Proseguono le attività di vigilanza dell’Ispettorato di Area Metropolitana di Reggio Calabria, che nella settimana dal 20 al 26 luglio ha concentrato i controlli nei settori dell’edilizia e dell’agricoltura, nell’ambito del progetto A.L.T. Caporalato T.R.E., finalizzato al contrasto del lavoro sommerso e dello sfruttamento lavorativo. Nel comparto edile le ispezioni hanno fatto emergere numerose irregolarità, sia sotto il profilo della regolarità dei rapporti di lavoro sia in materia di salute e sicurezza.
In un cantiere di Reggio Calabria sono stati individuati due lavoratori completamente privi di regolare assunzione. L’attività è stata sospesa e nei confronti dell’impresa sono state applicate la maxisanzione per lavoro nero, pari a 7.800 euro, e la somma aggiuntiva di 2.500 euro necessaria per la revoca del provvedimento di sospensione. Contestate anche violazioni relative all’omessa sorveglianza sanitaria e alla mancata formazione dei lavoratori.
Analoga situazione è stata riscontrata in un cantiere della fascia ionica reggina, dove entrambi gli operai presenti sono risultati irregolari. Anche in questo caso sono stati adottati il provvedimento di sospensione dell’attività e le relative sanzioni previste dalla normativa. Nel corso di un’altra ispezione a Reggio Calabria, un’impresa è stata allontanata dal cantiere perché priva della patente a crediti, requisito obbligatorio per operare nei cantieri temporanei o mobili, con l’applicazione della sanzione minima prevista di 4.000 euro.
Gli accertamenti hanno inoltre evidenziato ulteriori criticità in materia di sicurezza: in un cantiere è stata contestata l’assenza della valutazione del rischio da calore nel Documento di valutazione dei rischi; in altri due casi sono state riscontrate irregolarità riguardanti i ponteggi, dovute alla mancata verifica della capacità portante e all’inidoneità degli ancoraggi. Per queste violazioni ai titolari delle imprese sono state impartite specifiche prescrizioni per l’eliminazione delle irregolarità.
Anche nel settore agricolo i controlli hanno portato all’accertamento di casi di lavoro irregolare. Nella Piana di Gioia Tauro è stata individuata una microimpresa che impiegava l’unico bracciante presente senza regolare contratto di lavoro. È stata applicata la maxisanzione per lavoro nero pari a 3.900 euro, oltre alle contestazioni per omessa sorveglianza sanitaria e mancata formazione in materia di salute e sicurezza.
Un’ulteriore sospensione dell’attività è stata disposta nella Locride, dove un’azienda agricola occupava un lavoratore in nero su quattro braccianti presenti. Anche in questo caso il datore di lavoro dovrà corrispondere la somma aggiuntiva di 2.500 euro per ottenere la revoca della sospensione, oltre alla maxisanzione di 3.900 euro e alle ulteriori sanzioni previste per le violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
