La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza con la quale la Corte di appello di Reggio Calabria aveva condannato Natale Feo, residente a San Martino di Taurianova, alla pena di nove anni di reclusione per il delitto di associazione di stampo mafioso. La Prima Sezione penale della Suprema Corte, in accoglimento del ricorso proposto dagli Avvocati Domenico e Giuseppe Alvaro, ha pronunciato l’annullamento senza rinvio e ha assolto l’imputato con la formula «per non avere commesso il fatto», ponendo definitivamente fine a una complessa vicenda processuale iniziata a dicembre 2011 nell’ambito dell’operazione antimafia “Tutto in famiglia“, che aveva interessato le cosche ritenute operanti tra Taurianova e la frazione di San Martino.
In primo grado, il Tribunale di Palmi, all’esito di una articolata attività dibattimentale, aveva assolto l’imputato con formula piena sia dal reato associativo, nell’ambito del quale era stata contestata l’aggravante di “capo contabile” del sodalizio mafioso, sia da quello estorsivo, pure contestatogli nella forma aggravata, disponendo l’immediata scarcerazione del Feo.
La sentenza assolutoria, impugnata dal Pubblico Ministero quanto al reato associativo, era stata successivamente riformata dalla Corte di appello, che aveva inflitto nove anni di reclusione. Con il ricorso per Cassazione, la difesa ha denunciato plurimi vizi della sentenza di secondo grado, evidenziando, tra l’altro, l’insufficienza del percorso motivazionale posto a fondamento del ribaltamento della pronuncia assolutoria, il travisamento di prove decisive e le criticità relative all’identificazione dell’imputato quale soggetto richiamato nelle conversazioni intercettate.
La discussione del ricorso è stata svolta dall’Avvocato Giuseppe Alvaro, che ha insistito per l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata. Accogliendo il ricorso della difesa, la Suprema Corte ha definitivamente escluso la responsabilità di Natale Feo, pronunciando la formula liberatoria «per non avere commesso il fatto».
