Entra nel vivo l’ottava edizione del Premio Scopelliti, il riconoscimento promosso dalla Fondazione “Antonino Scopelliti” e conferito a personalità, enti e istituzioni che si sono distinti nel contrasto alle mafie, nella diffusione della legalità e nella valorizzazione del territorio. Le novità dell’edizione sono state illustrate nel corso di una conferenza stampa svoltasi nella sede della Fondazione, aperta dal presidente Rosanna Scopelliti. Il messaggio centrale dell’iniziativa è chiaro: dire no alle mafie significa anche scegliere di restare, formarsi, mettere le proprie competenze al servizio della comunità e riconoscere le eccellenze che operano ogni giorno nel territorio. Il Premio Scopelliti diventa così non soltanto un momento commemorativo, ma anche un’occasione per raccontare esperienze concrete di impegno civile, sociale, culturale e istituzionale. Il presidente ha aperto l’incontro con parole che definiscono il senso profondo del riconoscimento: “Il più grande no che si possa dire alle mafie è quello di conoscere, restare e mettere al servizio del nostro territorio le proprie competenze. Per questo, ogni anno, individuiamo e valorizziamo le persone, le associazione e le unicità che sono riconoscibili come eccellenze”.
Le categorie del Premio Scopelliti
Anche per questa edizione sono previste varie categorie di riconoscimenti, pensate per valorizzare ambiti diversi dell’impegno civile e sociale. Il Premio Scopelliti confermerà la propria attenzione alla memoria, alla formazione, all’educazione, all’impegno sociale, alla promozione culturale del territorio e alla testimonianza contro le mafie. Le categorie previste sono Premio alla memoria, Istruzione, formazione, educazione, Impegno sociale, Istituzione Culturale per la promozione del territorio, Resto in Calabria, Resistenza, impegno e testimonianza contro le mafie, Contrasto alle mafie per l’affermazione dei diritti, Radici in Calabria e, infine, il Premio Scopelliti. La struttura dei riconoscimenti conferma la volontà della Fondazione di tenere insieme memoria, legalità e futuro. Non si tratta soltanto di premiare figure simboliche, ma di dare visibilità a realtà che costruiscono quotidianamente percorsi di cambiamento e responsabilità.
Focus sul sociale, disabilità e “Dopo di noi”
Una delle principali novità di questa edizione riguarda l’attenzione alle realtà che operano nel sociale e, in particolare, alle associazioni impegnate accanto alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Rosanna Scopelliti ha spiegato che la Fondazione ha scelto di valorizzare esperienze già incontrate e sostenute nel corso dell’anno, con un’attenzione specifica ai percorsi di autonomia e al tema del “Dopo di noi”. “In questa edizione – ha spiegato il Presidente – abbiamo voluto dedicare particolare attenzione alle realtà che operano nel sociale sul territorio, associazioni con le quali abbiamo già collaborato nel corso dell’anno. Si tratta di realtà che non si occupano soltanto delle problematiche legate all’autismo, ma che offrono supporto e sostegno alle persone con disabilità e alle loro famiglie, con un’attenzione particolare al tema del “Dopo di noi”, affinché i ragazzi possano intraprendere un percorso di autonomia anche quando i genitori non ci saranno più. È fondamentale che le famiglie delle persone con disabilità siano consapevoli dei propri diritti e sappiano che il modo più efficace per farli valere è attraverso il dialogo e il confronto con le istituzioni. Per questo è indispensabile fare rete, unendo competenze, esperienze e risorse. Abbiamo organizzato giornate dedicate ai ragazzi e alle loro famiglie, perché vogliamo valorizzare il prezioso lavoro svolto dalle associazioni del territorio. È importante che queste esperienze vengano raccontate e riconosciute come vere e proprie eccellenze, capaci di generare inclusione, sostegno e opportunità per l’intera comunità”.
Il lavoro della Fondazione durante l’anno
Il Premio Scopelliti è anche il momento in cui la Fondazione fa il punto sulle attività svolte durante l’anno e le racconta alla città. Tra i progetti ricordati figurano quelli realizzati nelle scuole, come il percorso sulla genitorialità, finalizzato a creare una società in cui genitori e figli, oltre a essere conviventi, possano mettere a sistema insegnamenti e quotidianità. Un altro passaggio importante riguarda il protocollo d’intesa con il Tribunale per i Minorenni di Reggio Calabria, che consente il supporto ai ragazzi che si trovano in regime di messa alla prova. La Fondazione prosegue così un impegno educativo e sociale rivolto ai giovani, con l’obiettivo di accompagnare percorsi di responsabilità, crescita e reinserimento. Durante la conferenza sono stati ricordati anche gli sportelli di supporto psicologico e legale per le vittime di violenza e le vittime di mafia, grazie al lavoro dell’avvocato Alessandra Zagarella, componente del CdA della Fondazione. Questi servizi rappresentano uno degli strumenti concreti attraverso cui la Fondazione prova a trasformare la parola legalità in sostegno reale alle persone.
Fare rete con il territorio: Civitas, Casa Gullì e calcio integrato inclusivo
La Fondazione “Antonino Scopelliti” continua il proprio percorso di collaborazione con le forze vive del territorio. Nel corso dell’incontro è stato richiamato il rapporto con Civitas, di Luciano Gerardis, primo premiato nel Premio Scopelliti, come esempio di una rete costruita nel tempo e alimentata da esperienze condivise. È stato ricordato anche il progetto “Calcio integrato inclusivo” con Paola Caruso, che ha visto protagonisti i ragazzi in messa alla prova e gli ospiti di Casa Gullì. L’iniziativa si inserisce in una visione della legalità come pratica quotidiana, non come semplice enunciazione astratta. Rosanna Scopelliti ha sintetizzato questo approccio con una frase netta: “perché legalità – ha detto Scopelliti – non è una parola vuota, ma uno stile di vita e un esempio nelle scelte quotidiane”.
