“Le preferenze possono rappresentare uno strumento di necessaria igiene democratica dentro istituzioni che, Parlamento in primis, continuano spesso ad essere abitate da dinosauri politici, senza differenziazione di sesso, non sempre distintisi negli anni per capacità, efficienza, visione e performance. Reintrodurre il voto di preferenza significa restituire ai cittadini la possibilità di scegliere, valutare, premiare o spazzare via chi non ha brillato per operatività e risultati, bonificando l’apparato democratico da rendite di posizione troppo lunghe e troppo protette”. Ne è convinto il Sindaco di Tropea, Giovanni Macrì, intervenendo nel dibattito nazionale sulla riforma elettorale promossa dal centrodestra che “prevede un impianto proporzionale con premio di maggioranza e che divide soprattutto sul tema delle preferenze. Da una parte, infatti, c’è chi ne sostiene l’introduzione come strumento di scelta diretta degli eletti; dall’altra chi, anche in modo trasversale, teme che il voto di preferenza possa ridurre la rappresentanza femminile nelle istituzioni”.
“Le ultime elezioni comunali hanno confermato che le donne non soltanto vengono elette, ma possono risultare tra le più votate”
“L’esperienza concreta di Tropea – sottolinea ancora Macrì – dimostra esattamente il contrario. Le ultime elezioni comunali hanno confermato che, con il voto di preferenza, le donne non soltanto vengono elette, ma possono risultare tra le più votate e assumere ruoli centrali nelle istituzioni e nel governo della città. Il problema, quindi, non è la preferenza in sé. La vera discriminante è il radicamento, il lavoro politico, la credibilità personale, la capacità di rappresentare una comunità, la militanza, la coerenza e la visione”. “Le donne – aggiunge il Primo Cittadino – non hanno bisogno di essere raccontate come una categoria da proteggere dentro una riserva indiana politica. Quando lavorano, si impegnano, dimostrano competenza, presenza sul campo e capacità amministrativa, vengono scelte dagli elettori, entrano nei governi e dimostrano che non esiste alcuna barriera automatica d’ingresso legata al voto di preferenza. A Tropea, infatti, la Giunta comunale vede una presenza femminile maggioritaria: tre assessore su quattro, pari al 75%, e tre donne su cinque componenti dell’esecutivo se si considera anche il Sindaco, pari al 60%”.
“Il caso Tropea, quindi, introduce nel dibattito nazionale un esempio che arriva direttamente dal Sud e che smonta una narrazione troppo comoda: le preferenze non penalizzano necessariamente le donne. Semmai costringono tutti, uomini e donne, a misurarsi con il consenso reale, con il territorio, con la reputazione costruita giorno dopo giorno. Con il merito. È questa – conclude Macrì – la politica che serve: meno nominati, meno rendite di posizione, meno dinosauri protetti dai listini e più eletti scelti direttamente dai cittadini”.
