“Gli ultimi studi che ho effettuato sui Bronzi di Riace riguardano un frammento di marmo pentelico, delle dimensioni 18 cm x 28 cm x 12,5 cm di spessore, rinvenuto nell’Acropoli di Atene nel 1888, catalogo EM 6258IG I³ 884, in esposizione presso il Museo Epigrafico della stessa città. Il reperto contiene l’iscrizione originale in caratteri greci del V secolo a.C. ricostruita dagli epigrafisti: ΠΕ]ΡΙΚΛΕΟΣ (di Pericle) ΚΡΕΣΙΛΑΣ ΕΠΟ[ΙΕΣΕ (Kresilas fece) e rappresenta una parte del basamento sul quale era collocata la statua di Pericle realizzata da Kresilas nel 430/420 a.C. circa, citata da Plinio il Vecchio (77 d.C.), da Plutarco (120 a.C.) e da Pausania (177 d.C.)”. E’ questa l’ultima ipotesi del Professore Riccardo Partinico sui Bronzi di Riace.
“Gli esperti hanno stimato che l’intero basamento di forma quasi quadrata, tipica dei monumenti votivi di epoca classica, misurava circa 85 cm x 80 cm x 31 di spessore, equiparandolo al basamento completo originale, reperto IG I³ 883, che sosteneva la statua del Generale Stratego Diitrephe, commissionata dal figlio Ermolico a Kresilas. Considerando la proporzione della superficie d’appoggio e i canoni scultorei dell’arte greca del V secolo a.C. (come il Canone di Policleto, a cui lo scultore Kresilas si ispirava), gli studiosi hanno dedotto che la statua posizionata sul basamento era alta circa 2 metri e aveva una gamba portante con l’altra avanzata e semipiegata. Se l’opera corrisponde effettivamente al perduto ritratto bronzeo di Pericle citato da Plinio il Vecchio, la statua lo raffigurava in piedi, con l’armatura degli Opliti e il caratteristico elmo corinzio sollevato sulla fronte”.
“Questi dati archeologici, associati ai dati scientifici effettuati dal CEDAD di Unisalento e dall’Istituto Centrale per il Restauro, agli studi anatomici che ho svolto sulla “Statua B” e alle fonti letterarie tramandate da Cratino, Tucidide e Plutarco, consentono di ipotizzare che la statua di PERICLE descritta da Pausania nel II sec. d.C., collocata sul basamento con la firma di Kresilas nella Cittadella di Atene e andata perduta, per una serie di eventi fortuiti e sconosciuti, potrebbe essere proprio la “Statua B” ritrovata il 16 agosto 1972 a Riace, catalogata “reperto n°12801” e custodita nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria”.
“DATI OGGETTIVI:
- La “Statua B” non può raffigurare un personaggio mitologico quale Eteocle, Polinice, Anfiarao, Eumolpo o altri perché le particolarità anatomiche, la fisionomia del viso e i dismorfismi scheletrici sono caratteristici di un uomo “in carne e ossa”:
- La “Statua B” non può rappresentare una scena artistica collegata alla “Statua A” perché l’opera è stata realizzata almeno trent’anni dopo, precisamente nel 430/420 a.C. in stle Classico, nel periodo di massimo splendore e maturità dello scultore Kresilas;
- La kynè del Comandante sul capo, l’elmo, lo scudo e la lancia nella mano destra permettono di dedurre che la “Statua B” raffigura uno Stratego munito delle armi degli opliti e nella classica posizione di “riposo” dei militari.
- Pericle, militare e stratego, morì ad Atene nel 429 a.C. dopo quasi trent’anni di governo che trasformarono la città distrutta dai persiani nella capitale mondiale della cultura, dell’arte e della filosofia. Quel periodo storico è ancora conosciuto come “l’età di Pericle”;
- la terra estratta dall’interno della statua è caratteristica della Grecia, ricca di cromo, con matrice argillosa fine, pochi quarzi e proviene dall’Attica nel circondario di Atene;
- la galena per realizzare il piombo dei quattro tenoni che trattenevano la statua sul basamento proviene dalle miniere di Laurion a 40 km da Atene;
- le dimensioni del basamento ricostruito dagli Archeologi ateniesi è di forma quasi quadrata, 85 cm x 80 cm e 31 cm di spessore, permettono di collocare perfettamente al centro la “Statua B”, alta circa 2 metri, con i piedi che occupano una superficie totale di 40 cm sul piano laterale e 50 cm sul piano frontale;
- L’arcata sopraccigliare, gli zigomi, il naso, le labbra, il biotipo facciale e il cranio della “Statua B” sono identici per fisionomia a quelli del volto del busto di Pericle ritrovato nel 1779 a Tivoli, custodito nei Musei Vaticani, ritenuto dagli Archeologi di tutto il mondo la copia della statua di Pericle realizzata da Kresilas intorno al 430 a.C”.
