“Il furto dei capolavori di Antonello da Messina dal Museo regionale “Maria Accascina” rappresenta uno sfregio permanente per tutti i messinesi e per la l’identità storica e culturale del nostro territorio. Fino a che non saranno ritrovate le meravigliose opere di Antonello, la città di Messina patirà una ferita sanguinante che, appunto, si rimarginerà solo nel momento della loro restituzione al patrimonio artistico cittadino. Abbiamo grandissima fiducia nella Magistratura e nelle Forze dell’ordine che stanno svolgendo serrate indagini per risalire ai responsabili e per ritrovare queste meraviglie dal valore inestimabile. A “occhio nudo” emergono, comunque, gravi e macroscopiche responsabilità nella catena di comando del Museo regionale. Infatti, i dettagli emersi rispetto alla dinamica del furto consegnano un’azione delittuosa che, seppure goffa e svolta da dilettanti, evidenzia come i malviventi abbiano agito in maniera tranquilla ed indisturbata senza che, come emerso dalle testimonianze dei cittadini che hanno ritrovato le due tavole abbandonate nelle adiacenze del Museo, ci fosse il suono di allarmi o sirene dopo l’effrazione dall’esterno, l’indisturbato ingresso nei locali museali e la successiva asportazione delle opere dalle teche blindate che le ospitavano. Emergono, pertanto, incredibili interrogativi sul funzionamento degli allarmi e della videosorveglianza, sull’organizzazione della vigilanza e sulle procedure adottate nella gestione della sicurezza (sigh!?!) del Museo”, lo ha dichiarato Ivan Tripodi, segretario generale Uil Messina.
“Pertanto, le dichiarazioni pubbliche rilasciate dalla Direttrice del Museo regionale Mercurio, secondo la quale tutto ha funzionato, a partire dagli allarmi, sono decisamente fuori luogo, assolutamente inutili e, visti i fatti concreti, totalmente prive di fondamento. Purtroppo, le circostanze ci dicono platealmente che non ha funzionato assolutamente nulla e che vi sono precise responsabiltà che non possono essere coperte o ignorate. Il presidente della Regione Schifani prenda atto di quanto è avvenuto e assuma le decisioni consequenziali senza reticenze o sottovalutazioni. Messina e i messinesi sono feriti, arrabbiati, e pretendono risposte precise su quanto avvenuto e, più in generale, sul tema della valorizzazione del patrimonio artistico e culturale cittadino che oggi ha subìto una perdita che si ripercuote su tutta l’umanità”, ha così concluso Ivan Tripodi.
