L’ultima volta che avevano messo piede allo stadio era stato al gol di Canotto. Quello l’ultimo gol “dal vivo”, quella l’ultima gioia, peraltro una delle più belle e intense, al di là di tutto. Poi, tanti tifosi della Reggina, si erano presi una “pausa”. Voluta, ma non per questo non sofferta. Ieri sono tornati, si sono ritrovati. Alla conferenza di Lotito hanno respirato quelle sensazioni solo sopite, che mancavano. Più di qualcuno non si è riconosciuto, in quella che ancora definiva Fenice Amaranto. L’approccio di Ballarino, sbagliato sin dall’inizio. Poi le scelte, le intenzioni sbandierate che si scontravano coi fatti, i proclami e gli annunci che cozzavano coi risultati. E le umiliazioni, il primo posto mai raggiunto neanche per un minuto in tre anni, le squadre di provincia che sbancavano il Granillo, le dichiarazioni, gli attacchi, i nemici.
Inutile tornarci su. Per tre anni abbiamo su StrettoWeb abbiamo raccontato tutto questo e i tifosi di cui sopra si rivedevano in questa narrazione, in questa “lotta” inizialmente solitaria. C’è chi l’ha urlata, chi l’ha operata in modo silenzioso. Nessuno di loro ha più però messo piede al Granillo. Una scelta voluta, ma sofferta. Non si pensi che sia stata strafottenza, dispetto, disprezzo. E’ come la “pausa riflessiva” col proprio partner, la discussione col fratello in cui si dicono cose che non si pensano realmente. Ma poi si fa la pace.
Ci speravano però, loro, un giorno. Speravano di tornarci, sapevano che sarebbe accaduto prima o poi. Credevano il prima possibile, così è stato. Dopo tre anni, hanno rimesso piede al Granillo. Emozionati ed entusiasti più di prima. Credono nella rinascita, credono nella Reggina che ritorna a città e tifosi. Credono nei fatti, più che in parole e proclami. Perché un tifoso allo stadio ci va quando e perché trascinato. E’ sempre stato così. E chi decide di non andarci non è di certo tifoso di secondo piano. E questo Lotito, ieri, lo ha anche ricordato. Non esistono i “veri” tifosi, ma i tifosi. Tutti uguali.
