Il mare come metafora della vita, dell’amore e delle profondità della psiche sarà al centro della mostra dell’artista reggino Nino Mangano, intitolata “Sognando il mare (Dreaming the sea)”. La rassegna, presentata dall’Associazione culturale Anassilaos con il patrocinio dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Reggio Calabria, sarà ospitata negli spazi di Villa Genoese Zerbi dal 1° al 10 agosto 2026.
L’inaugurazione è prevista per sabato 1° agosto alle ore 18:30. La cerimonia si aprirà con i saluti del dottor Pasquale Veneziano, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Reggio Calabria; del dottor Domenico Giannetta, consigliere regionale della Calabria; dell’avvocato Paolo Bilardi, consigliere comunale di Reggio Calabria, e del dottor Pietro Pecora, presidente dell’Associazione A.P.D. L’Aquilone. Sono inoltre previsti gli interventi dell’editore Eduardo Lamberti-Castronuovo e del giornalista Domenico Labate. Ad aprire e condurre la manifestazione sarà Stefano Iorfida, presidente dell’Associazione culturale Anassilaos.
Nato a Reggio Calabria, Nino Mangano si è formato artisticamente al liceo scientifico “Leonardo da Vinci” della città, dove, sotto la guida della docente di disegno L. Musmeci, ha acquisito le tecniche della prospettiva, del disegno architettonico e dell’uso degli inchiostri e della china. Da sempre appassionato ai temi dell’arte sacra, ha riprodotto in dimensioni ridotte e attraverso la tecnica degli inchiostri numerose opere classiche della pittura compresa tra il Quattrocento e il Seicento. Molti dei suoi disegni giovanili sono andati perduti, mentre tra gli autori classici maggiormente ammirati dall’artista figurano Tiziano e Caravaggio.
Nel corso della sua esperienza artistica Mangano si è avvicinato anche alla pittura a olio su tela, non esclusivamente dedicata ai temi sacri. Due sue opere, gli oli su tela di dimensioni 50 per 40 centimetri raffiguranti “L’Addolorata” e “Il Battista”, sono ospitate dal 2001 nelle navate laterali della chiesa madre di San Dionigi, meglio conosciuta come “Sacro Cuore”, a Catona. Più recentemente, l’impiego di pastelli a olio, inchiostri mescolati a pigmenti e acquerelli ha contribuito ad ampliare e arricchire la sua produzione.
Una parte centrale del percorso artistico di Mangano è rappresentata dall’amore per il mare, vissuto dall’autore come una presenza capace di esercitare un fascino e un coinvolgimento quasi sensuale. L’esperienza di vivere nello Stretto di Ulisse, in un luogo nel quale cielo, terra e mare convivono in un legame indissolubile con il sogno, la fantasia, i ricordi e le fughe intrapsichiche, ha generato una serie di opere dedicate all’universo marino, già protagoniste delle sue precedenti mostre personali.
Accanto all’attività artistica, Mangano ha sviluppato un lungo percorso professionale e accademico in ambito medico. Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1984, ha successivamente conseguito le specializzazioni in Igiene mentale, Psicoterapia e Psicologia clinica. È stato professore a contratto all’Università di Messina, dove ha insegnato “Psicosomatica clinica” nella scuola di specializzazione, e negli anni Ottanta ha collaborato come redattore con la rivista scientifica nazionale “Rassegna di Igiene Mentale”. Ha pubblicato oltre 50 lavori scientifici e nel 1995 è stato eletto vicepresidente nazionale della Lega Italiana d’Igiene Mentale. Attualmente svolge la professione di psichiatra presso il Centro di salute mentale dell’Asp di Reggio Calabria.
Nel testo di presentazione della mostra, il giornalista Domenico Labate evidenzia il profondo rapporto dell’artista con il mare, “inteso come viaggio sul mare della vita, sulla capacità di ammirare ed amare qualcosa di continuamente instabile e mutevole, il mare assimilato alla vita che non ti dà certezze, di cui ti innamori nella sua pace e tranquillità, ma con cui fare i conti quando è in tempesta o le correnti ti trascinano dove non vuoi. Insomma il mare come metafora non solo della vita ma anche dell’amore”.
Un rapporto già raccontato attraverso una mostra realizzata nel 2006 e che ritorna nell’iniziativa del 2026 sotto forma di una nuova e più profonda riflessione. A essere esplorata, con una dolorosa consapevolezza di inanità, non è più soltanto la profondità del mare, ma quella dei meandri della psiche, chiamata a confrontarsi con le limitazioni e con la desolazione del paesaggio umano e interiore determinate dalla pandemia. Il mare continua a sovrintendere a tutto, come elemento primigenio dal quale, nel corso di milioni di anni, hanno avuto origine tutte le forme di vita, dalle più semplici alle più complesse, compresi virus e batteri con cui il sistema immunitario umano si misura continuamente.
Da questa riflessione nasce, scrive Labate, un’espressione pittorica che Nino Mangano definisce “astrattismo reale”. Una pittura che, sottolinea l’artista, si configura come un “astratto figurato”, espressione di una corrente di pensiero pittorico in continua evoluzione. Le forme, inserite all’interno di marine che richiamano le coste della Normandia, appaiono criptiche, indefinite, tortuose e inesplicabili. Chi osserva può avere l’impressione di trovarsi davanti a oggetti o simulacri di persone, ma in realtà le opere rimandano ad allusioni dolorose rivolte a una dimensione interiore, segnata dalla desolazione del paesaggio umano colpito dal morbo planetario.
Quella proposta da Mangano è, dunque, una pittura del “day after”, capace di rappresentare ciò che resta nella coscienza collettiva dopo una grande tragedia. L’iniziativa si avvale della collaborazione di Serart, dell’Associazione A.P.D. L’Aquilone e di Allianz Bank Private.
