Incendi boschivi, l’Ordine dei dott. Agronomi e Forestali: “prevenzione comincia dalla gestione attiva del territorio”

Il Consiglio provinciale recepisce e fa proprio il documento della Commissione "Foreste, Ambiente e Pianificazione Territoriale"

Il Consiglio dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Reggio Calabria ha esaminato, recepito e fatto propri i contenuti del documento sugli incendi boschivi elaborato dalla Commissione “Foreste, Ambiente e Pianificazione Territoriale”. Il documento tecnico è stato predisposto dai coordinatori della Commissione, Dott. Forestale Denis Rullo e Dott. Forestale Pasqualina Siclari, con il contributo dei componenti Dott. Agronomo Alberto Simone, Dott. Forestale Francesco Iannelli, Dott. Agronomo Pasquale Minniti, Dott. Agronomo Stefano Morabito e Dott. Agronomo Michelangelo Rizzo.

Il Lavoro diventa così la posizione ufficiale dell’Ordine provinciale: una proposta organica per passare dalla sola risposta all’emergenza a una politica continuativa di previsione, prevenzione, gestione attiva e presidio del territorio.

Il documento si colloca nel quadro del Piano regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi 2026, approvato dalla Regione Calabria con D.G.R. n. 185 del 22 aprile 2026. L’Ordine riconosce il valore dell’impostazione integrata del Piano e rivolge un sentito ringraziamento a Vigili del Fuoco, Calabria Verde, Carabinieri Forestali, Protezione Civile e organizzazioni di volontariato, impegnati ogni giorno nelle attività di sorveglianza, coordinamento, spegnimento e soccorso.

“Il lavoro della Commissione offre una lettura tecnica, concreta e responsabile del fenomeno. Non basta intervenire quando il fuoco è già divampato: bisogna ridurre prima le condizioni che favoriscono l’innesco e la propagazione, attraverso la cura dei boschi, del paesaggio rurale e delle aree di interfaccia. Il Consiglio lo recepisce pienamente e mette le competenze dell’Ordine a disposizione delle istituzioni” dichiara il presidente Dott. Agronomo Michele Valenzise.

Gestione forestale attiva e pianificazione

Il bosco, come è noto, è un ecosistema complesso che tutela biodiversità, suolo, acqua e clima. Gli incendi ne compromettono per anni, e talvolta in modo irreversibile, le funzioni ecologiche e protettive. La prevenzione deve quindi tradursi in gestione forestale sostenibile: diradamenti e cure colturali, gestione del sottobosco, riduzione della continuità del combustibile vegetale, manutenzione della viabilità e delle fasce parafuoco, monitoraggio fitosanitario e programmazione degli interventi. In questo quadro, i Piani di Gestione Forestale sono lo strumento essenziale per conoscere le vulnerabilità, stabilire le priorità e impiegare con efficacia le risorse disponibili.

Dai boschi al paesaggio rurale

La strategia deve comprendere anche terreni agricoli abbandonati, aree incolte, macchia mediterranea e zone di interfaccia urbano-rurale, dove pratiche scorrette di abbruciamento o una gestione inadeguata dei residui vegetali possono generare inneschi e favorire la propagazione delle fiamme. L’Ordine indica come priorità la manutenzione periodica dei terreni, la riduzione del carico combustibile, il recupero produttivo delle superfici abbandonate e il ripristino di pratiche agricole compatibili, capaci di assicurare un presidio stabile del territorio. Esperienze positive come quella rappresentata dal progetto “Eco-Pastore Custode del Bosco”, promosso in Aspromonte dal Dott. Forestale prof. Giuseppe Bombino, docente dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e allora presidente dell’Ente Parco, possono dare risposte concrete nell’ambito di una strategia complessa.

Strumenti conoscitivi, tecnologie e legalità

Accanto alle azioni di gestione attiva, la prevenzione si avvale anche di strumenti conoscitivi e amministrativi utili a sostenere la programmazione, l’applicazione dei vincoli e le attività di controllo. Tra questi rientra il Catasto comunale dei soprassuoli percorsi dal fuoco, previsto dalla legge n. 353/2000, il cui aggiornamento consente di disporre di perimetrazioni attendibili e di rendere concretamente applicabili i vincoli stabiliti dalla normativa.

L’Ordine ritiene inoltre opportuno avviare una riflessione sull’aggiornamento della legge quadro, affinché l’eventuale rimozione e destinazione della biomassa legnosa bruciata non possa alimentare interessi speculativi e resti subordinata a motivate esigenze di sicurezza, ripristino o tutela, valutate da tecnici abilitati. Alla gestione del territorio deve affiancarsi un’azione investigativa incisiva e mirata, fondata sulla conoscenza delle aree e dei periodi ricorrenti di maggiore rischio, insieme a una comunicazione trasparente sui risultati delle indagini e sull’applicazione delle sanzioni.

Formazione, ricerca e responsabilità collettiva

La prevenzione richiede anche un investimento culturale. Pertanto il Consiglio sosterrà percorsi di alfabetizzazione ecologica e di educazione al rischio promossi da scuole, università, enti del terzo settore, agricoltori e allevatori, cittadini e comunità locali, che trattino la corretta gestione dei residui vegetali, la prevenzione degli inneschi accidentali, il riconoscimento delle situazioni di pericolo e la segnalazione tempestiva delle emergenze. In tale rete, l’Università Mediterranea di Reggio Calabria e la formazione universitaria nell’area forestale e ambientale rappresentano un patrimonio strategico di ricerca e competenze.

Università, Ordine professionale, istituzioni scolastiche e amministrazioni pubbliche possono costruire una rete stabile di conoscenza e divulgazione. Gli ecosistemi agro-forestali e il paesaggio rurale richiedono competenze specialistiche: i Dottori Agronomi e i Dottori Forestali sono pronti a collaborare nella pianificazione, nel monitoraggio, nell’assistenza agli agricoltori e nella formazione delle comunità. Proteggere il patrimonio forestale significa agire prima, insieme e con responsabilità” conclude Valenzise.