della ricerca rivela che la sovranità “in-utile” del Risorto abita oggi nelle membra sofferenti degli esclusi: “la Bellezza dello scarto salverà il mondo”.
Lo studente ha affrontato un tema rilevante e contemporaneo con metodo critico e con ottime capacità di sintesi e di rielaborazione, offrendo prospettive innovative per una teologia in grado di proporre chiavi di letture adeguate in un tempo di travaglio e di crisi antropologica-
