Crollo a Messina, sentito l’ultimo indagato: D’Alì risponde ai magistrati

L’imprenditore edile, ultimo dei tre indagati a essere ascoltato, ha risposto alle domande delle magistrate che coordinano l’inchiesta sul crollo. Il legale: "la sua attività non è collegabile a quanto è successo"

Pasquale D’Alì, uno dei tre indagati nell’inchiesta della Procura di Messina sulla tragedia di Pistunina, è stato ascoltato questa mattina dalle magistrate che coordinano le indagini, le sostitute procuratrici Anita Siliotti e Antonietta Ardizzone. L’interrogatorio rappresenta un nuovo passaggio nell’attività investigativa avviata per ricostruire quanto accaduto all’interno della palazzina di via Bonino, nei momenti precedenti al cedimento della struttura. L’imprenditore edile, accompagnato dal suo avvocato Antonello Scordo, era l’ultimo dei tre indagati a dover essere sentito dagli inquirenti. La sua audizione era stata rinviata perché, dopo il crollo, D’Alì era rimasto ricoverato al Policlinico di Messina a causa delle ferite riportate. Secondo quanto riferito dal suo legale al termine dell’interrogatorio, l’imprenditore ha risposto a tutte le domande formulate dalle magistrate. Le sue dichiarazioni potrebbero contribuire a fornire ulteriori elementi utili alla ricostruzione della dinamica del crollo e delle attività che si stavano svolgendo nell’edificio poco prima del collasso.

L’interrogatorio davanti alle magistrate della Procura di Messina

L’audizione di Pasquale D’Alì si inserisce nel quadro degli accertamenti coordinati dalla Procura di Messina sulla tragedia avvenuta a Pistunina. L’obiettivo degli investigatori è chiarire quali attività fossero in corso all’interno dell’immobile e quale fosse il ruolo delle diverse persone presenti nella palazzina prima del cedimento. Al termine dell’interrogatorio, l’avvocato Antonello Scordo ha mantenuto il massimo riserbo sui contenuti dell’audizione, sottolineando tuttavia che il proprio assistito ha fornito risposte a tutte le domande. “Ci sono indagini in corso e abbiamo già detto abbastanza – ha spiegato l’avvocato Scordo uscendo dalla caserma – L’attività del mio assistito era veramente all’inizio e, a mio modo di vedere, non è collegabile a quanto è successo”.

Il ruolo di Pasquale D’Alì nella palazzina di via Bonino

Uno dei punti centrali dell’interrogatorio riguarda la presenza dell’imprenditore e degli operai all’interno della palazzina di via Bonino. L’avvocato Scordo ha precisato che D’Alì non avrebbe ancora avviato veri e propri lavori edili, ma si sarebbe trovato nell’immobile per effettuare un sopralluogo e verificare lo stato di alcuni pilastri. “C’erano operai, ma non erano operai del mio cliente. Lui era lì per un sopralluogo e per verificare le condizioni di alcuni pilastri che presentavano delle crepe. Parlare di lavori per quanto riguarda il mio assistito non è esatto: erano attività propedeutiche a un eventuale inizio dei lavori”.

D’Alì lascia la caserma: “ho sentito solo scappare”

L’imprenditore ha lasciato la caserma intorno alle 14. Appariva visibilmente provato e ha pronunciato soltanto poche parole, tornando con il racconto ai momenti drammatici vissuti poco prima del collasso della struttura. “Sono stato lì mezz’ora soltanto. Cosa ho sentito? Ho sentito solo scappare”. La dichiarazione di D’Alì offre un’immagine concisa dei momenti immediatamente precedenti al cedimento. L’imprenditore ha sostenuto di essere rimasto nell’edificio per circa mezz’ora e di aver percepito soltanto il movimento delle persone in fuga. Il suo racconto, insieme alle risposte fornite durante l’interrogatorio, entrerà adesso nel complesso degli elementi raccolti dalla Procura di Messina. Le sostitute procuratrici Anita Siliotti e Antonietta Ardizzone proseguiranno gli accertamenti per chiarire la dinamica della tragedia di Pistunina, la natura delle attività in corso e le eventuali responsabilità connesse al crollo della palazzina.