A quattro giorni dal furto delle opere di Antonello da Messina al Museo Regionale Accascina, l’attenzione degli investigatori si concentra soprattutto su ciò che è accaduto immediatamente dopo il colpo. La priorità è ricostruire nel dettaglio la via di fuga dei responsabili, capire con quali mezzi si siano allontanati, quale percorso abbiano seguito e se abbiano potuto contare su appoggi esterni. Le indagini sono coordinate dal capo della Squadra mobile Simone Scalzo e proseguono attraverso l’analisi delle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza presenti nei pressi del Museo e nelle aree circostanti. Gli agenti stanno visionando le telecamere disponibili proprio nella speranza di individuare elementi utili a ricostruire gli spostamenti dei ladri dopo l’azione.
È una fase investigativa particolarmente delicata, perché la modalità con cui la banda è riuscita a lasciare la zona potrebbe rivelare molto sull’organizzazione del colpo e sull’eventuale presenza di complici. Il furto, per la natura e il valore delle opere prese di mira, continua infatti ad apparire come un’azione studiata e non improvvisata.
L’audio al 112 e il cittadino che segnala i “quadri del Museo”
Tra gli elementi più significativi della vicenda c’è anche un frammento audio della segnalazione di un cittadino al Numero unico di emergenza 112, che viene allegato all’articolo. La chiamata risale alla sera di sabato 15 agosto, poco dopo il furto, ed è transitata al COT locale. Il cittadino segnala il rinvenimento di alcuni “quadri del Museo” nelle immediate vicinanze del Museo Regionale Accascina di Messina. Solo successivamente si comprenderà che si trattava di parte delle preziose opere di Antonello da Messina trafugate poco prima.
La telefonata costituisce un passaggio particolarmente importante nella cronologia della serata. Dimostra infatti come almeno una parte del materiale sottratto sia stata abbandonata a poca distanza dal Museo e sia stata notata quasi immediatamente da un passante, che ha deciso di rivolgersi al 112.
Opere abbandonate vicino al Museo, un elemento chiave per ricostruire il colpo
Il ritrovamento di alcune delle opere poco distante dal luogo del furto apre inevitabilmente interrogativi sulla dinamica della fuga. Gli investigatori dovranno comprendere se i ladri abbiano abbandonato parte del bottino perché disturbati, perché impossibilitati a trasportarlo oppure perché qualcosa nel piano originario sia andato storto. Proprio la distanza ridotta tra il Museo Accascina e il punto del rinvenimento potrebbe aiutare a stabilire quanto tempo sia trascorso tra l’uscita dei responsabili dalla struttura e l’abbandono delle opere, oltre a fornire indicazioni sul percorso intrapreso.
In questo quadro assumono ancora più importanza le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona. Incrociare gli orari delle registrazioni con quello della chiamata al 112 potrebbe contribuire a restringere ulteriormente la finestra temporale utile per individuare movimenti sospetti.
Telecamere al setaccio attorno al Museo Regionale Accascina
L’attività della Squadra mobile di Messina procede quindi attraverso una ricostruzione minuziosa delle ore del furto. Gli investigatori stanno analizzando non soltanto le telecamere più vicine all’ingresso del Museo, ma anche quelle collocate nelle strade circostanti, alla ricerca di veicoli, persone o movimenti anomali compatibili con una fuga organizzata. Il nodo centrale è stabilire se i responsabili si siano allontanati immediatamente in automobile, se abbiano utilizzato più mezzi o se abbiano raggiunto a piedi un punto concordato in precedenza. Sono tutti elementi che potrebbero consentire di capire anche quante persone abbiano partecipato materialmente al colpo e se l’azione abbia previsto una suddivisione precisa dei ruoli.
Gli accertamenti continuano senza escludere alcuno scenario. La provenienza dei componenti della banda resta ancora tutta da definire e gli stessi investigatori sottolineano che non può essere scartata né l’ipotesi di un gruppo locale né quella di persone arrivate da fuori Sicilia o dall’estero.
Furto al Museo di Messina, resta aperta anche la pista mafiosa
Tra gli scenari presi in considerazione continua a esserci anche quello di un possibile coinvolgimento della criminalità organizzata. Gli investigatori hanno chiarito che le indagini procedono in tutte le direzioni e che anche la pista mafiosa rientra tra le ipotesi sulle quali vengono svolti approfondimenti. Si tratta, allo stato attuale, soltanto di una delle piste investigative e non di una conclusione già raggiunta. La natura del bottino e l’elevato valore artistico delle opere impongono tuttavia di valutare anche la possibilità di un furto commissionato o di una rete in grado di gestire successivamente opere difficilissime da collocare sul mercato legale.
Proprio questo aspetto rappresenta uno dei punti più delicati dell’inchiesta. Trafugare capolavori universalmente riconoscibili comporta infatti enormi difficoltà nella loro eventuale vendita, elemento che potrebbe indicare finalità diverse dalla semplice commercializzazione immediata.
Una corsa contro il tempo per identificare la banda
Il lavoro degli investigatori si concentra adesso sulla combinazione di tutti gli elementi disponibili: filmati di videosorveglianza, testimonianze, tempi del furto, percorso seguito dai responsabili e punto in cui parte delle opere è stata ritrovata. La segnalazione al 112 assume in questo contesto un valore particolare, perché fissa uno dei primi momenti certi successivi al colpo. Il cittadino che quella sera ha notato i “quadri del Museo” e ha dato l’allarme ha permesso di consegnare agli investigatori un tassello importante della ricostruzione.
La domanda alla quale si tenta ora di rispondere è soprattutto una: come sono riusciti i ladri a lasciare la zona del Museo Regionale di Messina dopo il furto? È proprio sulla fuga che potrebbe giocarsi una parte decisiva dell’indagine, mentre resta ancora completamente aperta l’identificazione dei responsabili e nessuna ipotesi sulla composizione o sulla provenienza della banda viene, al momento, esclusa.
