“Il caso Perrotta merita di essere letto anche dal punto di vista criminologico: occorre comprendere come un conflitto possa trasformarsi, in pochi istanti, in una violenza apparentemente sproporzionata rispetto alla sua origine”. È quanto afferma Aldo Di Giacomo, criminologo ed esperto di fenomeni criminali, intervenendo sulla morte di Antonio Perrotta, il 34enne di Fuscaldo deceduto dopo il violento pestaggio avvenuto all’esterno di un locale di Sangineto, nel Cosentino. Nelle ultime ore la Procura della Repubblica di Paola ha disposto il fermo di due persone nell’ambito delle indagini. Responsabilità individuali, ruoli e dinamica completa dell’aggressione dovranno naturalmente essere definiti dall’autorità giudiziaria. “Il dato criminologicamente più inquietante – osserva Di Giacomo – non è soltanto la violenza in sé, ma la rapidità con cui, secondo quanto sinora ricostruito, una situazione conflittuale sarebbe precipitata sino a produrre conseguenze irreversibili. È questa sproporzione che deve interrogarci”.
Secondo Di Giacomo, in episodi di questo genere è necessario approfondire anche la possibile dinamica del gruppo. “Quando più persone partecipano a una situazione violenta può verificarsi un meccanismo pericoloso: la responsabilità individuale può essere percepita come meno diretta, aumenta il senso di forza derivante dal gruppo e possono abbassarsi quei freni che, individualmente, avrebbero potuto impedire di superare determinati limiti. Non significa naturalmente affermare che questo sia necessariamente ciò che è accaduto a Sangineto: saranno le indagini a stabilirlo. Ma è uno degli aspetti che meritano attenzione”. Per Di Giacomo è importante non fermarsi neppure al motivo iniziale dello scontro. “Nei fatti di violenza estrema il movente apparente non sempre è sufficiente a spiegare la gravità dell’azione. Una discussione, un contrasto o un episodio apparentemente marginale possono rappresentare soltanto l’innesco. Il vero interrogativo criminologico riguarda ciò che accade dopo: quali meccanismi consentono alla violenza di crescere fino a perdere qualsiasi proporzione con la causa che l’ha originata”. “Quanto accaduto – conclude Di Giacomo – deve spingere a riflettere su forme di violenza capaci di esplodere improvvisamente e raggiungere livelli estremi. Comprendere i meccanismi che trasformano un conflitto in aggressione incontrollata non significa giustificare chi commette violenza: significa studiare il fenomeno per riconoscerlo e prevenirlo”.
