Mimmo Lucano torna sindaco di Riace: sospesa la decadenza in attesa della Cassazione

La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha accolto l’istanza presentata dalla difesa, consentendo al primo cittadino di riprendere le proprie funzioni. La decisione definitiva sull’applicazione della legge Severino spetterà alla Suprema Corte

Mimmo Lucano torna alla guida del Comune di Riace. La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha accolto la richiesta avanzata dai suoi legali e ha sospeso il provvedimento che gli impediva di esercitare le funzioni di primo cittadino. La misura resterà congelata fino alla pronuncia della Corte di Cassazione, chiamata a esaminare definitivamente la controversia relativa alla decadenza. La decisione permette quindi a Lucano di rientrare in municipio e di riprendere l’attività amministrativa interrotta dopo il provvedimento adottato dalla Prefettura di Reggio Calabria. Non si tratta, tuttavia, di una conclusione definitiva della vicenda: la sospensione riguarda gli effetti della decadenza e consente al sindaco di restare in carica durante l’ultima fase del giudizio.

Accolta l’istanza presentata dai legali di Lucano

Il ricorso era stato presentato dagli avvocati Andrea Daqua e Giuliano Saitta, componenti del collegio difensivo del sindaco ed europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra. I legali avevano chiesto di sospendere gli effetti del provvedimento in attesa della decisione della Suprema Corte, evitando che la decadenza producesse conseguenze irreversibili prima della conclusione dell’intero percorso giudiziario. La Corte d’Appello ha accolto l’istanza cautelare e ha così ripristinato temporaneamente i pieni poteri amministrativi di Lucano. Il primo cittadino potrà nuovamente indossare la fascia tricolore e portare avanti il mandato ricevuto dagli elettori di Riace, mentre resta aperto il confronto giuridico sull’applicazione della legge Severino al suo caso.

Lucano ha accolto la decisione sottolineando la volontà di tornare a svolgere il ruolo affidatogli dai cittadini e ribadendo la propria fiducia nell’esito del giudizio davanti alla Cassazione. Il sindaco ha inoltre evidenziato ancora una volta il valore politico e simbolico della sua presenza alla guida del piccolo centro della Locride.

La sospensione disposta dalla Prefettura nel maggio 2026

La vicenda aveva conosciuto un passaggio decisivo il 7 maggio 2026, quando la Prefettura di Reggio Calabria aveva sospeso Lucano dalle funzioni di sindaco. La guida dell’amministrazione comunale era stata temporaneamente affidata alla vicesindaca, dopo che la Corte d’Appello aveva confermato la precedente decisione del Tribunale di Locri sulla decadenza. Il provvedimento prefettizio era stato adottato sulla base dell’immediata esecutività della pronuncia di secondo grado. La comunicazione era stata trasmessa al sindaco, al vicesindaco, al segretario comunale, ai consiglieri e ai componenti della Giunta. Con la nuova decisione cautelare, gli effetti di quella sospensione vengono ora fermati in attesa del pronunciamento conclusivo della Cassazione.

Il nodo della legge Severino e della condanna nel processo Xenia

Al centro della controversia c’è la condanna definitiva a 18 mesi di reclusione, con pena sospesa, per un’ipotesi di falso rimasta in piedi al termine del processo denominato “Xenia”, relativo alla gestione dei progetti di accoglienza dei migranti a Riace. Nel giudizio di primo grado Lucano era stato condannato a oltre tredici anni di reclusione per numerosi reati. La sentenza era stata però profondamente modificata in appello, con l’assoluzione dalle contestazioni più gravi e la conferma della responsabilità soltanto per un episodio di falso. Nel febbraio del 2025 la Cassazione aveva reso definitiva questa parte della condanna. Secondo la Prefettura, il reato rientrerebbe tra quelli che determinano l’incandidabilità e la conseguente decadenza in base alla legge Severino. I difensori sostengono invece che manchino i presupposti necessari, rilevando che nel processo penale non era stata applicata l’interdizione dai pubblici uffici e contestando che il fatto possa essere qualificato come commesso con abuso dei poteri o violazione dei doveri legati alla funzione pubblica.

Dalla rielezione del 2024 alla battaglia sulla decadenza

Lucano era stato nuovamente eletto sindaco di Riace nel giugno 2024, tornando alla guida del paese dopo le precedenti esperienze amministrative che avevano reso noto a livello internazionale il cosiddetto modello di accoglienza riacese. Nello stesso periodo era stato eletto anche al Parlamento europeo nelle liste di Alleanza Verdi e Sinistra. Dopo la condanna definitiva, la Prefettura aveva avviato la procedura per ottenere la decadenza. Nel luglio del 2025 il Tribunale di Locri aveva accolto il ricorso prefettizio, ma Lucano era rimasto inizialmente in carica durante il successivo giudizio. Nell’aprile del 2026 la Corte d’Appello aveva confermato la decisione del Tribunale, aprendo la strada alla sospensione dalle funzioni disposta nel mese di maggio.

La decisione definitiva spetta ora alla Cassazione

Il ritorno di Mimmo Lucano alla guida di Riace rappresenta dunque un passaggio importante, ma ancora provvisorio. La Corte d’Appello non ha cancellato definitivamente la pronuncia di decadenza: ne ha sospeso gli effetti per consentire alla Cassazione di valutare le questioni giuridiche sollevate dalla difesa. Fino alla decisione della Suprema Corte, Lucano potrà continuare a esercitare il proprio mandato e a dirigere l’amministrazione comunale. Saranno i giudici di legittimità a stabilire se la condanna rimasta nel processo Xenia possa produrre gli effetti previsti dalla legge Severino e determinare definitivamente la sua decadenza dalla carica di sindaco.

Lucano: “bene la sospensione della decadenza, il danno era per Riace”

“Sono contento che la Corte d’Appello abbia sospeso l’esecuzione della mia decadenza riconoscendo l’esistenza del danno grave e irreparabile subito, non da me, in quanto sindaco, ma da Riace e dai suoi cittadini che nel 2024 mi hanno confermato la fiducia chiedendomi di guidare il Comune”. Così Mimmo Lucano ha commentato con l’ANSA la decisione della Corte d’appello di Reggio Calabria che gli ha restituito la possibilità di svolgere l’incarico di sindaco in attesa della decisione della Cassazione sulla decadenza.

“Questa di oggi – ha aggiunto – è l’ennesima occasione per sottolineare le enormi contraddizioni politiche che hanno caratterizzato tutta la mia vicenda giudiziaria. Sono consapevole che stiamo attraversando un periodo in cui quello che mi riguarda è poca cosa rispetto ai disastri che stanno accadendo in Italia, in Europa e nel mondo. Adesso aspettiamo fiduciosi la sentenza della Cassazione ma con la consapevolezza che continuerò a lavorare sempre con la solita idea che anche da un piccolo Comune come Riace possono partire contributi per migliorare il mondo”.