Interviene il direttivo nazionale di FareAmbiente in merito alle recenti prese di posizione contrarie alla costruzione del Ponte sullo Stretto, espresse da Legambiente durante un presidio a Villa San Giovanni. Una nota, quella di Iaconetti, che punta a smontare le tesi degli oppositori sottolineando le contraddizioni tra le battaglie ideologiche e la realtà quotidiana dei territori. “Sentire la rappresentante di Legambiente parlare dal porto di Villa San Giovanni e dire “no al Ponte” mi fa venire i brividi“, dichiara Iaconetti, membro del direttivo nazionale di FareAmbiente. Secondo l’associazione, il discorso di Legambiente soffre di una grave contraddizione di fondo: “È emblematico che si faccia una battaglia contro l’opera senza spendere una sola parola sull’attuale, drammatico impatto ambientale dell’area. Non una menzione sull’inquinamento marino causato quotidianamente dal massiccio traffico di traghetti, né sull’impatto dei velenosi fumi di scarico prodotti dalle migliaia di automobili costrette a restare incolonnate per ore, in attesa di imbarcarsi“.
Iaconetti replica con fermezza alla tesi, spesso cavalcata dagli oppositori, secondo cui i fondi destinati al Ponte dovrebbero essere dirottati su altre opere viarie: “Si dimentica, o si omette volontariamente, continua Iaconetti, che tutti gli interventi già avviati sul sistema infrastrutturale di Calabria e Sicilia non sono entità separate, ma mirano proprio a favorire il collegamento con il futuro Ponte. L’opera si inserisce in un quadro di modernizzazione complessiva del sistema di trasporto del Sud Italia, non in alternativa ad esso“.
Infine, il rappresentante di FareAmbiente solleva un punto di cruciale importanza: la prospettiva socio-economica. “Non si può ignorare il valore occupazionale di un progetto di tale portata“, conclude Iaconetti. “Il Ponte sullo Stretto non rappresenterebbe solo un’avanguardia ingegneristica, ma un volano economico fondamentale per i territori, capace di creare migliaia di posti di lavoro, sia nella fase di costruzione che in quella di gestione, invertendo una storica tendenza alla fuga di talenti e capitali dalle nostre regioni“.
