Il lupo selvatico non si ferma: la sua sete di sangue travalica ogni limite e l’incubo torna a dilaniare la comunità di Noicattaro. Ieri, intorno alle 23:00, nei pressi del parco adiacente al supermercato Famila, la vorace bestia è tornata ad affondare le sue fauci nella carne di un innocente. Un bambino di appena sei anni è stato azzannato con violenza alle costole dal lupo e trasportato d’urgenza in ospedale, a pochi giorni di distanza dal grave attacco che ha visto coinvolti altri due bambini, una dei quali è finita in terapia intensiva.
Mentre i tentativi di cattura falliscono e le ordinanze comunali di chiusura notturna dei parchi si rivelano meri fronzoli burocratici di fronte al furore del predatore, la creatura continua a cacciare indisturbata. Nonostante l’attivazione di fototrappole, il via libera della Regione e le autorizzazioni dell’ISPRA volte alla sola neutralizzazione incruenta, la sicurezza pubblica rimane del tutto compromessa. Non c’è più spazio per la cautela, né tempo per la clemenza. Un animale che ha sviluppato un’abitudine predatoria nei confronti dell’uomo e che bersaglia sistematicamente i soggetti più vulnerabili non rappresenta più un patrimonio naturale, ma un pericolo letale. Infatti sui social è esploso lo sdegno: un’ondata di cittadini furiosi ne invoca l’abbattimento immediato. Tuttavia, la legge italiana vieta l’uccisione del predatore, prevedendo unicamente la sua cattura farmacologica, la sterilizzazione e la reclusione permanente all’interno di una struttura protetta.
I fatti: più bambini azzannati, un’intera comunità presa in ostaggio dalla paura e spazi pubblici trasformati in territori di caccia. L’inefficacia delle misure: task force, gabbie e divieti d’accesso non fermano l’aggressività. La sola cattura con successivo isolamento è un’illusione inefficiente di fronte all’emergenza. E allora c’è da chiedersi se l’unica soluzione non sia davvero l’abbattimento immediato per neutralizzare in modo definitivo la minaccia, prima che il prossimo attacco si trasformi in un funerale. Esitare ulteriormente significa accettare il rischio di nuove e prevedibili aggressioni. La burocrazia e le tutele faunistiche devono cedere il passo di fronte alla prioritaria salvaguardia della vita umana.
