Da Gambarie un appello al mondo della cultura: “unitevi a noi, basta guerre”

Dalla quarta edizione del Concorso nazionale di poesia per la pace, alla presenza del cardinale Mimmo Battaglia, parte dall’Aspromonte una chiamata a poeti, scrittori, artisti, giornalisti e intellettuali affinché si uniscano in una voce comune contro ogni conflitto

Un appello affinché il mondo della cultura superi le singole prese di posizione e riesca a esprimere una voce comune, forte e autorevole contro le guerre. È il messaggio che continua a risuonare a pochi giorni dalla Giornata della Pace di Gambarie d’Aspromonte, dove la quarta edizione del Concorso nazionale di poesia per la pace ha riunito circa cento poeti davanti a un pubblico numerosissimo. L’iniziativa ha voluto rappresentare non soltanto una manifestazione culturale, ma una scelta a favore della vita, della dignità dell’uomo e del dialogo, contrapponendosi alla logica della guerra.

Tra le presenze più significative della giornata quella di S.E. il Cardinale di Napoli, don Mimmo Battaglia, ospite d’onore dell’evento. Nel corso del suo intervento, il Cardinale ha rivolto idealmente un messaggio ai potenti della terra e a quanti hanno nelle proprie mani il destino di milioni di persone, richiamandoli alla necessità di fermarsi, ascoltare e scegliere la strada della pace prima che l’umanità venga travolta da una spirale di violenza sempre più drammatica.

Da Gambarie la domanda alla cultura: “Dov’è la sua voce davanti alle guerre?”

Il messaggio del Cardinale si è inserito in una manifestazione nata dalla poesia, considerata una delle espressioni più alte della cultura e della sensibilità umana. In questo contesto si colloca anche l’intervento del coordinatore del concorso, lo scrittore Giovanni Suraci, insieme agli altri componenti della giuria, composta dal presidente Padre Giuseppe Sinopoli, dal presidente onorario Francesco Malara e da Pina De Felice, Alfredo Iatì, Sandra Di Camillo, Samantha De Martin, Marina Neri, Daniela Scuncia, Francesco Tassone, Mario Taverriti, Orsola Toscano, Ilda Tripodi e Alfredo Vadalà.

Suraci ha rivolto al Cardinale un ringraziamento non soltanto formale per la sua presenza, ponendo al tempo stesso una questione destinata ad andare oltre i confini dell’Aspromonte: “Dov’è la voce della cultura davanti alle guerre che insanguinano il mondo?” L’appello riconosce che esistono scrittori, poeti, artisti, intellettuali e uomini di cultura che hanno preso posizione con coraggio, ma sottolinea come troppo spesso queste voci rimangano isolate e come manchi una posizione collettiva capace di affermare senza ambiguità che la guerra non può essere considerata una risposta normale ai problemi dell’umanità.

Il messaggio maturato a Gambarie insiste proprio sul ruolo preventivo della cultura, chiamata non soltanto a raccontare le conseguenze dei conflitti, le macerie, i morti, i bambini colpiti, i feriti e il dolore dei sopravvissuti, ma a intervenire prima che la violenza esploda. “La cultura deve parlare prima. Deve alzare la voce prima. Deve educare alla pace prima.” La poesia, la letteratura, la musica, il teatro, l’arte e il pensiero vengono così richiamati alla responsabilità di difendere ciò che rende l’uomo umano e di non restare neutrali davanti alla sofferenza.

L’appello: una voce comune contro tutte le guerre

Da Gambarie parte quindi una chiamata rivolta all’intero mondo culturale affinché sappia riconoscersi in una voce condivisa e dire no alle guerre, senza trasformare questo messaggio in una scelta di schieramento politico o nell’adesione a una bandiera contro un’altra. L’iniziativa non intende negare la complessità della storia o le ragioni, spesso dolorose, che accompagnano i conflitti, ma ribadire un principio considerato essenziale: “nessuna ragione può trasformare la morte di esseri umani in una soluzione accettabile.”

La Giornata della Pace di Gambarie guarda inoltre con attenzione e rispetto all’impegno della Chiesa cristiana e dei suoi Pastori, a partire dal Papa, che quotidianamente richiamano alla necessità di fermare le guerre, proteggere i più deboli, costruire ponti anziché muri e restituire alla diplomazia e al dialogo un ruolo centrale. Un messaggio che, secondo l’appello partito dall’Aspromonte, anche la cultura dovrebbe raccogliere e amplificare, trasformando le tante voci individuali in una grande voce collettiva.

L’Aspromonte come simbolo di una mobilitazione per la pace

Proprio l’Aspromonte, terra che ha conosciuto divisioni, sofferenze e contraddizioni, viene indicato come luogo simbolico dal quale lanciare un messaggio capace di superare i confini della Calabria. La pinetina di Gambarie, teatro della manifestazione, può diventare idealmente il punto di partenza di una chiamata a raccolta rivolta a poeti, scrittori, artisti, insegnanti, giornalisti, studiosi, uomini e donne di cultura, associazioni e a tutti coloro che credono nella dignità della persona.

La parola intorno alla quale costruire questa mobilitazione è PACE. La poesia può rappresentarne il primo verso, la cultura la voce e la coscienza di ciascuno la responsabilità. Da una montagna dell’Aspromonte, secondo il messaggio lanciato nel corso della manifestazione, può così partire un invito destinato a raggiungere il mondo: “No alle guerre. No alla rassegnazione. No al silenzio.” A questi rifiuti si contrappongono il sì al dialogo, alla vita e alla dignità di ogni essere umano, nella convinzione che la pace non possa rimanere soltanto il tema di una giornata, ma debba trasformarsi in una scelta quotidiana.

L’obiettivo è fare in modo che il grido dei poeti riuniti a Gambarie non rimanga confinato a un momento emozionante della manifestazione, ma possa diventare l’inizio di un più ampio movimento di coscienze. Il messaggio conclusivo rivolto al mondo culturale è netto: “Dall’Aspromonte, dunque, un invito alla cultura: unitevi a noi. Parlate. Fate sentire la vostra voce. E diciamo, tutti insieme, senza esitazioni: basta guerre.”