Reggio Calabria, Giusi Princi sulla scuola: “torni alla sua essenza, lontana dalle logiche politiche e dagli esperimenti continui”

L’eurodeputato di Forza Italia ricorda il valore degli insegnanti e denuncia il progressivo indebolimento del loro ruolo sociale: “Il docente deve tornare a essere il cuore pensante della comunità educante”

“Torno indietro con i pensieri e rivedo la mia maestra delle elementari. Rivedo la dolce fermezza con cui ci accompagnava dentro la matematica, la storia, l’italiano, dentro quelle prime forme di pensiero che non erano soltanto conoscenze, ma educazione alla vita. Rivedo quell’autorevolezza silenziosa che non aveva bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare”, lo afferma in un post social l’eurodeputato di Forza Italia di Reggio Calabria, Giusi Princi. “Bastava uno sguardo. Da quel “fare” sobrio e da quel “pensare” limpido ho ricevuto la prima misura del mondo. Ho imparato a stare con gli altri, ad ascoltare, ad amare, a non giudicare. Ho imparato il valore assoluto della libertà. La maestra, il maestro, la professoressa, il professore erano le pietre solide della comunità. Le fondamenta su cui si costruiva tutto il resto. Oggi, dopo una vita trascorsa dentro la scuola, mi chiedo: cosa resta di quella solidità? E la risposta mi fa male”, sottolinea Princi.

“La scuola sembra essere diventata un luogo dove tutti dall’esterno si sentono autorizzati a intervenire”

“Perché la scuola sembra essere diventata un luogo dove tutti dall’esterno si sentono autorizzati a intervenire, a prescrivere, a giudicare. Spesso senza conoscere davvero la fatica, la bellezza, la profondità del lavoro educativo. È diventata un cantiere di sperimentazione permanente, dove il docente, suo malgrado, si consuma sotto il peso di una burocrazia che divora il tempo e le energie destinate a ciò per cui ha scelto di insegnare: formare coscienze. Tutti parlano di scuola, tutti intervengono sulla scuola, e in questo frastuono nessuno riesce più a incidere. Così il docente vede assottigliarsi, anno dopo anno, il riconoscimento sociale del proprio ruolo. E un Paese che smette di riconoscere i suoi insegnanti smette, lentamente, di riconoscere sé stesso”, rimarca Princi.

“Da già donna di scuola mi chiedo: quando abbiamo cominciato a considerare l’insegnante un esecutore, e non più il cuore pensante della comunità educante? E quanto ci sta costando questa smemoratezza? La scuola merita di tornare alla propria essenza, custodita al riparo dalle logiche politiche del momento e dalla tentazione dell’esperimento continuo. Lasciamo che i docenti lavorino con serenità. Lasciamo che i ragazzi abbiano lo spazio per diventare ciò che sono. Solo questo misura la nostra credibilità”, conclude Princi.