La vicenda legata al fallimento della Sogas, la società che gestiva l’aeroporto di Reggio Calabria oltre dieci anni fa, entra nel vivo davanti alla giustizia civile. La sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Catanzaro è stata chiamata a decidere su un maxirisarcimento da 13 milioni e 194 mila euro. Il collegio giudicante, presieduto da Adele Ferraro insieme ai giudici Song Damiani e Chiara Beatrice nel ruolo di relatrice, sta esaminando le presunte irregolarità commesse prima del tracollo. Il procedimento civile, registrato con il numero 3627 del ruolo generale 2018, nasce dall’azione di responsabilità attivata ai sensi dell’articolo 146 della legge fallimentare. Questa norma permette di concentrare in una sola causa le richieste di danno avanzate sia dalla società che dai suoi creditori. L’iniziativa è stata promossa dai curatori fallimentari Antonio Caiafa, Maria Martino e Pasquale Pilla, autorizzati dal giudice delegato Claudia Venturini con un provvedimento del 29 gennaio 2018 e assistiti in aula dall’avvocato Donato Patera.
Manager, sindaci e assicurazioni: ecco tutte le persone coinvolte
La richiesta di risarcimento presentata dalla curatela fallimentare punta il dito contro un numero molto ampio di ex amministratori e membri del collegio sindacale. Tra i citati in giudizio compaiono Domenico Bagnato, Michele Bisignano, Antonio Barrile, Carlo Alberto Porcino, Giuseppina Maria Zagarella, Giorgio Chiaula, Vincenzo Calarco, Domenico Pensabene, Mauro Antonelli e Anna Pitolli (questi ultimi in qualità di eredi di Renato Antonelli), Fabio Solano, Giancarlo Filocamo, Aurora Parente (quale erede di Antonio Parente), Domenico Berti, Giuseppe Basile, Attilio Battaglia, Antonio Massimiliano Miceli, Tommaso Cotronei, Luca Maio, Domenica Catalfamo e Maria Elena Mancuso Severini. Per tutelarsi dalle richieste economiche, molti degli ex vertici hanno chiamato in causa le proprie compagnie di assicurazione per attivare le relative polizze di responsabilità professionale. Le società assicurative trascinate nella causa civile sono Tua Assicurazioni Spa, UnipolSai Spa, AIG Europe SA, Lloyd’s Insurance Company SA e gli Assicuratori dei Lloyd’s.
La parabola societaria: dalle prime perdite fino alla sentenza di fallimento
La storia della società inizia nel 1986, anno in cui la Sogas prese in carico la gestione dell’aeroporto Tito Minniti sulla base di una concessione parziale e provvisoria. La situazione economica ha iniziato a precipitare a partire dal 2009, quando i bilanci societari hanno registrato perdite sempre più pesanti, portando l’azienda in un profondo dissesto finanziario. Per cercare di arginare il disastro, il 20 settembre 2016 la società ha deliberato lo scioglimento e l’avvio della liquidazione volontaria. Il tentativo si è rivelato inutile: il 24 ottobre 2016 il Tribunale di Reggio Calabria, con la sentenza numero 16, ha dichiarato ufficialmente il fallimento Sogas. Nel frattempo, per evitare l’interruzione dei voli e garantire la continuità dello scalo, la gestione dell’Aeroporto dello Stretto è stata successivamente affidata a un nuovo operatore.
Le accuse di mala gestio: cosa c’era davvero dietro i conti in rosso
Secondo la ricostruzione presentata dalla procedura concorsuale, il dissesto non sarebbe stato provocato soltanto dalle difficoltà del mercato aereo, ma da una precisa cattiva gestione amministrativa. Al centro delle contestazioni c’è una presunta alterazione dei dati contabili per nascondere la vera crisi aziendale. Gli ex amministratori avrebbero evitato di svalutare i crediti inesigibili, come quelli vantati verso la compagnia Alpi Eagles, fallita già nel 2011. Vengono contestate anche irregolarità nella contabilizzazione del fondo servizi antincendio e il mantenimento in bilancio di voci non corrispondenti alla realtà. Questo meccanismo avrebbe permesso di rinviare gli interventi obbligatori previsti dagli articoli 2446 e 2447 del codice civile, che impongono di ricapitalizzare o mettere in liquidazione la società quando si verificano perdite gravi. Tra gli episodi specifici compaiono l’emissione di una fattura da oltre un milione di euro al Ministero dell’Interno ritenuta priva di giustificazione, il mancato versamento di imposte e contributi con oltre 720 mila euro di sanzioni e interessi, una gestione del personale sovradimensionata con un danno stimato in circa 2 milioni di euro, e la mancata acquisizione della concessione definitiva Enac, che ha impedito di far crescere i ricavi.
La posizione dei controllori e il nodo della giurisdizione
L’azione giudiziaria colpisce duramente anche i componenti del collegio sindacale, accusati di non aver svolto le dovute attività di controllo. Secondo la curatela, i sindaci avrebbero violato gli articoli 2406 e 2407 del codice civile, limitandosi a verifiche formali senza bloccare il peggioramento dei conti. In particolare, viene rimproverata la mancata attivazione dell’articolo 2409 del codice civile, che avrebbe permesso di denunciare subito al Tribunale le gravi irregolarità di gestione. Tutti gli ex vertici e sindaci si sono difesi respingendo ogni accusa e chiedendo il rigetto della causa. Le compagnie di assicurazione hanno invece sollevato eccezioni basandosi sulle clausole claims made, che limitano la copertura ai soli risarcimenti richiesti durante il periodo di validità del contratto. La difesa degli ex amministratori aveva anche tentato di spostare il processo davanti alla Corte dei Conti, sostenendo che la Sogas fosse una società pubblica. Il Tribunale delle Imprese di Catanzaro ha però respinto questa impostazione, confermando la piena competenza del giudice ordinario: pur avendo soci pubblici, la Sogas resta una società per azioni con autonomia privata, e le cause a tutela del patrimonio aziendale devono essere decise dalla magistratura ordinaria.
