“Mentre la Calabria boccheggia ormai da mesi a causa della più devastante e perdurante ondata di caldo mai registrata, quando gli incendi continuano a incenerire molti boschi e le campagne sono arse da un periodo lunghissimo di siccità tale da danneggiare le colture, la Regione Calabria non ha esitato un attimo pur di compiacere i cacciatori, aprendo anticipatamente la caccia”. È quanto afferma il WWF Calabria in una nota nella quale critica il calendario venatorio regionale e la decisione di anticipare l’avvio della stagione rispetto a quanto previsto dalla legge nazionale. “Nonostante gli appelli del WWF, di tutte le associazioni ambientaliste e del mondo scientifico a rimandare a ottobre l’apertura della stagione venatoria, la Regione ha emanato un calendario venatorio che prevede addirittura un anticipo di quasi venti giorni rispetto a quanto indicato dalla legge statale n.157 del 1992 all’articolo 18, vale a dire la terza domenica di settembre, dopodiché si andrà avanti per cinque mesi, fino al 31 gennaio del 2027, tutti i santi giorni, tranne martedì e venerdì, da prima dell’alba e fino al tramonto”.
Secondo il WWF, la scelta della Regione arriverebbe in un momento particolarmente delicato per gli ecosistemi calabresi, segnati dagli effetti della lunga fase di caldo intenso, dalla riduzione degli habitat provocata dagli incendi e dalla scarsità di acqua. “Cioè, anziché impedire un ulteriore accanimento contro le specie animali già provate dal caldo eccezionale per intensità e durata, dalla riduzione degli habitat a causa degli incendi e dalla mancanza di acqua, in un periodo delicatissimo come quello che stiamo attraversando, la Calabria ne autorizza l’uccisione, in contrasto con i più elementari principi di tutela della fauna selvatica e con la stessa normativa vigente”.
Il WWF contesta inoltre l’assenza, secondo l’associazione, di un adeguato piano faunistico venatorio aggiornato e richiama il tema della tutela durante il periodo della nidificazione e della dipendenza dei piccoli. “Innanzitutto viene autorizzata la caccia in anticipo pur in assenza di un “adeguato piano faunistico venatorio” previsto dalla legge, sfruttando la carta straccia di un piano faunistico datato 2003 (e rinnovato per decreto) e, come se non bastasse, la Regione non ha tenuto conto neppure del divieto sancito dall’art. 18 comma 1 bis, lettera b) della legge, relativamente al periodo della nidificazione e della dipendenza dei piccoli”.
Il caso del Colombaccio e la sospensione del Tar
Nel mirino del WWF c’è in particolare l’apertura anticipata alla caccia del Colombaccio, specie per la quale l’associazione richiama la presenza di piccoli ancora nei nidi in alcune aree del territorio. “In questo periodo infatti molti Colombacci, di cui è prevista l’apertura ai primi di settembre, hanno ancora i piccoli nel nido, per come testimoniato dalle foto di pulli recuperati dai volontari WWF e dalle pubblicazioni scientifiche, con l’ovvia conclusione che l’abbattimento degli adulti, comporta la morte per fame dei pulcini nel nido”. Il WWF ricorda inoltre che il TAR avrebbe già sospeso la preapertura prevista per il 2 settembre e che una nuova pronuncia sarebbe attesa nella stessa giornata sulle altre date contestate. “Non a caso il TAR ha già sospeso la preapertura del giorno 2 e si pronuncerà in quella stessa giornata sulle altre date”.
Secondo l’associazione, anche l’apertura anticipata “solo” per alcune specie potrebbe creare conseguenze più ampie, soprattutto in relazione alla difficoltà di controllo del territorio e alla vigilanza venatoria. “L’apertura anticipata “solo” a Gazza e Cornacchia, oltre che al citato Colombaccio prima dell’apertura generale del 20 settembre, rappresenta comunque un elemento di preoccupazione per altre specie come la quaglia (cacciabile dal 13) e la tortora (non cacciabile) considerata l’assoluta mancanza di vigilanza venatoria e l‘obiettiva impossibilità di controllo del territorio cacciabile”.
La critica alla Regione: “Quale altra catastrofe ecologica deve accadere?”
Il WWF Calabria collega la propria denuncia al quadro ambientale che ha caratterizzato l’estate, sostenendo che la situazione dovrebbe spingere verso una maggiore tutela della fauna selvatica. “Di fronte a una situazione ambientale così allarmante da occupare costantemente le prime pagine dei giornali e tale da minacciare le stesse occupazioni quotidiane degli uomini, ci si domanda quale altra catastrofe ecologica debba accadere per indurre la Regione Calabria a dare prova di una maggiore sensibilità nei confronti della fauna selvatica, invece di condannarla al fuoco delle doppiette dopo quello dell’estate”.
Nella parte finale della nota il WWF critica anche l’intenzione della Regione di chiedere la caccia in deroga per alcune specie attualmente protette, tra cui storno, piccione domestico, tortora dal collare e fringuello. “Ma un’ulteriore e vergognosa prova delle particolari attenzioni verso gli animali selvatici da parte della Regione la si ricava dall’intenzione di chiedere “entro il 30 Aprile p.v.” la caccia in deroga di “piccole quantità” di specie quali lo Storno e, udite udite, persino del Piccione domestico e della Tortora dal collare (proprio quella che frequenta i giardini e le periferie delle nostre città tutto l’anno) e addirittura del Fringuello (20 grammi di penne e piume), tutte specie attualmente protette”.
L’associazione conclude la propria nota chiedendo chiarimenti sulle quantità eventualmente autorizzabili e contestando le modalità di controllo previste. “Si aspetta solo di sapere da ISPRA a quanto ammonteranno queste “piccole quantità” che si possono “prelevare” a suon di fucilate, dopodiché scenderà in campo l’esercito a controllare per campi e boschi che non ne venga impallinato per errore neppure uno in più. Oppure, come per gli incendi, una miriade di droni regionali li conterà direttamente dall’alto dei cieli”.