“LA STATUA DI PERICLE
L’Acropoli di Atene era ritenuta luogo sacro e inviolabile della polis e l’onore di una statua pubblica era riservato esclusivamente alle divinità, ai generali, agli strateghi o ai cittadini maschi illustri. Centinaia di statue di bronzo e altre crisoelefantine erano state realizzate e collocate nel complesso monumentale di templi e negli storici edifici religiosi. Plinio il Vecchio, avvalendosi delle fonti letterarie tramandate da Senocrate di Sicione e di Antigono di Caristo, scrive dell’esistenza della statua di Pericle (realizzata da Cresila) nel Libro XXXIV della sua Naturalis Historia (77 d.C.) la definisce “Olympium Periclen” (Pericle l’Olimpico). Con queste parole, Plinio vuole sottolineare il miracolo stilistico compiuto dallo scultore Cresila: la statua in bronzo era così solenne, maestosa e priva di passioni terrene da rappresentare visivamente l’essenza stessa di un dio dell’Olimpo”.
“Plutarco in Vite parallele (120 d.C.) scrive della vita di Pericle e della sua statua realizzata con l’elmo corinzio per nascondere la testa a forma di “cipolla marina”. “Egli era perfetto in ogni parte del corpo, ma aveva la testa oblunga e sproporzionata. È per questo che quasi tutti gli scultori l’hanno raffigurato con l’elmo, non volendo, com’è naturale, metterlo in mostra con un simile difetto”. Nel 177 d.C. lo scrittore Pausania scrive nella sua opera Periegesi della Grecia: “Nella cittadella di Atene sta Pericle, figlio di Santippo, e Santippo stesso, che combatte in mare contro i Medi a Micale. La statua di Pericle è dall’altra parte. Vicino a quella di Santippo sta Anacreonte Teio…” Libro 1, cap. 25 – pag. 64. La statua di Pericle è isolata e distante circa dieci metri da quella di suo padre Santippo, del Pacraziasta Ermolico, eroico oplita nella Battaglia di Micale e di Anacreonte Teio scrittore e amico fraterno di Santippo”.
“IL RITROVAMENTO DEL BUSTO DI PERICLE A TIVOLI
L’archeologo Domenico De Angelis durante una campagna di scavi archeologici svolti a Tivoli, nella cosiddetta Villa di Cassio, ritrovò numerosi reperti tra cui un busto di marmo raffigurante Pericle, realizzato nel II sec. d.C., con la scritta in greco “Pericle, figlio di Santippo”. L’opera fu immediatamente acquisita da Papa Pio VI e oggi è custodita nei Musei Vaticani con inventario n° 269, esposizione n°44 Sala delle Muse. Gli Archeologi hanno riconosciuto universalmente che questo volto raffigura Pericle ed è la copia del volto della statua in bronzo a figura intera realizzata da Cresila e citata da Pausania. La scoperta del vero volto di Pericle generò un tale clamore culturale nel mondo neoclassico dell’epoca da ispirare direttamente il celebre poeta italiano Vincenzo Monti a comporre la famosa ode intitolata “Prosopopea di Pericle” per celebrare l’evento e lodare la politica culturale del Papa”.
“IL COMANDANTE MILITARE E POLITICO DEGLI ATENIESI
La “Statua B” raffigura un Oplita d’alto rango militare, in nudità eroica dopo la sua morte ed esposta in Grecia. A confermare tale ipotesi sono alcuni dati di fatto incontrovertibili: le armi in dotazione agli Opliti andate perdute (elmo, scudo e lancia), la Kyné (cuffia di cuoio calzata sul capo dal Comandante militare) e la provenienza del piombo utilizzato per realizzare i quattro tenoni che servivano ad ancorare la statua al basamento, in particolare un componente minerale inorganico (la galena), estratto dalle miniere di Laurion a 40 km da Atene (dato scientifico accertato dall’Istituto Centrale per il Restauro del Ministero Beni Culturali). Il CEDAD (CEntro di Fisica applicata, DAtazione e Diagnostica) di Unisalento, diretto dal prof. Lucio Calcagnile, nell’anno 2009 ha datato con il radiocarbonio i materiali organici rinvenuti all’interno della “Statua B” collocandoli al 430/420 a.C. anni immediatamente successivi alla morte di Pericle e coincidenti con il periodo di realizzazione della statua descritta da Pausania”.
