“Anche quest’anno, come da tradizione consolidata, la Uil Messina e la Feneal Uil, in prossimità del Ferragosto, diffondono l’analisi dettagliata dei dati relativi al settore dell’edilizia: un comparto che da sempre è stato volano e traino per l’intera economia della provincia di Messina. Purtroppo, l’edilizia, da settore strategico e fondamentale, è oggi un comparto caratterizzato da incertezze e problematiche. I numeri dicono chiaramente che il Pnrr, occasione unica e per certi versi storica, non ha prodotto il rilancio che Messina meritava. L’edilizia resta una giungla tra lavoro nero, dumping contrattuale e sicurezza costantemente violata. Senza una strategia seria e credibile per il post Pnrr, continueremo a perdere lavoro e giovani”, lo hanno affermato Ivan Tripodi, segretario generale Uil Messina, e Pasquale De Vardo, segretario generale Feneal Uil Sicilia.
Uil: “il report elaborato sui dati di Cassa Edile, Inps e Inail è un serio campanello d’allarme per il futuro dell’edilizia”
“Il report elaborato sui dati di Cassa Edile, Inps e Inail è un serio campanello d’allarme per il futuro dell’edilizia e dell’occupazione nella provincia di Messina. Pertanto, chiediamo alle Istituzioni e alla politica di assumersi la responsabilità di una situazione che rischia di diventare decisamente preoccupante con l’esaurimento della spinta del Pnrr. Il confronto tra il primo semestre 2026 e quello del 2025 restituisce un quadro da analizzare in profondità e con grande attenzione attraverso una lente d’ingrandimento che non può essere effimera e superficiale. Infatti, le imprese attive scendono da 1.899 a 1.803 e i cantieri movimentati passano da 8.014 a 5.565. Parallelamente, gli operai registrati crescono da 8.548 a 8.923 e le ore ordinarie lavorate da 4,49 a 4,64 milioni. Inoltre, confrontando i due semestri, aumentano sensibilmente le ore per malattia/infortunio, passando da 199.403 a 260.317. In questo quadro il parziale dato occupazionale, apparentemente positivo, non deve ingannare poiché è un dato non sistemico che, nel prossimo futuro, subirà le conseguenze della spinta provocata dalla conclusione degli investimenti straordinari. Più lavoratori, ma molti meno cantieri non significa più sviluppo poiché, come ampiamente noto, si traduce in una maggiore concentrazione di manodopera nei cantieri delle opere ancora in corso di realizzazione. Dobbiamo, altresì, comprendere di quale occupazione stiamo misurando”, hanno aggiunto Tripodi e De Vardo.
“Una parte significativa della manodopera oggi dichiarata nella nostra provincia è legata a imprese provenienti da altre province”
“Infatti, una parte significativa della manodopera oggi dichiarata nella nostra provincia è legata a imprese provenienti da altre province siciliane o da altre regioni. Aziende che trasferiscono temporaneamente maestranze a Messina per l’esecuzione di specifiche lavorazioni. Questi lavoratori risultano correttamente occupati e dichiarati nella nostra Cassa Edile. Ma non possiamo automaticamente trasformare quel numero in un indicatore di crescita strutturale dell’occupazione messinese. Se l’impresa viene da fuori e il lavoratore viene da fuori, la presenza terminerà insieme alla conclusione della singola opera e, conseguentemente, una parte importante del valore economico generato non si consolida stabilmente nel tessuto produttivo locale. Del resto, quante imprese messinesi stanno crescendo? Quanti lavoratori messinesi stanno trovando un’occupazione stabile? Quante professionalità resteranno sul territorio alla chiusura delle opere? E soprattutto: quanti cantieri saranno disponibili quando terminerà la stagione straordinaria degli investimenti pubblici? Pertanto, il quadro non consente salti di gioia”, hanno proseguito i due sindacalisti della Uil.
“Soltanto il 18,7% delle risorse destinate al nostro territorio si sono realmente tradotte in opere concluse”
“Nella provincia di Messina il Pnrr, – che avrebbe dovuto rappresentare un’occasione irripetibile per colmare il gap infrastrutturale del territorio, per creare lavoro stabile e qualificato, per costruire una nuova stagione di sviluppo, per rafforzare le imprese locali, per formare lavoratori messinesi e per lasciare sul territorio un patrimonio produttivo e occupazionale capace di sopravvivere alla fase straordinaria, – si è concretizzato in una gigantesca occasione persa. Infatti, alla conclusione di questa stagione resteranno un tessuto imprenditoriale locale ancora debole e migliaia di lavoratori che giustamente torneranno nei territori di provenienza. Del resto soltanto il 18,7% delle risorse destinate al nostro territorio si sono realmente tradotte in opere concluse e realizzate e non in mera progettazione fine a se stessa. Tolti parcheggi, piste ciclabili e singoli interventi, spesso sconnessi da un’armonia urbanistica, continuiamo a non vedere una visione complessiva di rilancio infrastrutturale, economico e sociale di Messina e della sua provincia. Qual è l’idea guida di questa città e della sua provincia per i prossimi vent’anni? Dove sono le opere e gli investimenti capaci di generare sviluppo e nuova occupazione? La realtà è sotto gli occhi di tutti: continuiamo ad assistere alla desertificazione del territorio e a un’emorragia di giovani (e non solo) messinesi che sono costretti ad andare via per cercare altrove lavoro e futuro. Ribadiamo ancora una volta che una città che perde i propri giovani perde inevitabilmente il proprio futuro. Inoltre, sul tema dell’edilizia e delle grandi opere appare sempre più offensivo per tutta la collettività il silenzio, in primis del commissario governativo Di Sarcina, che avvolge la realizzazione del nuovo porto di Tremestieri, l’appalto più importante della città che cuba oltre 100 milioni di euro, fermo a meno del 50% dei lavori, che è chiaramente osteggiata da chi non vuole la sua conclusione che significherà la fine del far west rappresentato dall’invasione di tir e mezzi commerciali nel centro urbano. Sulle prospettive del porto di Tremestieri attendiamo la convocazione, da parte del sindaco di Messina Basile, del tavolo istituito a palazzo Zanca lo scorso gennaio e mai più riconvocato. Noi non staremo certamente in silenzio e rilanceremo la vertenza”. hanno così continuato Ivan Tripodi e Pasquale De Vardo.
