Dal 24 giugno al 1° luglio Attendiamoci ha accolto cinque studenti del Collège des Frères di Gerusalemme, accompagnati dal docente Fadi Deeb, per la prima esperienza di “Estate Terra Santa 2026 – One Bridge, Three Stories”. Una settimana nata intorno alla cucina italiana e diventata occasione di conoscenza reciproca, crescita e costruzione di legami destinati a continuare. Una settimana può sembrare un tempo breve, ma può essere sufficiente per trasformare la distanza in conoscenza, i nomi in volti e un programma di attività in una relazione autentica. È quanto accaduto con “Sapori d’Italia”, la prima delle tre esperienze di accoglienza previste per costruire legami concreti tra Reggio Calabria e la Terra Santa.
L’iniziativa nasce dal cammino di Casa Kerigma e dalle relazioni costruite negli anni con il Patriarcato Latino di Gerusalemme, Pro Terra Sancta e diverse realtà educative della Terra Santa. Relazioni che hanno permesso di trasformare il desiderio di vicinanza in un’esperienza concreta, fatta di formazione, vita condivisa, conoscenza del territorio e amicizia.
Il filo conduttore della settimana è stato la cucina, scelta non soltanto come competenza professionale da approfondire, ma come linguaggio capace di mettere insieme persone, culture e storie differenti. Nei diversi laboratori, i giovani si sono confrontati con tecniche, prodotti e preparazioni della tradizione italiana e calabrese: dalla lavorazione degli impasti all’arte della lievitazione, dallo street food alla preparazione del pesce, fino alla pizza e alle paste di mandorla. Ogni attività ha richiesto attenzione, pazienza e collaborazione, offrendo al tempo stesso occasioni spontanee per fare domande, sorridere, raccontarsi e scoprire il valore del lavoro svolto insieme.
Un ruolo determinante nella costruzione del percorso è stato svolto da APAR, che ha accolto la proposta di Attendiamoci e ha messo a disposizione competenze, professionalità e luoghi di formazione, coinvolgendo anche altre realtà – come ad esempio l’Associazione Provinciale Reggini Chef – nella realizzazione di alcuni momenti laboratoriali. Grazie alla disponibilità dei professionisti intervenuti, i ragazzi hanno potuto vivere attività qualificate, nelle quali la trasmissione delle tecniche si è accompagnata alla passione per il proprio mestiere e all’attenzione educativa verso i giovani. I laboratori sono così diventati spazi nei quali imparare facendo, incontrare il territorio attraverso le persone che vi operano e riconoscere quanto un sapere acquisisca ancora più valore quando viene condiviso con generosità.
Accanto alla formazione gastronomica, il programma ha permesso agli ospiti di conoscere Reggio Calabria e alcuni dei suoi luoghi più rappresentativi. La visita al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e l’incontro con i Bronzi di Riace hanno suscitato emozione e meraviglia; il percorso al Museo del Bergamotto ha raccontato l’identità, il lavoro e le tradizioni legate a uno dei prodotti più preziosi della Calabria. Le passeggiate nel centro storico, il tempo trascorso al mare, la partecipazione alla Santa Messa e i momenti informali hanno completato questa conoscenza, offrendo ai ragazzi non soltanto una visita alla città, ma la possibilità di viverne per alcuni giorni il ritmo quotidiano.
Uno dei passaggi più intensi è stato l’incontro con i giovani universitari di Attendiamoci. Durante la serata, Anton, Tea, George, Ricardo e Augustina si sono presentati e raccontati con sincerità, condividendo aspetti della propria vita, i sogni, le domande sul futuro e il desiderio di continuare a crescere nonostante le difficoltà del tempo presente. I giovani reggini hanno ascoltato, posto domande e condiviso a loro volta esperienze e aspirazioni. La Terra Santa, spesso percepita soltanto attraverso immagini di dolore e conflitto, ha assunto così i volti e le voci di ragazzi con passioni, fragilità e speranze molto vicine a quelle dei loro coetanei italiani.
Particolarmente partecipata è stata anche la serata dedicata alla pizza, preparata insieme ai giovani di Attendiamoci. Impastare, condire, cuocere e servire ha offerto un’occasione immediata di collaborazione, mentre la cena ha riunito attorno alla stessa tavola gli ospiti, i volontari, i professionisti, i rappresentanti istituzionali, i donatori, i sostenitori e gli amici dell’Associazione. La presenza della stampa ha permesso di raccontare anche all’esterno il significato dell’iniziativa: non un semplice corso di cucina né una successione di attività, ma una scelta concreta di accoglienza, sostenuta attraverso il contributo di molte persone e realtà del territorio.
