“E’ un giorno importante per Reggio ed i reggini – sottolinea Giuseppe Agliano, coordinatore del “Comitato 14 luglio” – con questa approvazione, si compie il primo atto utile per realizzare una struttura che possa ricordare in maniera stabile, una pagina fra le più interessanti e particolari della storia della città: i moti del 1970. L’idea di una Comunità che rivendica un diritto universalmente riconosciuto, un Popolo che difende il proprio futuro, che anela ad essere ascoltato e tutelato per il proprio patrimonio umano, culturale e storico, un sentimento di orgoglio tipicamente reggino, pur maturato in un contesto storico complesso e segnato da episodi drammatici, merita di rimanere una componente importante della memoria cittadina”.
Il progetto era stato anticipato dal sindaco il 14 luglio, durante le iniziative organizzate per il 56° anniversario dei Moti di Reggio. Secondo Agliano, l’approvazione dell’ordine del giorno conferma la volontà dell’amministrazione di trasformare l’impegno annunciato in un percorso concreto, con l’obiettivo dichiarato di realizzare l’opera entro un anno. “Del Museo della Rivolta, il sindaco ne aveva già parlato il 14 luglio nel corso delle iniziative in occasione del 56° anniversario dei Moti, anticipando quello che sarebbe poi accaduto in consiglio comunale con la presentazione dell’ordine del giorno di indirizzo. Questo segnale di attenzione nei confronti della storia recente della città ma, soprattutto, la coerenza nel concretizzare un impegno preso e la dichiarata volontà di realizzare l’opera entro un anno, unitamente alla pronta risoluzione di alcune sofferenze nel campo delle manutenzioni e del servizio ambientale – afferma Agliano – danno il senso di come questa nuova amministrazione intende approcciare le problematiche da affrontare: non chiacchere e proclami vuoti come gli ultimi 12 anni, ma programmazione, tempi certi e una rinnovata politica del fare”.
Il coordinatore del Comitato 14 luglio rivolge inoltre un appello a quanti conservano documenti, oggetti, scritti e testimonianze risalenti a quel periodo, affinché possano contribuire all’allestimento del futuro museo attraverso eventuali donazioni. Nelle intenzioni espresse da Agliano, la struttura dovrebbe diventare non soltanto un luogo di conservazione della memoria cittadina, ma anche uno spazio di riflessione collettiva e un possibile attrattore culturale e turistico, capace di avvicinare le giovani generazioni e i visitatori alla storia della Rivolta.
“Siamo certi – continua il coordinatore del Comitato – che chiunque possegga materiale, oggetti, scritti e quant’altro legati a quel periodo, sarà ben lieto di donarli per allestire la struttura. Il Museo potrà essere, oltre che un momento di riflessione collettiva di quel periodo volto a rendere reale l’auspicata “memoria condivisa”, un volano culturale e turistico non di poco conto, che porti le giovani generazioni ed i visitatori a conoscere la verità storica di quella Rivolta spesso travisata”.
Agliano interviene quindi sul dibattito relativo all’interpretazione storica e politica dei Moti del 1970, contestando le ricostruzioni che, a suo giudizio, avrebbero alterato lo spirito originario della protesta popolare e criticando la posizione assunta all’epoca dal Partito Comunista. “Con buona pace della sinistra, di allora e di oggi, che continua a mettere in atto il becero tentativo di “sporcare” lo spirito autentico di quella straordinaria ribellione popolare con illazioni e revisioni che non hanno alcun fondamento ne, tantomeno, alcun riscontro storico, giornalistico e giudiziario. Tutto ciò per giustificare l’errore storico del Partito Comunista che, mentre a quel tempo era padrone delle piazze italiane, a Reggio ammaina la bandiera rossa della “riscossa” e alza quella bianca della vigliaccheria, abbandonando al suo destino il popolo reggino anzi, richiedendo a gran voce l’invio dell’esercito e dei carri armati per sedare la “sommossa fascista”.
Nel passaggio conclusivo, il coordinatore del Comitato attribuisce la guida della Rivolta a Ciccio Franco e richiama cronache, atti giudiziari, testimonianze, reportage e informative delle autorità per sostenere la natura popolare della mobilitazione e l’assenza, secondo la sua ricostruzione, di furti, saccheggi o di un coinvolgimento visibile delle ’ndrine nelle barricate e nelle manifestazioni. “Pertanto – conclude Giuseppe Agliano – La Rivolta la fecero i reggini, guidati da Ciccio Franco. Le cronache, anche quelle giudiziarie, le dichiarazioni dei protagonisti, tutti i reportage, i servizi giornalistici, i resoconti e le informative delle autorità competenti, narrano che questi si contrapposero ai manganelli, ai moschetti delle forze dell’ordine ed ai carri armati dell’esercito, tirando pietre a mani nude o con le fionde o, al massimo, lanciando rudimentali ordigni incendiari con le bottiglie delle bibite. Inoltre, Per tutto il periodo della Rivolta, anche nelle zone più povere e off-limits per la polizia, non si registrarono furti, rapine, saccheggi e reati connessi e nessun appartenente alle ‘ndrine si fece notare sulle barricate o nelle piazze durante le manifestazioni, men che meno fu arrestato per quei fatti”.
