Sull’Aspromonte, in contrada Polvere a Santo Stefano, sorge da anni una casa che accoglie giovani arrivati da storie di dipendenza e di reclusione, si chiama Casa di Mimmo e appartiene alla Fondazione Exodus, l’opera nata nel 1984 attorno a don Antonio Mazzi, morto a Milano venerdì scorso all’età di 96 anni. L’Arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova si unisce alla preghiera per il sacerdote veronese e riconosce nella sua eredità un’opera segno che parla dell’amore di Dio per i poveri e per gli esclusi, anche nel territorio reggino.
In diocesi Exodus resta presente con la comunità di Santo Stefano in Aspromonte, accreditata dalla Regione Calabria come struttura pedagogico-riabilitativa, e con il centro di ascolto attivo a Reggio Calabria. A questi si aggiungono i percorsi di prevenzione e formazione che negli anni hanno coinvolto molte scuole della provincia, sono luoghi dove le persone ritrovano dignità e diritti.
Don Mazzi era nato a Verona il 30 novembre 1929 e venne ordinato sacerdote nella Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, fondata da san Giovanni Calabria. La sua attenzione andò ai ragazzi che nessuno voleva più ascoltare (i tossicodipendenti degli anni Settanta e Ottanta, poi le forme nuove del disagio giovanile) e a chi cercava una possibilità dopo il carcere o l’emarginazione.
La comunità diocesana dello Stretto, insieme all’arcivescovo metropolita monsignor Fortunato Morrone, affida al Signore misericordioso l’anima di don Antonio ed esprime gratitudine per una vita spesa nella testimonianza dell’amore di Cristo. Agli educatori, agli operatori e ai volontari delle comunità Exodus, agli ospiti e alle loro famiglie giunge l’abbraccio dell’Arcidiocesi e la vicinanza nella preghiera. Il cammino aperto da don Antonio resta ora affidato a chi lo ha condiviso: sulle montagne dell’Aspromonte e nella città dei Bronzi continua a suscitare ciò che gli stava più a cuore… la possibilità, per chiunque, di ricominciare.
