De Luca rilancia Sud chiama Nord: “puntiamo al 30% in Sicilia e a un ruolo decisivo nello scenario nazionale”

Il leader di Sud chiama Nord traccia la strategia politica del movimento durante la conferenza stampa a Palazzo Zanca a Messina: obiettivo crescita elettorale, autonomia dai partiti tradizionali e un ruolo centrale nei prossimi equilibri regionali e nazionali.

Una nuova fase per Sud chiama Nord e un progetto politico che punta ad aumentare il proprio peso in Sicilia e nel panorama nazionale. È questo il messaggio lanciato da Cateno De Luca nel corso della conferenza stampa tenuta a Palazzo Zanca a Messina, dove il leader del movimento ha delineato strategie, obiettivi elettorali e prospettive future. Al centro dell’intervento la crescita di un percorso iniziato diversi anni fa e costruito, secondo De Luca, attraverso il radicamento nei territori e la creazione di una classe dirigente alternativa agli schieramenti tradizionali. “Quello che stiamo costruendo oggi non nasce all’improvviso. È un percorso iniziato nel 2017, quando abbiamo cominciato a mettere insieme un progetto politico autonomo, partendo dai territori e costruendo passo dopo passo una classe dirigente e un modello alternativo ai tradizionali schieramenti. Da allora siamo cresciuti, abbiamo consolidato il nostro radicamento e i risultati elettorali ci hanno dimostrato che quella strada era quella giusta. Oggi quel percorso entra in una nuova fase e guarda alla Sicilia e al quadro nazionale con una forza e una consapevolezza diverse”, spiega De Luca.

L’obiettivo elettorale: Sud chiama Nord punta al 30% delle liste in Sicilia

La sfida principale indicata da De Luca riguarda il prossimo consolidamento elettorale del movimento. Il leader di Sud chiama Nord ha fissato un obiettivo preciso: arrivare al 30% dei consensi con il gruppo delle liste per creare le condizioni di un risultato ancora più ampio nella corsa alla guida della Regione Siciliana. “Il nostro obiettivo è chiaro: portare il gruppo delle nostre liste al 30% per creare le condizioni per raggiungere il 40% con il candidato alla Presidenza della Regione. Non è un’aspettativa campata in aria. Nel 2022, a livello regionale, il nostro gruppo di liste si attestò intorno al 18-19% e oggi ipotizziamo una crescita di circa 11 punti. È verosimile? Sì. A Messina abbiamo già dimostrato che possiamo farlo: siamo cresciuti di circa 16 punti. Saranno le prossime settimane a dimostrare la forza del progetto che stiamo costruendo”, rimarca.

Messina al centro della strategia: obiettivo quattro seggi, ma De Luca punta al quinto

Il territorio messinese resta uno degli elementi centrali della strategia di Sud chiama Nord. De Luca ha indicato un obiettivo numerico per il collegio di Messina, sottolineando il peso specifico della città rispetto all’intera provincia. “Anche nel collegio di Messina abbiamo fissato un obiettivo preciso: quattro seggi, considerando che la volta scorsa ne abbiamo conquistati tre con una sola lista che è riuscita a eleggere deputati. Quattro seggi sono quindi un obiettivo ragionevole, ma io lavoro per il quinto. Messina città rappresenta circa il 40% dei voti dell’intera provincia e il risultato delle ultime amministrative costituisce una base politica che nessuno può ignorare”, evidenzia.

Il dialogo nazionale e il rapporto con centrodestra e centrosinistra

Nel corso della conferenza stampa, De Luca ha affrontato anche il tema degli equilibri politici nazionali, spiegando il nuovo approccio adottato dal movimento nei confronti dei partiti e delle coalizioni. Secondo il leader di Sud chiama Nord, la situazione attuale vede un sostanziale equilibrio tra i principali schieramenti e questo renderebbe strategica la posizione del movimento autonomista. “Nel frattempo è cambiato il metodo con cui ci stiamo muovendo sul piano nazionale. Il quadro ci consegna una situazione di sostanziale equilibrio tra centrodestra e centrosinistra e questo rende strategica la nostra posizione”, puntualizza.

De Luca ha quindi chiarito di aver superato la condizione iniziale legata alla propria candidatura alla Presidenza della Regione Siciliana, distinguendo il confronto nazionale da quello regionale. “Al tavolo nazionale ho tolto la pregiudiziale secondo cui si sarebbe potuto aprire un ragionamento soltanto a condizione che io fossi il candidato alla Presidenza della Regione Siciliana. Questo non significa affatto che abbia rinunciato alla Presidenza della Regione. Significa che tengo distinti i due tavoli: prima definiremo il quadro nazionale, poi si aprirà la partita siciliana”, aggiunge.

