“A34 anni di distanza dalla strage di via d’Amelio non abbiamo ancora ottenuto giustizia e verità. Anzi, si moltiplicano i depistaggi, anche istituzionali, come quelli portati avanti dalla Commissione nazionale antimafia. Voler separare la strage di via D’Amelio dalle altre stragi, come se fossero slegate e volerne addebitare la causa ad un fantomatico dossier mafia e appalti, che mai avrebbe potuto giustificare l’accelerazione di quella strage e soprattutto la necessità di fare sparire proprio l’agenda rossa, è volere cancellare le tracce dell’eversione nera, che invece è da considerare un filo conduttore”. Lo dice Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, all’ANSA, a pochi giorni del 34esimo anniversario della strage di via D’Amelio a Palermo, il 19 luglio 1992, in cui furono uccisi il magistrato e cinque agenti della polizia di Stato della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
“Ho letto che la premier Meloni è stata a Palermo e che intende portare l’esercito in città per gestire l’ordine pubblico – ha proseguito – Ritengo che sarebbe necessaria la prevenzione piuttosto che la repressione. In città sta accadendo che una cospicua quantità di ergastolani, che non ha mai collaborato con la giustizia, sono stati rimessi in libertà e tornano a gestire i loro clan mafiosi. Piuttosto che togliere le armi ai magistrati, così come si è cercato di fare di recente, bisognerebbe partire con la prevenzione”, ha concluso Borsellino.
