Riforma porti, Bongiorno: “Bruxelles mette in discussione la Porti d’Italia SpA. Salvini chiarisca quale riforma vuole”

Alessandro Bongiorno, esponente di Azione Messina, chiede chiarezza in merito alla riforma della portualità italiana tirando in ballo il ministro Salvini

La riforma della portualità italiana voluta dal ministro Matteo Salvini incontra le pesanti osservazioni della Direzione generale Concorrenza della Commissione europea. I rilievi trasmessi al Ministero delle Infrastrutture non riguardano aspetti marginali, ma il finanziamento, le funzioni e la natura stessa della nascitura Porti d’Italia S.p.A. A intervenire è Alessandro Bongiorno, componente del Gruppo nazionale Portualità di Azione e referente messinese del partito per Portualità, Trasporti e Lavoro marittimo.

La Commissione europea non ha ancora formalmente bocciato la riforma, ma ha messo sotto esame il suo cuore economico e operativo. Porti d’Italia dovrebbe ricevere fino al 25 per cento delle entrate riscosse dalle Autorità di Sistema Portuale attraverso tasse portuali, tasse di ancoraggio e canoni. Non si tratta quindi di un dettaglio tecnico, ma delle risorse con cui dovrebbe funzionare la nuova società“.

Bongiorno traduce in termini semplici il problema sollevato da Bruxelles. “Le Autorità portuali incassano somme che oggi vengono utilizzate per manutenzioni, infrastrutture e investimenti nei rispettivi territori. Il DDL prevede che una parte consistente di queste entrate venga trasferita a Porti d’Italia SpA. Il problema nasce perché la nuova società non dovrebbe limitarsi a sostenere e coordinare le Autorità, ma potrebbe anche vendere sul mercato, persino all’estero, servizi di progettazione, consulenza e realizzazione di opere“.

La domanda europea è molto concreta: una società finanziata con risorse provenienti dai porti può competere con le imprese private senza trovarsi in una posizione di vantaggio? Il testo prevede una separazione contabile tra attività pubbliche e commerciali, ma la richiesta di chiarimenti dimostra che scriverlo nel DDL non basta. Il Governo deve spiegare come impedirà che denaro pubblico venga utilizzato per sostenere l’attività commerciale della nuova società“.

Alla questione si aggiunge una procedura europea già aperta sulla natura dei canoni concessori e delle tasse di ancoraggio riscosse dalle Autorità portuali.

Questo rende il meccanismo ancora più delicato. Bruxelles sta già valutando se alcune di queste entrate abbiano natura di risorse pubbliche rilevanti ai fini degli aiuti di Stato. Se poi una quota viene trasferita a Porti d’Italia SpA, il Governo deve chiarire con precisione chi utilizzerà quei soldi, per quali finalità e con quali controlli“.

Per Bongiorno, le conseguenze riguarderebbero direttamente anche l’Area dello Stretto. “Per Messina, Milazzo, Reggio Calabria e Villa San Giovanni non sarebbe un semplice spostamento di cifre da un bilancio all’altro. Significherebbe sottrarre risorse all’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto, con possibili conseguenze su manutenzioni, infrastrutture e interventi già programmati. Prima di prelevare fino a un quarto delle entrate delle Autorità, il Governo dovrebbe almeno spiegare quale sarà l’impatto sui singoli territori“.

Bongiorno ribadisce che Azione non intende difendere l’attuale assetto senza proporre cambiamenti. “Noi di Azione sosteniamo da tempo che la portualità italiana abbia bisogno di maggiore coordinamento e di una capacità progettuale più forte. Ma coordinare non significa trasferire preventivamente a Roma risorse, competenze e potere decisionale“.

Con gli emendamenti elaborati dal Gruppo nazionale Portualità di Azione, coordinato dall’onorevole Giulia Pastorella, proponiamo di superare la concessione generale di 99 anni, sostituendola con affidamenti limitati a singoli interventi e con tempi definiti. Chiediamo inoltre che le decisioni sui porti vengano assunte con l’intesa dell’Autorità territorialmente competente. Porti d’Italia deve essere uno strumento al servizio delle Autorità, non il soggetto chiamato progressivamente a sostituirle“.

A complicare ulteriormente il quadro sono arrivate le recenti dichiarazioni di Salvini a Bari. Il ministro ha proposto che l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale coordini le sei Autorità presenti lungo la costa adriatica. “Qui la confusione diventa politica prima ancora che amministrativa. Il DDL assegna già a Porti d’Italia un ruolo centrale nel coordinamento delle sedici Autorità di Sistema Portuale. Salvini propone poi che sei di queste vengano coordinate da Bari. Non è chiaro se si tratti di una modifica al progetto, di un nuovo livello decisionale o di una proposta estemporanea che non trova riscontro nel testo“.

Mentre Bruxelles chiede al Governo di definire con precisione chi finanzierà Porti d’Italia, quali attività potrà svolgere e con quali limiti, il ministro aggiunge un altro elemento di incertezza. E tutto questo in nome di una semplificazione che, al momento, appare sempre meno credibile“.

La conclusione di Bongiorno è netta. “Prima di presentare e difendere questa riforma davanti all’Europa e al Parlamento, Salvini dovrebbe chiarire quale modello di governo dei porti intende realmente costruire. Perché tra ciò che prevede il DDL e ciò che il ministro annuncia pubblicamente sembra esserci ormai una distanza evidente. Ma Salvini conosce davvero fino in fondo il disegno di legge che porta la sua firma?“.