“Non sto bussando alla porta di nessuno”: la rivendicazione dell’autonomia politica

Uno dei passaggi più rilevanti dell’intervento ha riguardato il rapporto con i partiti nazionali e la volontà di mantenere una posizione autonoma. “Io non sto bussando alla porta di nessuno. Sono gli altri che ci cercano e noi discutiamo con tutti. Aspetteremo anche di conoscere il sistema elettorale definitivo e il 28, 29 e 30 ottobre, durante la nostra conferenza nazionale, presenteremo la strategia nazionale di Sud chiama Nord, invitando tutti i leader di partito”.

De Luca ha ribadito che eventuali accordi nazionali non potranno tradursi in imposizioni sul territorio siciliano: “una cosa deve però essere chiarissima: se io mi siedo al tavolo nazionale senza imporre la pregiudiziale della mia candidatura alla Presidenza della Regione, allo stesso modo nessuno potrà pensare di arrivare in Sicilia imponendoci da Roma il proprio candidato. Il tavolo nazionale è una cosa, quello siciliano è un’altra. Il primo tempo della partita riguarda il quadro nazionale, il secondo riguarderà la Sicilia”.

Gli obiettivi nazionali: eletti alla Camera e al Senato

Guardando oltre i confini regionali, De Luca ha indicato anche gli obiettivi di rappresentanza parlamentare per Sud chiama Nord. Il movimento, secondo il suo leader, punta a trasformare il consenso territoriale in una presenza stabile nelle istituzioni nazionali. “Oggi Sud chiama Nord viene accreditato intorno all’1,5% a livello nazionale, ma è un dato che misura ancora prevalentemente il movimento e il suo leader in Sicilia. Quando scenderanno in campo le liste il quadro potrà cambiare, anche con tutto il lavoro che faremo su base nazionale. Se il nostro progetto raggiungerà il 30% come voto strutturato a livello regionale, inevitabilmente crescerà anche il nostro peso nazionale. E sappiamo bene che a Roma i numeri contano”, aggiunge De Luca. L’obiettivo dichiarato è quello di eleggere una pattuglia parlamentare in grado di rappresentare il progetto autonomista. “Il nostro obiettivo nazionale è altrettanto chiaro: vogliamo eleggere almeno cinque o sei deputati alla Camera e due o tre senatori. Per riuscirci dobbiamo inserirci in un quadro nazionale che consenta agli autonomisti e ai rappresentanti autentici dei territori di arrivare in Parlamento”, sottolinea.

La sfida contro gli equilibri romani: “Non vendo la mia storia”

Nel suo intervento De Luca ha insistito sul tema dell’identità politica e della distanza dai meccanismi tradizionali dei partiti. “Centrodestra o centrosinistra? Non abbiamo pregiudiziali ideologiche. Ci interessa il quadro che ci consentirà di raggiungere i nostri obiettivi senza rinunciare alla nostra identità e alla battaglia contro l’ascarismo politico. Io non vendo la mia storia per entrare da ostaggio nei meccanismi che ho sempre combattuto. Posso sedermi a quei tavoli soltanto mantenendo la mia autonomia”. Il leader di Sud chiama Nord ha poi spiegato anche il motivo per cui, a suo dire, viene considerato poco prevedibile dagli ambienti politici nazionali. “Ed è proprio per questo che in alcuni ambienti romani Cateno De Luca viene considerato “inaffidabile”: perché nessuno è nelle condizioni di garantirne il controllo. Se essere inaffidabile significa non vendere la propria storia e non farsi dettare la linea dai salotti romani, allora rivendico questa inaffidabilità”, spiega De Luca.

La vicenda politica di Messina e l’accusa di “intimidazione politica”

Durante la conferenza stampa De Luca ha affrontato anche la recente vicenda che ha interessato il contesto politico messinese, sostenendo che non avrebbe modificato il percorso del movimento. “Quanto alla vicenda di Messina, non cambierà lo scenario politico determinato dalle urne. Considero quello che è accaduto un’azione di disturbo che aveva l’obiettivo di rallentare il nostro lavoro e la crescita del progetto. Non ci sono riusciti: abbiamo continuato a rispettare le tappe che avevamo fissato e continueremo ad andare avanti”. Il leader politico ha confermato inoltre quanto già dichiarato nei giorni precedenti.

“Ho parlato di intimidazione politica e confermo quelle parole. Sappiamo anche da dove proviene, ma in questo momento non posso ancora dirlo. Mi auguro che tra qualche settimana possa mostrare, slide alla mano, alcuni passaggi che consentiranno di comprendere meglio quello che è accaduto“. Secondo De Luca, alla base delle pressioni vi sarebbe la crescita di un progetto non facilmente controllabile. “C’è una forte paura per la crescita di questo progetto, proprio perché non è controllabile”, conclude.