Uil: “da mesi denunciamo violazioni dell’ordinanza regionale sul lavoro a temperature elevate, ma troppi lavoratori costretti a rischiare l’incolumità”
“Alla lampante preoccupazione occupazionale si aggiunge una vera emergenza sul fronte della sicurezza. Secondo le elaborazioni sindacali richiamate da Uil Messina e Feneal Uil Sicilia la percentuale riferibile complessivamente ai fenomeni di lavoro nero, irregolare e di dumping contrattuale nel settore dell’edilizia supera il 71%. Anche in questi mesi abbiamo reiteratamente denunciato numerose violazioni delle norme sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, soprattutto sul fronte dello stress termico. Abbiamo documentato situazioni nelle quali, nonostante le temperature sahariane, i lavoratori, vittime incolpevoli del bisogno e della necessità di conservare l’occupazione e un minimo di reddito, sono stati costretti a continuare le lavorazioni nei cantieri, in palese violazione dell’ordinanza regionale che vieta le attività nelle ore più calde. Tutto ciò inaccettabile: il bisogno di lavorare non può diventare uno strumento di ricatto che, però, mette seriamente a rischio la salute e la vita delle persone. Il lavoro serve per vivere, non si può rischiare di morire per lavorare. E’ del tutto evidente che manca una risposta adeguata in merito alla vigilanza, ai controlli e alla conseguente repressione di questo modus operandi che è strettamente connesso con l’esplosione del lavoro nero, dell’utilizzo, nel migliore dei casi, di contratti non pertinenti, del dumping e con il mancato rispetto delle regole poiché, senza una presenza costante degli organi preposti ai controlli nei cantieri edili, le ordinanze e le norme rischiano di rimanere inapplicate e soltanto sulla carta”, hanno ancora affermato i due sindacalisti.
Uil: “un edificio è crollato, cittadini innocenti hanno perso la vita”
“Quanto accaduto pochi giorni fa a Pistunina rende tutto questo ancora più drammatico. Un edificio adibito a civile abitazione, che ospitava anche esercizi commerciali, si è letteralmente piegato su se stesso e nel crollo sei cittadini innocenti hanno perso la vita. Fermo restando che le cause e le eventuali responsabilità di quella che è una vera e propria strage dovranno essere accertate esclusivamente dalla Magistratura e dagli organi inquirenti che stanno encomiabilmente svolgendo indagini serie ed approfondite, non possiamo ignorare, come emerso grazie al lavoro dei giornalisti e dei media, la presenza all’interno dello stabile di una ditta edile con tre lavoratori che si sono salvati per miracolo, i quali, tutti e tre, risulterebbero impiegati in nero, vale a dire: un pugno in faccia alla legalità che conferma i numeri spaventosi del lavoro nero nella nostra realtà. Poniamo, pertanto, alcuni interrogativi molto seri: come è possibile che, ancora oggi, tre persone, vale a dire il 100% della forza lavoro, possano lavorare totalmente in nero all’interno di un edificio senza che nessuno se ne accorga? Chi controlla e sanziona? Chi verifica le imprese e, nei casi di applicazione di un contratto di lavoro, quali contratti sono utilizzati? Chi verifica il rispetto delle norme sulla sicurezza? Non cerchiamo responsabili perché questo è compito della Magistratura. Ecco perché, spesso in maniera solitaria, denunciamo ciò che vediamo quotidianamente: un territorio fragile, un’edilizia trasformata in una giungla, il lavoro nero violento ed esasperato, il dumping contrattuale, l’illegalità dilagante e i controlli insufficienti. Non c’è bisogno della fine definitiva degli investimenti straordinari per scoprire di non avere preparato nulla per il dopo. Serve immediatamente un piano straordinario per il lavoro, per la sicurezza e per la legalità, con una presenza reale e sistematica dello Stato e degli organi di vigilanza sul territorio. I palazzi crollano, Messina cade a pezzi, i nostri giovani scappano e il lavoro rischia di diminuire. Una città non può rassegnarsi a perdere contemporaneamente sicurezza, occupazione e futuro. Noi diciamo basta e pretendiamo risposte chiare ed esigibili che sono l’esatto opposto delle parole al vento e delle promesse mai realizzate”, hanno così concluso Ivan Tripodi, segretario generale Uil Messina, e Pasquale De Vardo, segretario generale Feneal Uil Sicilia.

