“Un furto senza senso, un furto di cui non si capiscono le ragioni e il significato, perché, come accade sempre per Antonello, si tratta di un pezzo unico, invendibile, oltre che di una tavola estremamente fragile. Proprio la sua delicatezza può rappresentare un ulteriore, grosso problema“. Così in una intervista al ‘Corriere della Sera’ il critico d’arte Vittorio Sgarbi, commentando il furto di tre tavole di Antonello Da Messina, al Museo regionale Interdisciplinare di Messina. Vittorio Sgarbi è, tra l’altro, l’autore nel 2019 del volume ‘Antonello contemporaneo’ edito da Skira e nel 2004 curatore della mostra ‘La ricerca dell’identità. Da Antonello a de Chirico’.
“Sono stato io a suggerire alla Regione Siciliana di acquistare all’asta da Christie’s nel luglio 2003 la ‘Madonna’ di Antonello Da Messina. Veniva da una collezione privata berlinese e venne battuta alla modica cifra di 257.188,75 sterline inglesi (pari a 361.857,42 euro), con un scarto minimo dunque rispetto alle 200.000 sterline della sua base d’asta. Sono molto orgoglioso di essere io l’artefice di questo acquisto. Sono sempre convinto che la Regione Siciliana abbia fatto non bene, ma benissimo, a comprare quella tavoletta che oggi vale almeno decine di milioni di euro”.
Una ‘Madonna’, secondo Sgarbi, che è un vero e proprio capolavoro. “Il velo della Madonna, l’architettura dello spazio, il volto di Cristo, tutto fa pensare ad Antonello, tutto rimanda alla lezione dei fiamminghi riletta secondo una monumentalità italiana – spiega il critico- E poi l’’Ecce Homo’ è un soggetto che Antonello ha trattato come nessuno altro, perché Antonello dimostra ancora una volta di saper anticipare addirittura la lezione della luce di Johannes Vermeer. Anche in questa piccola tavoletta appare tutta la sua grandezza, quella di un razionalista alla maniera di Piero della Francesca, d’altra parte, secondo me, Antonello è il Piero della Francesca della Sicilia“.