Un elemento essenziale dell’esperienza è stato infatti il suo carattere interamente gratuito. “Sapori d’Italia” è stata realizzata senza finanziamenti pubblici e senza alcun costo a carico dei giovani ospiti. Attendiamoci ha scelto di assumersi direttamente la responsabilità dell’accoglienza, sostenendo vitto, alloggio, trasferimenti, laboratori, visite e attività e affidandosi alla generosità di quanti hanno condiviso tempo, competenze, prodotti, servizi, relazioni o sostegno economico. Non un progetto già coperto da risorse assegnate, dunque, ma un’opera costruita giorno dopo giorno attraverso gratuità, fiducia e corresponsabilità.
In questo percorso un ruolo decisivo è stato svolto dai giovani volontari di Attendiamoci, che si sono messi a servizio degli ospiti per tutta la durata della settimana. Non si sono limitati a garantire un supporto organizzativo, ma hanno condiviso con i ragazz la quotidianità dell’esperienza: gli spostamenti, i pasti, i laboratori, le visite, il mare, le serate e i momenti di riposo. Sono stati compagni di viaggio e punti di riferimento, capaci di superare le differenze linguistiche e culturali attraverso la disponibilità, l’ascolto e la semplicità dei gesti. È soprattutto grazie a questa vicinanza tra giovani che il programma ha smesso di essere soltanto un calendario di attività ed è diventato un’autentica esperienza educativa.
L’ultima giornata è stata dedicata anche alla rilettura del cammino compiuto. Non una valutazione tecnica del corso, ma uno spazio nel quale riconoscere i momenti più significativi, ciò che ciascuno aveva scoperto di sé e degli altri e il valore di una settimana vissuta insieme. La riflessione si è aperta anche al futuro, chiedendo ai ragazzi quali occasioni potessero mantenere vivo il legame una volta tornati a Gerusalemme e quale impegno personale fossero disposti ad assumere perché quanto nato a Reggio Calabria non rimanesse soltanto un ricordo. A sintetizzare il significato dell’esperienza sono state le parole con cui Fadi Deeb ha salutato Attendiamoci: “non è un addio. È soltanto l’inizio di qualcosa di bello che, ne sono certo, continueremo insieme. A Dio piacendo, ci rivedremo a Gerusalemme e spero di tornare ancora in Italia. Avrete sempre un posto speciale nei nostri cuori“.
Un ringraziamento particolare va ad APAR, che ha creduto nel percorso e ne ha sostenuto la dimensione formativa, coinvolgendo anche i professionisti che hanno condiviso gratuitamente competenze, esperienza e passione. La gratitudine di Attendiamoci si estende ai donatori, alle imprese, alle istituzioni, agli amici dell’Associazione e a tutte le persone che hanno aperto spazi, offerto prodotti e servizi, accompagnato gli spostamenti, preparato e servito i pasti o sostenuto i costi dell’accoglienza. Ogni contributo, anche quello apparentemente più piccolo, è stato indispensabile per comporre un’esperienza che nessuno avrebbe potuto realizzare da solo.
Grazie al Collège des Frères di Gerusalemme, al Patriarcato Latino di Gerusalemme e a Pro Terra Sancta, all’interno di quel tessuto di relazioni che ha reso possibile l’arrivo dei ragazzi e che rappresenta la base dalla quale continuare a costruire. “Sapori d’Italia” è stata così molto più di una settimana dedicata alla cucina: è stata la dimostrazione che la gratuità non coincide con l’assenza di valore, ma con la scelta di mettere gratuitamente a disposizione ciò che ciascuno possiede — una competenza, uno spazio, un mezzo, un prodotto, del tempo o semplicemente la propria presenza.
Il primo capitolo di Estate Terra Santa 2026 si è concluso, ma il cammino prosegue. Dal 9 al 21 luglio, Attendiamoci accoglierà una squadra di calcio proveniente da Sebastia, in Cisgiordania, per la seconda esperienza di One Bridge, Three Stories. Questa volta sarà lo sport a diventare linguaggio di incontro, rispetto, amicizia e crescita, attraverso allenamenti, partite e momenti di vita condivisa con i giovani del territorio reggino.
Dalla cucina al calcio, il significato rimane lo stesso: creare luoghi nei quali giovani provenienti da storie e contesti differenti possano incontrarsi, ascoltarsi e riconoscersi. Dopo Gerusalemme, Attendiamoci si prepara ad accogliere Sebastia: una nuova storia, lo stesso desiderio di costruire ponti di speranza.
