Torna al centro del dibattito politico la sanità in Calabria, con un nuovo duro intervento del consigliere regionale del Pd Ernesto Alecci contro la gestione del settore da parte della Regione Calabria. L’esponente dem racconta il caso di una giovane professionista calabrese, una neuropsicomotricista, rientrata dalla Lombardia per lavorare nella propria regione e che, secondo la sua ricostruzione, avrebbe deciso di andare via dopo oltre un anno di richieste rimaste senza risposta. La vicenda, per Alecci, assume un significato politico più ampio e diventa il simbolo delle difficoltà del sistema sanitario calabrese, tra carenza di personale, disorganizzazione, liste d’attesa e difficoltà nel trattenere professionalità qualificate. Una narrazione alla quale ha replicato in modo netto Antonio Battistini, commissario straordinario dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, che ha definito la ricostruzione del consigliere regionale non aderente alla realtà.
Il caso della giovane neuropsicomotricista rientrata in Calabria
Secondo quanto riferito da Alecci, la vicenda riguarda una giovane neuropsicomotricista calabrese che, dopo anni di attività in Lombardia, aveva deciso di tornare in Calabria per svolgere la propria professione. La professionista avrebbe risposto a un avviso e ottenuto il trasferimento presso l’Asp di Catanzaro, con l’incarico di occuparsi di giovani pazienti affetti da autismo, anche in casi molto gravi. Il punto centrale sollevato dal consigliere regionale riguarda la richiesta di strumentazioni adeguate per garantire cure appropriate ai piccoli pazienti. Secondo Alecci, la professionista avrebbe segnalato alla propria Direzione la necessità di alcune forniture per un importo complessivo di circa 2.000 euro, sollecitando più volte via mail l’arrivo del materiale. Richieste che, nella versione dell’esponente dem, sarebbero rimaste senza esito fino alla decisione della professionista di lasciare nuovamente la Calabria.
Alecci attacca Occhiuto: “Mentre il Presidente Occhiuto fa propaganda, il personale sanitario scappa via!”
Nel suo intervento, Alecci collega il caso specifico alla linea politica del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, accusato di raccontare ai calabresi una realtà diversa da quella vissuta quotidianamente negli ospedali e nei servizi sanitari territoriali. “Mentre il Presidente Occhiuto fa propaganda, il personale sanitario scappa via! Basta favole sugli appelli a tornare in Calabria! Una giovane neuropsicomotricista calabrese, rientrata dalla Lombardia per svolgere qui la sua attività, si è scontrata con la disorganizzazione della nostra Sanità. Dopo mesi di richieste inascoltate per una strumentazione adeguata per curare i piccoli pazienti, ha deciso di rientrare al Nord. Una sconfitta per tutti”, afferma.
Il consigliere regionale del Pd sostiene che il caso dimostri una contraddizione tra gli appelli rivolti ai professionisti sanitari calabresi fuori regione e la reale capacità del sistema di accoglierli, valorizzarli e metterli nelle condizioni di lavorare. “Da anni il Presidente Occhiuto ci racconta che per salvare la Sanità in Calabria bisogna fare di tutto per far rientrare i nostri professionisti, le nostre risorse umane che svolgono la propria attività altrove, che la Calabria deve essere “attraente” per il personale sanitario. Ma è solo l’ennesima favola che racconta ai calabresi, perché anche quando questo accade, il sistema sanitario regionale non riesce a trattenere e valorizzare queste preziose risorse”, si legge nella nota di Alecci.
Le richieste di forniture e la denuncia sulla disorganizzazione della sanità calabrese
Alecci ricostruisce poi nel dettaglio la vicenda, spiegando di aver approfondito il caso e reperito gli atti. Al centro della denuncia ci sono le richieste di strumentazioni considerate necessarie dalla professionista per seguire i piccoli pazienti affidati al servizio. “In questi giorni, infatti, sono venuto a conoscenza della storia di una giovane neuropsicomotricista calabrese che dopo anni di attività in Lombardia, aveva deciso di rientrare a svolgere il suo lavoro in Calabria. Dopo aver approfondito la vicenda e reperito gli atti, ho appreso che questa professionista aveva risposto ad un avviso e aveva ottenuto il trasferimento presso l’Asp di Catanzaro per occuparsi di alcuni giovani pazienti affetti da autismo con casi anche molto gravi. Per svolgere al meglio la sua attività quotidiana si era resa, però, conto della necessità di alcune strumentazioni e ne aveva fatto subito richiesta alla sua Direzione, in modo da poter assicurare cure adeguate ai piccoli pazienti. Di fronte alla mancata fornitura, mese dopo mese, aveva sollecitato via mail più volte le forniture per un totale di circa 2.000 euro, forniture che purtroppo non sono mai arrivate. Stanca di questo modus operandi, di fronte all’ennesima mail di sollecito inviata a vuoto, ha deciso, purtroppo dopo più di un anno, di tornare indietro e trasferirsi nuovamente in Lombardia, dove lavora attualmente”, continua il consigliere regionale.