Premio alla Polizia penitenziaria: “Eroi quotidiani”
Tra le anticipazioni dell’ottava edizione del Premio Scopelliti c’è anche il riconoscimento alla polizia penitenziaria. La presidente ha spiegato che la Fondazione intende sostenere figure spesso esposte a condizioni di lavoro difficili e a contesti particolarmente delicati. “In questa edizione – ha proseguito con le anticipazioni il Presidente – abbiamo voluto premiare la polizia penitenziaria. Come Fondazione supportiamo queste figure che vengono bersagliate e martoriate nello svolgere il loro dovere. C’è un alto tasso di suicidi perché è un tipo di lavoro che riguarda contesti molto particolari. Questi operatori, visti forse come di serie “b”, sono invece eroi quotidiani che, a prezzo altissimo, cercano di fare in modo che le cose funzionino per il meglio”. Il riconoscimento alla polizia penitenziaria aggiunge un ulteriore tassello alla visione del Premio, che guarda a chi opera nelle istituzioni, spesso lontano dai riflettori, in ambiti complessi e segnati da tensioni sociali e personali.
Rosanna Scopelliti: “35 anni senza verità e giustizia”
Uno dei passaggi più intensi della conferenza stampa ha riguardato la memoria del giudice Antonino Scopelliti. Rosanna Scopelliti ha ricordato che il 9 agosto ricorre il trentacinquesimo anno dall’uccisione del magistrato, sottolineando il peso di un’attesa ancora aperta sul piano della verità e della giustizia. “Il 9 agosto è il 35° anno dall’uccisione del giudice Scopelliti. Sono 35 anni senza verità e giustizia e tutti i passi avanti che sembrano esser stati fatti poi si fermano. Non vorrei ripetere la stessa cosa, non vorrei chiedere sempre verità e giustizia, ma mi corre l’obbligo di farlo non per la mia famiglia, perché la pace la troviamo, ma perché è il delitto di un magistrato, di un sostituto procuratore che lavorava in Cassazione, di un uomo dello Stato che non trova giustizia, e allora come farà a trovare giustizia un cittadino comune? E questa cosa non è accettabile. Chiedo celerità alle istituzioni. Sta passando oggettivamente troppo tempo. Chiedo di agire e di agire in fretta, con la fiducia che ho verso la magistratura e spero che non mi sia dato motivo per perderla”. Le parole del presidente riportano al centro il senso originario del Premio: custodire la memoria del giudice Scopelliti e trasformarla in impegno pubblico, richiesta di giustizia, responsabilità istituzionale e formazione delle nuove generazioni.
Il lavoro di Mariacristina Altomonte e il progetto “Artisti senza limiti”
Nel corso della conferenza, Rosanna Scopelliti ha ringraziato la responsabile Mariacristina Altomonte, che “gestisce con competenza ogni piccola cosa che passa dalla Fondazione”. In particolare, è stato ricordato il suo impegno per lo spettacolo “Artisti senza limiti”, che ha portato sul palco ragazzi con diverse abilità. La stessa Altomonte ha raccontato con emozione il percorso del progetto, nato nell’agosto dello scorso anno e costruito attraverso la collaborazione tra persone, associazioni e artisti locali.“È stato un progetto grandioso– ha ribadito la stessa responsabile con molta emozione – iniziato ad agosto dello scorso anno. È stato un impegno che ha messo in rete, per la prima volta, tante persone e tante associazioni che si occupano di disabilità, con artisti locali che ci hanno dato una mano, ma che ci hanno dato grandi soddisfazioni. Quello che è venuto fuori è stato vedere non la disabilità, ma il loro talento”. Il progetto diventa così uno degli esempi più concreti dell’idea di inclusione promossa dalla Fondazione: non limitarsi ad assistere, ma creare occasioni in cui le persone possano esprimere capacità, talento e protagonismo.
Il contributo di Carmelo Romeo e il sostegno alle iniziative della Fondazione
Durante l’evento è stato ricordato anche il contributo di Carmelo Romeo, già assessore comunale, per il sostegno alle iniziative promosse dalla Fondazione Scopelliti. Il suo apporto è stato richiamato in relazione alla conservazione della memoria del giudice e all’impegno, in tutte le sue forme. Il riferimento conferma la natura corale del percorso della Fondazione, che negli anni ha costruito legami con istituzioni, associazioni, professionisti e cittadini. La memoria di Antonino Scopelliti viene così custodita attraverso iniziative che uniscono cultura, educazione, legalità e solidarietà.
Iatì: “il Premio crea memoria e trasmette valori ai giovani”
In chiusura, l’assessore Filomena Iatì ha portato i saluti dell’Amministrazione comunale e ha evidenziato il valore educativo del Premio Scopelliti. Il riconoscimento, ha spiegato, non è soltanto un momento di commemorazione, ma uno strumento per trasmettere ai giovani valori civili e istituzionali. “Il Premio non è solo un modo per commemorare il giudice Antonino Scopelliti, ma la possibilità creare memoria e trasmettere ai giovani i valori del coraggio, della responsabilità, del senso delle istituzioni che non devono essere valori privi di senso. Legalità e trasparenza ci devono sempre accompagnare. Se i ragazzi sapranno metabolizzarli avremo fatto bene il nostro dovere”, rimarca. Le parole dell’assessore chiudono la conferenza riportando l’attenzione sul rapporto tra memoria e futuro. Il Premio Scopelliti si conferma infatti come un appuntamento pensato anche per le nuove generazioni, chiamate a riconoscere nella legalità e nella trasparenza valori concreti da tradurre nella vita pubblica e quotidiana.
