L’Iran avrebbe preso in considerazione la possibilità di estendere fino all’Europa meridionale e sud-orientale il raggio di un’eventuale rappresaglia contro gli Stati Uniti nel caso in cui il presidente Donald Trump decidesse di intensificare il conflitto. È lo scenario riferito dal Financial Times, che cita due persone vicine al regime di Teheran e ricostruisce alcune delle opzioni esaminate dalle forze iraniane in vista di una possibile nuova escalation.
Il punto centrale è proprio l’eventuale allargamento geografico dello scontro. Secondo le fonti citate dal quotidiano britannico, Teheran avrebbe infatti valutato possibili attacchi contro asset militari statunitensi presenti in Europa, andando quindi oltre il perimetro mediorientale nel quale si è concentrata finora gran parte del confronto. Un’ipotesi che acquista ulteriore rilievo alla luce delle considerazioni di Foad Izadi, professore di Relazioni internazionali all’Università di Teheran, secondo il quale il riferimento iraniano a una risposta “oltre la regione” può essere interpretato proprio come un riferimento all’Europa e, potenzialmente, anche all’Italia.
Bulgaria e Cipro tra gli scenari valutati dall’Iran
Tra i Paesi presi in esame figurerebbe la Bulgaria, che il mese scorso ha autorizzato l’utilizzo della base aerea di Bezmer per il rifornimento degli aerei militari statunitensi. Proprio la presenza e l’impiego di infrastrutture collegate alle attività militari degli Stati Uniti renderebbero l’Europa meridionale e sud-orientale una delle aree considerate nella pianificazione dei possibili scenari di risposta iraniana. Nelle valutazioni sarebbe entrata anche Cipro, dopo che a marzo una base britannica presente sull’isola è stata colpita da un drone. Non si tratta, secondo quanto riferito, dell’annuncio di attacchi già decisi, ma dell’esame di possibili opzioni militari da utilizzare qualora il confronto con Washington dovesse conoscere una nuova e più grave escalation.
Le valutazioni iraniane non riguarderebbero soltanto installazioni militari. Le fonti citate dal Financial Times riferiscono che Teheran avrebbe esaminato separatamente anche la possibilità di colpire i cavi sottomarini in fibra ottica nello Stretto di Hormuz nell’eventualità di una nuova escalation. Si tratterebbe di un ulteriore scenario inserito nelle opzioni considerate dall’Iran in caso di un ampliamento dello scontro.
Il quadro descritto dal quotidiano indica quindi una possibile evoluzione della strategia di rappresaglia iraniana. I vertici di Teheran starebbero valutando di ampliare il ventaglio e la distanza degli obiettivi, andando oltre le infrastrutture militari, energetiche e strategiche statunitensi presenti in Medio Oriente. Le Guardie della rivoluzione e altri comandanti militari avrebbero inoltre avvertito che un eventuale nuovo conflitto su larga scala potrebbe finire per coinvolgere obiettivi geograficamente molto più lontani.
Foad Izadi: “oltre la regione, più o meno, significa Europa”
A indicare quale potrebbe essere la portata concreta di questo scenario è Foad Izadi, professore di Relazioni internazionali all’Università di Teheran, che in alcune dichiarazioni rese all’Adnkronos ha affrontato esplicitamente anche la possibilità che nel concetto di Europa possa rientrare l’Italia. “Prima dell’inizio della guerra a febbraio, l’Iran aveva detto che, se gli Stati Uniti avessero attaccato l’Iran, sarebbe stata una guerra regionale. Questo si è avverato. È diventata una guerra regionale”, spiega Izadi. “Ora l’Iran dice che, se gli Stati Uniti attaccheranno nuovamente l’Iran, la risposta andrà oltre la regione”. È proprio il significato di quell’espressione, “oltre la regione”, a portare il docente a guardare direttamente verso il continente europeo. “E oltre la regione, più o meno, significa Europa”, prosegue Izadi. “Quindi sì, colpire le basi statunitensi in Italia potrebbe essere un’opzione“.
Izadi distingue tuttavia nettamente tra la possibilità teorica e l’esistenza di una decisione già assunta dalle autorità iraniane. Il professore precisa infatti: “Non so se i funzionari iraniani abbiano deciso di farlo”. Una puntualizzazione rilevante, perché le informazioni disponibili riguardano scenari e opzioni valutati in caso di escalation e non indicano che sia già stata presa una decisione operativa per colpire obiettivi in Italia.
Secondo l’analista, resta però una conseguenza geografica della minaccia iraniana di spingere un’eventuale risposta oltre il Medio Oriente. “Andare oltre la regione significa logicamente Europa”, sostiene Izadi, aggiungendo che “i missili iraniani possono raggiungere l’Europa, soprattutto l’Europa meridionale”.
Le indicazioni provenienti dalle fonti citate dal Financial Times e le considerazioni di Izadi delineano così uno scenario nel quale un’eventuale nuova escalation tra Stati Uniti e Iran potrebbe assumere una dimensione geografica più ampia. Bulgaria e Cipro vengono indicate tra le aree concretamente prese in esame nelle valutazioni riferite al quotidiano, mentre il professore dell’Università di Teheran inserisce anche le basi statunitensi in Italia tra le opzioni teoricamente compatibili con una rappresaglia estesa all’Europa, precisando però di non sapere se una scelta in questa direzione sia stata effettivamente compiuta dai vertici iraniani.