Il tema, secondo Alecci, non riguarda soltanto un singolo episodio amministrativo, ma la tenuta complessiva del sistema, soprattutto in un settore delicato come quello dell’assistenza a bambini e ragazzi con patologie neuropsichiatriche. “Questa vicenda, che lascia veramente sbalorditi, rappresenta plasticamente tutte le contraddizioni tra il mondo raccontato dal Presidente e dalla Giunta e la realtà quotidiana delle nostre corsie. Come è possibile perdere una risorsa così importante in un settore caratterizzato sempre di più da carenza di personale specializzato e da liste d’attesa infinite, come più volte anche io ho denunciato? Per quale motivo una Direzione sanitaria non riesce a garantire al proprio personale una spesa di 2.000 euro per poter dare supporto e prestare cure adeguate a decine di bambini e ragazzi con patologie neuropsichiatriche anche molto gravi?“, prosegue l’esponente del Pd.
“Voleva solo svolgere il suo lavoro nel modo migliore”
Nella parte conclusiva del suo intervento, Alecci sottolinea che la professionista non avrebbe chiesto benefici personali, avanzamenti di carriera o condizioni economiche particolari, ma soltanto gli strumenti necessari per svolgere al meglio il proprio lavoro. “Questa giovane professionista non aveva richiesto né un trattamento economico particolare, né uno scatto di carriera per poter tornare a svolgere la sua attività in Calabria. Voleva solo svolgere il suo lavoro nel modo migliore con la strumentazione adatta a questo importante ruolo. Voleva essere solo utile ai suoi piccoli pazienti e alle loro famiglie. Ma questo sistema sanitario regionale, con la sua disorganizzazione e la sua scarsa attenzione ai problemi reali e quotidiani, l’ha fatta scappare, l’ha fatta andare via. Questa è l’ennesima sconfitta per tutti i calabresi, per tutti noi”, conclude Alecci.
La replica dell’Asp di Catanzaro: Battistini contesta la ricostruzione
Alla denuncia di Alecci è arrivata la replica di Antonio Battistini, commissario straordinario dell’Asp di Catanzaro, che ha contestato punto per punto la ricostruzione diffusa dal consigliere regionale. Nella nota, Battistini sostiene che il consigliere regionale avrebbe scelto di farsi portavoce di una vicenda senza conoscerne la reale consistenza e invita ad approfondire i fatti prima di formulare accuse.
“Dispiace constatare che il consigliere regionale Ernesto Alecci abbia scelto di farsi portavoce di una vicenda che, evidentemente, non conosce nella sua reale consistenza. Prima di formulare accuse e parlare di propaganda, sarebbe opportuno approfondire i fatti e verificarne la fondatezza. La professionista citata da Alecci, una neuropsicomotricista assunta dall’Asp di Catanzaro con un contratto a tempo determinato presso la sede di Soverato, non è affatto rientrata dalla Lombardia per poi tornarvi a causa della presunta mancanza di attrezzature. La ricostruzione diffusa è, semplicemente, non aderente alla realtà. La professionista aveva partecipato all’avviso con l’obiettivo di avvicinarsi a Catanzaro, città in cui risiede. Nel corso dell’esperienza lavorativa a Soverato sono emerse criticità organizzative e professionali, sollevate dalla dottoressa in questione, che nulla hanno a che vedere con l’asserita indisponibilità di strumenti di lavoro o di attrezzature”, rimarca Battistini.
“La dipendente, infatti, non intendeva seguire casi particolarmente complessi ed è stata destinataria di un ordine di servizio. Inoltre, diversi genitori si sono lamentati della sua professionalità e hanno formalmente richiesto un cambio del terapista incaricato. Alla stessa professionista sono stati concessi numerosi permessi, richiesti con particolare frequenza e sempre a ridosso dei fine settimana. Nel 2026, da gennaio a maggio, la dottoressa ha lavorato 65 giorni su 103.
Inoltre ha chiesto reiteratamente di trasferimento presso la sede di Catanzaro anche invocando presunti motivi di salute, richiesta che non ha potuto trovare accoglimento poiché le esigenze assistenziali dell’Azienda imponevano la permanenza del servizio nella sede di Soverato. La professionista ha infine scelto di rientrare a Reggio Calabria, e non in Lombardia come erroneamente riportato, verosimilmente in attesa di eventuali future opportunità lavorative a tempo indeterminato a Catanzaro. Per queste ragioni, appare del tutto strumentale utilizzare questa vicenda per sferrare attacchi al governo regionale. La sanità calabrese continua certamente a confrontarsi con criticità stratificate in decenni, ma è altrettanto vero che negli ultimi anni è stato avviato un percorso di riforma e rilancio che sta letteralmente cambiando il verso della sanità in Calabria, con risultati riconosciuti anche a livello nazionale. Il dibattito pubblico è sempre legittimo e il confronto politico è sacrosanto. Ma entrambi devono fondarsi sulla verità dei fatti e non su ricostruzioni approssimative o, peggio, su narrazioni funzionali soltanto alla polemica politica del momento”, conclude Battistini.