“Una fonte letteraria risalente a metà del V sec. a.C. tratto da “Le donne di Tracia” una delle Tragedie di Cratino, precisamente il frammento 71 K – A, risulta determinante per formulare questa tesi, nel testo è tramandata una particolarità anatomica unica nel suo genere: Pericle era soprannominato ironicamente da Cratino e da altri Commediografi del suo tempo “Schinocefalo” o “Testa di cipolla marina” per avere il cranio esageratamente allungato in senso antero/posteriore. Plutarco, qualche secolo dopo, scrive che “quando Pericle nacque era un bambino con un bel corpo, ma con il capo un pò lunghetto e che le statue di Pericle dovevano essere realizzate con l’elmo sul capo per nascondere quel difetto”.
“ANATOMIA ARCHEOSTATUARIA DEL CRANIO DELLA “STATUA B”
Il cranio della “Statua B” è allungato esageratamente in senso antero/posteriore ed è di tipo dolicocefalo. L’osservazione macroscopica condotta sulle ossa facciali ha permesso di rilevare che l’appiattimento e l’inclinazione dell’osso frontale inizia nel primo terzo prossimale. si congiunge naturalmente con le due ossa parietali, destro e sinistro, e conclude la sua composizione saldandosi all’osso occipitale. La parte posteriore della testa non rappresenta, come erroneamente ipotizzato da altri studiosi “una porzione aggiunta modellata dall’artista per far calzare l’elmo”, ma è proprio la testa di un uomo con la sua particolare forma allungata, coperta dalla kynè in dotazione esclusivamente a un Comandante militare. La verticalizzazione delle vertebre cervicali è la compensazione posturale dovuta proprio alla forma particolare della testa”.
“LO STATISTA PERICLE
Nel V sec. a.C. la Grecia ebbe un uomo di eccellenti capacità militari e politiche che, dopo le guerre contro i Persiani (Maratona, Termopoli, Salamina, Platea, Micale), governò Atene dal 461 a.C. al 429 a.C. anno della sua morte. Il suo nome è Pericle, figlio di Santippo e di Agariste, Generale e Stratego dell’esercito ateniese, Statista e promotore delle riforme democratiche fondate su l’isonomia (l’uguaglianza di tutti davanti alla legge) e l’isegoria (il diritto di ogni cittadino di prendere la parola in assemblea). Nell’anno 448 a.C. Pericle reclutò i migliori architetti ateniesi: Fidia, Ictino e Callicrate per ricostuire l’Acropoli di Atene e il Partenone distrutti dai Persiani nel 480 a.C. utilizzando i fondi della Lega di Delo. Negli anni successivi Pericle commissionò allo stesso Fidia le statue crisoelefantine della dea Athena e di Zeus e altre statue che risultano realizzate in quell’epoca da Mirone, da Policleto e da Cresila. Pericle sviluppò l’arte, la filosofia e la letteratura avvalendosi delle figure più importanti della cultura greca antica: Anassagora, Socrate, Erodoto, Platone, Protagora, Aristofane, Senofonte e il giovane Tucidide”.
“La visione politica di Pericle è tramandata nel suo celebre Epitafio enunciato nel 431 a.C., trascritto da Tucidide nell’opera “Storia della guerra del Peloponneso”, in cui lo Statista descrisse Atene come la “scuola dell’Ellade” e affermò con parole che ancora echeggiano nel Kerameikos dopo duemila e cinquecento anni: “Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia”… Prima di morire durante la pestilenza che colpì Atene nel 429 a.C., disteso sul letto con accanto parenti e amici, disse la sua ultima frase politica: “Non ricordatemi per le vittorie in battaglia, ma perchè nessun Ateniese, per colpa mia, ha dovuto indossare un mantello nero’”.
