Santa Cristina d’Aspromonte ancora senza processione: comunità furiosa. Interviene anche l’ex GF Giuseppe Garibaldi: “chiusura incomprensibile, vogliamo rispetto”

La nota firmata dal Comitato guidato da Giuseppe Garibaldi denuncia il nuovo diniego e conferma lo svolgimento delle feste civili già programmate per il 14 agosto

Per il quarto anno consecutivo non si svolgerà la solenne processione a Santa Cristina d’Aspromonte. Dopo l’ennesimo diniego, il Comitato Giovani Cristinesi, guidato dal presidente Giuseppe Garibaldi, ex concorrente del Grande Fratello, ha deciso di rendere pubblica la propria protesta, esprimendo forte indignazione per una scelta ritenuta penalizzante per l’intera comunità. “In qualità di Comitato Giovani Cristinesi, avvertiamo il dovere morale, civile e religioso di rompere il silenzio ed esprimere pubblicamente la nostra profonda indignazione per una decisione che riteniamo ingiusta e fortemente penalizzante per la nostra comunità. Per il quarto anno consecutivo, infatti, ci viene negata la possibilità di svolgere la solenne processione a Santa Cristina d’Aspromonte.

Questa decisione rappresenta l’ennesima, dolorosa occasione negata al nostro paese, privato ancora una volta di un momento fondamentale di aggregazione, spiritualità e crescita sociale. Non si tratta della protesta estemporanea di pochi, bensì dell’atto finale di una lotta logorante durata quattro anni, condotta sempre nel massimo rispetto delle istituzioni, ma oggi scontratasi con l’ennesima e incomprensibile chiusura da parte delle autorità ecclesiastiche locali. Desideriamo che l’intera cittadinanza e l’opinione pubblica sappiano come la fede, l’impegno e la fiducia di un intero paese siano stati ignorati e traditi da chi avrebbe dovuto sostenerci e guidarci”.

La nota prosegue rivendicando il carattere pacifico del paese e il valore della processione come momento di identità collettiva, spiritualità e legame con le radici, soprattutto per chi rientra durante l’estate. “Il nostro è un paese tranquillo, un contesto sociale sereno e pacifico dove non sono mai registrati problemi di ordine pubblico o tensioni di alcun genere. Come gruppo di giovani che ama profondamente la propria terra e sceglie di restarvi, abbiamo investito tempo, energie e passione non per un interesse privato, ma per il bene comune dell’intera comunità di Santa Cristina d’Aspromonte. La processione è un patrimonio collettivo, un’occasione imperdibile per riportare e custodire le nostre tradizioni in un mondo che le sta progressivamente perdendo, e per restituire un senso di identità a chi vive qui e a quanti, specialmente emigrati, ritornano ogni estate per riabbracciare le proprie radici culturali e spirituali. Negare questo evento significa togliere l’ennesima opportunità di riscatto e di vitalità a un territorio che meriterebbe di essere valorizzato e non continuamente penalizzato da veti e restrizioni.

In questi quattro anni di battaglie abbiamo cercato il dialogo con ogni mezzo, affrontando decine di colloqui programmatici con il nostro parroco Don Giuseppe Saccà e ben due incontri diretti con il Vescovo Giuseppe Alberti. Proprio durante l’interlocuzione formale tenuta con Sua Eccellenza il Vescovo, si era discusso apertamente della presenza di un decreto che, per ammissione delle stesse autorità, si sarebbe potuto facilmente modificare o derogare per andare incontro alle legittime aspettative della comunità. Ciononostante, a questa apparente apertura non è mai seguito un atto concreto. Anzi, la beffa è diventata ancora più amara lo scorso aprile, quando abbiamo presentato l’ennesima richiesta formale: in quell’occasione, il parroco ci ha espressamente rassicurato, garantendoci un’alta probabilità che quest’anno sarebbe stato finalmente quello giusto per riprendere la nostra amata tradizione.

Fidandoci di quella parola data a ridosso della primavera, abbiamo avviato la complessa e onerosa macchina organizzativa, mettendoci la faccia e impegnando il fondocassa esistente del Comitato. Poi, la doccia fredda: la risposta definitiva e negativa ci è stata comunicata solo il 15 luglio, a meno di un mese dalla festività programmata per il 14 agosto.

Il Comitato sostiene di avere già assunto impegni economici e organizzativi per la banda musicale, lo spettacolo pirotecnico, l’esibizione del cantante ospite e le luminarie artistiche. Nonostante il blocco della parte religiosa, le feste civili si svolgeranno regolarmente. “Si tratta di un diniego giunto con un ritardo inammissibile e irresponsabile, notificato quando il Comitato aveva ormai già formalmente contrattualizzato e bloccato la banda musicale, lo spettacolo di fuochi d’artificio, l’esibizione del cantante ospite e l’installazione delle luminarie artistiche. Nonostante il profondo rammarico per il divieto imposto alla dimensione religiosa, comunichiamo fermamente alla cittadinanza che le feste civili si svolgeranno comunque regolarmente, così come ormai programmato, per rispetto dell’impegno preso e dell’intera comunità”.

Nel passaggio conclusivo, il Comitato si rivolge direttamente al parroco e al vescovo, chiedendo chiarimenti sulle ragioni del diniego e contestando la gestione dell’intera vicenda. “Ci rivolgiamo quindi direttamente al parroco e a Sua Eccellenza il Vescovo, chiedendo pubblicamente conto del loro operato: quali sono le reali motivazioni pastorali o amministrative che giustificano un simile e ostinato diniego nei confronti della solenne processione, in una realtà serena che non presenta alcuna criticità? Con quale coerenza la Chiesa invoca oggi la partecipazione dei giovani se poi ne mortifica l’iniziativa, ignora anni di trattative, calpesta le tradizioni di un intero popolo e vanifica impegni solenni assunti sulla base delle vostre stesse rassicurazioni? Esigere un’obbedienza cieca attraverso l’imposizione e il silenzio, dopo averci deliberatamente illuso fino a estate inoltrata, è una condotta che riteniamo lontana dallo spirito del Vangelo. Siamo profondamente rammaricati, delusi e indignati, ma altrettanto determinati a far sì che tutti sappiano come, per il quarto anno consecutivo, la volontà di una comunità sana sia stata negata con una porta sbarrata. Il nostro paese meritava fiducia e rispetto; oggi riceve solo l’ennesimo sgarbo istituzionale e un’altra triste occasione perduta”.