La morte di Antonio Perrotta, originario di Fuscaldo e deceduto dopo il pestaggio subito a Sangineto, lascia una moglie e soprattutto quattro bambini in tenera età senza il padre. È su di loro che si concentra l’intervento del sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori e già Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria, che chiede alle istituzioni di costruire immediatamente attorno alla famiglia una rete concreta e duratura di protezione. “Ci sono morti che non possono essere archiviate come semplici fatti di cronaca, e la morte di Antonio Perrotta, originario di Fuscaldo, dopo il pestaggio subito a Sangineto, è una di queste. Perché dietro un uomo che non c’è più ci sono una moglie e, soprattutto, quattro bambini in tenera età ai quali è stato sottratto il padre”, dichiara Marziale.
Il presidente dell’Osservatorio pone al centro delle conseguenze della tragedia proprio il futuro dei figli di Perrotta e il peso dell’assenza con cui dovranno confrontarsi. “Il mio primo pensiero – afferma Marziale – va a quei quattro bambini. Non conoscono, e non devono conoscere, la brutalità degli adulti che ha determinato la tragedia che stanno vivendo. Conosceranno, invece, molto presto l’assenza. Una sedia vuota, una voce che non sentiranno più, una porta che non si aprirà, un padre che non potranno più abbracciare. È questo il vero dramma che deve interrogare le coscienze di quanti vedono nella violenza la risoluzione di qualsivoglia contrarietà”.
Secondo Marziale, infatti, gli effetti di quanto accaduto non si esauriscono con la morte dell’uomo né con la conclusione dell’aggressione. “Quando la violenza arriva a togliere la vita a un uomo – continua il presidente dell’Osservatorio – non finisce nel momento in cui l’aggressione termina. Le sue conseguenze entrano nelle case, nelle scuole, nei pensieri e nel futuro di chi resta. E quei quattro bambini porteranno questa ferita per tutta la vita. Per questo non possiamo limitarci all’indignazione delle prime ore”.
La richiesta alle istituzioni: sostegno concreto e continuativo alla famiglia
Da qui il richiamo rivolto alle istituzioni affinché l’attenzione nei confronti della famiglia non si limiti alle manifestazioni di vicinanza immediatamente successive alla tragedia. “Mi aspetto che attorno a questa famiglia si costruisca immediatamente una rete di protezione. Non parole di circostanza, ma sostegno vero e continuativo. Quei bambini devono poter crescere sapendo che, quando il destino li ha privati del padre, la società non li ha privati anche della propria responsabilità nei loro confronti”.
Per Marziale occorre garantire ai quattro figli di Antonio Perrotta un accompagnamento che riguardi diversi aspetti della loro crescita e che prosegua anche quando l’attenzione pubblica sulla vicenda sarà inevitabilmente diminuita. “Occorre garantire loro sostegno psicologico, attenzione sociale, tutela economica e continuità educativa. E bisogna farlo nel tempo, perché – spiega il sociologo – il dolore di un bambino non segue il calendario della cronaca e proprio quando i riflettori si spegneranno, per loro comincerà il tempo più difficile”.
“Alla giustizia spetta accertare le responsabilità, ma resta il rimorso”
Nel suo intervento Marziale richiama anche il ruolo della giustizia nell’accertamento delle responsabilità per quanto accaduto, soffermandosi però su una conseguenza morale che, a suo giudizio, dovrebbe accompagnare chi ha preso parte alla tragedia. “Alla giustizia – evidenzia ancora il presidente dell’Osservatorio – spetta il compito di accertare le responsabilità e di applicare le pene previste dalla legge. Ma c’è una pena che nessun tribunale può infliggere e che, mi auguro, accompagni per tutta la vita chi ha partecipato a questa tragedia ossia il rimorso di elaborare di avere tolto la vita a un uomo. Il rimorso di avere distrutto una famiglia.
Il rimorso, soprattutto, di avere condannato quattro bambini a crescere senza il proprio padre. Perché una cosa è certa, cioè qualunque sia la pena stabilita dalla legge, non restituirà ridarà ai figli il proprio padre. Ecco perché – conclude Marziale – la vera misura della nostra civiltà non sarà soltanto la capacità di punire chi ha sbagliato, ma quella di proteggere chi, senza avere alcuna colpa, è stato costretto a pagare il prezzo più alto. Antonio Perrotta non tornerà, ma quei quattro bambini – conclude il presidente dell’Osservatorio – sono ancora qui, e sono anche figli nostri. La Calabria li guardi negli occhi e non li abbandoni.”
