Lamezia, vicenda Sindaco-Futuro Nazionale: la situazione si infiamma, “è una città presa in ostaggio dalle passioni tristi”

Il presidente del circolo di Azione a Lamezia Terme Antonello Cariglino propone una riflessione sulla crisi politica cittadina, richiamando la teoria degli affetti di Baruch Spinoza per interrogarsi sulle reali motivazioni alla base dei conflitti

“Da giorni osservo, come credo molti lametini, lo scontro politico che si è aperto tra il vertice dell’amministrazione comunale e alcuni suoi ex alleati, dopo la revoca della delega a un’assessora e la rottura di un pezzo di maggioranza. Dichiarazioni pubbliche, accuse reciproche di slealtà, e ora persino un esposto in Procura per diffamazione. Ho scelto di non entrare nel merito di chi abbia torto o ragione — sul piano personale, credo che nessuno dei protagonisti sia realmente interessato a chiarirlo fino in fondo. Preferisco invece fermarmi su una domanda diversa, che mi pare più utile ai cittadini: che tipo di conoscenza sta guidando questo scontro? Per rispondere, mi sono fatto aiutare da uno strumento che può sembrare insolito per un intervento politico, ma che trovo sorprendentemente calzante: la teoria degli affetti di Baruch Spinoza”. È quanto afferma Antonello Cariglino, presidente del circolo di Azione a Lamezia Terme, che sceglie un approccio filosofico per analizzare le dinamiche politiche delle ultime settimane, quelle che hanno visto protagonista il Sindaco Murone, il quale ha rimosso un Assessore di Futuro Nazionale dalla sua Giunta in seguito ai fatti degli ultimi giorni.

Nel suo intervento Cariglino richiama la distinzione spinoziana tra diversi livelli di conoscenza della realtà, soffermandosi sul concetto di immaginazione come forma di lettura immediata e parziale degli eventi. “Spinoza distingueva diversi modi di conoscere la realtà. Il più diffuso è l’immaginazione: una conoscenza confusa, fatta di impressioni immediate, di “chi mi ha fatto un torto” e “chi mi è ostile”, senza una reale comprensione delle cause profonde degli eventi. È il regno delle passioni non comprese — quelle che, per usare il linguaggio dell’Ethica, “ci posseggono” invece di essere da noi governate. Guardando le ultime settimane, mi pare che lo scontro lametino abbia esattamente questa struttura: dichiarazioni sui social, accuse di slealtà, rivendicazioni di appartenenza, ritorsioni verbali. Ciascuna parte vive gli eventi come subiti dall’altra, senza che nessuno dei protagonisti si fermi davvero a interrogare le cause reali — che sono quasi sempre più complesse, e meno eroiche, di come vengono raccontate”.

Bene e male come conseguenza, non come causa

Secondo Cariglino, un elemento centrale della filosofia di Spinoza riguarda il modo in cui vengono interpretati i concetti di bene e male, che non sarebbero valori assoluti ma conseguenze del rapporto tra eventi e interessi di chi li vive. “Un punto centrale della filosofia spinoziana è che bene e male non sono sostanze oggettive: sono conseguenze del rapporto tra un evento e la forza di chi lo vive. In politica questo si traduce in un rischio molto concreto, che vedo riprodursi in questa vicenda: ciò che viene presentato come “il bene della città” è troppo spesso, in realtà, ciò che aumenta il potere e la visibilità di una parte in causa — e viene giudicato buono proprio per questo motivo, non il contrario.

Non credo sia necessariamente malafede. È il meccanismo naturale per cui non desideriamo una cosa perché è buona, ma la giudichiamo buona perché la desideriamo. Il problema è quando questo meccanismo domina il dibattito pubblico: gli equilibri interni ai partiti, le rivendicazioni di poltrone e visibilità in vista di scadenze elettorali più ampie — regionali, nazionali — finiscono per essere rivestiti del linguaggio del “bene comune”, senza esserlo necessariamente”.

Interessi personali e interessi politici

Il presidente del circolo di Azione lametino amplia poi la riflessione al rapporto tra appartenenza politica, aspirazioni individuali e dinamiche di potere, sottolineando come nelle crisi politiche possano emergere anche elementi legati alle prospettive personali dei singoli protagonisti. “C’è un livello ulteriore, che la sola lettura “di partito” non basta a spiegare: dietro le rotture di maggioranza e i cambi di casacca, l’interesse in gioco non è solo quello della sigla politica, ma spesso quello personale di chi occupa un determinato seggio — la propria collocazione futura, la propria rielezione, i propri rapporti di forza. Spinoza lo avrebbe riconosciuto immediatamente: il conatus individuale, lo sforzo di ciascuno di persistere e rafforzare la propria posizione, non si dissolve mai del tutto in quello collettivo del partito, e nei momenti di crisi torna a emergere in primo piano, spesso mascherato da argomenti di principio.

Questo non rende automaticamente illegittime le scelte compiute da nessuno dei protagonisti. Ma spiega perché, a parità di argomenti pubblici, gli stessi attori politici possano cambiare schieramento con una disinvoltura che, letta ingenuamente, sembrerebbe incoerenza — e che invece va compresa come il normale funzionamento di un sistema in cui interesse personale, interesse di partito e interesse della città si intrecciano continuamente, spesso senza che i cittadini abbiano gli strumenti per distinguerli”.

“La domanda decisiva è a beneficio di chi va realmente questo conflitto”

Cariglino sposta quindi l’attenzione dal confronto tra gli esponenti politici al ruolo dei cittadini, chiamati secondo la sua analisi a comprendere le cause profonde delle contrapposizioni per poter esprimere un giudizio consapevole. “Qui arrivo al punto che più mi interessa portare all’attenzione, come esponente politico prima ancora che come osservatore. Se bene e male sono conseguenze del rapporto tra un evento e la forza di chi lo vive, la domanda decisiva per un cittadino non è “chi ha ragione in questa polemica”, ma a beneficio di chi va, realmente, questo conflitto.

È una domanda che nessuno dei protagonisti ha interesse a far emergere con chiarezza, perché la confusione tra interesse personale, interesse di partito e interesse della città è proprio ciò che permette a ciascuna parte di presentare le proprie mosse come scelta comprensibile e legittima, piuttosto che come reazione a convenienze contingenti. Ed è qui che, per Spinoza, la libertà smette di essere un affare tra addetti ai lavori e diventa una responsabilità diffusa: solo un elettorato che comprende le cause reali di questi conflitti smette di esserne semplice spettatore, e può orientare un voto realmente maturo — non guidato dall’ultima dichiarazione a effetto o dall’indignazione del momento, ma da una lettura consapevole degli interessi in gioco”.

In conclusione Cariglino richiama anche il significato del termine “azione” nella filosofia spinoziana, collegandolo idealmente al ruolo della politica e alla responsabilità di chi la pratica. “C’è un dettaglio linguistico che, occupandomi di politica sotto l’insegna di Azione, non posso non notare: nel lessico dell’Ethica, “azione” è precisamente il termine tecnico opposto a “passione” — actio contro passio. Non ne faccio un vanto di coerenza del simbolo, ma un promemoria per me stesso prima che per altri: la responsabilità di chi fa politica dovrebbe essere proprio quella di trasformare la propria posizione da passione subita — l’indignazione, la tifoseria, l’adesione automatica a una parte — ad azione compresa, cioè a un giudizio autonomo fondato sulla conoscenza delle cause. È lo stesso invito che rivolgo, con questo intervento, a chi a Lamezia sarà chiamato al voto”.