Messina, annullata la condanna per diffamazione a Cateno De Luca: “vado avanti a testa alta”

Il sindaco di Taormina e leader di Sud chiama Nord rivendica il diritto di critica nei confronti dell’operato della magistratura: "il dissenso è un valore democratico"

La Corte Suprema di Cassazione ha annullato la sentenza d’appello che aveva condannato Cateno De Luca, sindaco di Taormina e leader del movimento Sud chiama Nord, in relazione alle dichiarazioni con cui il politico di Fiumedinisi aveva denunciato e criticato quella che definisce una lunga “persecuzione giudiziaria”. De Luca interpreta la decisione della Cassazione come “un riconoscimento dell’ampiezza del diritto di critica nei confronti dei magistrati e dei provvedimenti giudiziari“. “Con le querele non mi fermate. La verità emerge sempre, anche se cercano di seppellirla sotto montagne di carte giudiziarie. La Suprema Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d’appello che mi vedeva condannato per aver osato denunciare e criticare la persecuzione giudiziaria che ho subito per anni. Hanno provato a tapparmi la bocca, hanno provato a trasformare la mia legittima difesa e la mia denuncia politica in un reato d’opinione solo perché il destinatario delle mie critiche era un magistrato. Ma i giudici di Roma hanno detto no”, evidenzia De Luca.

De Luca: “la Cassazione sancisce un principio sacro, il dissenso è un valore democratico”

“I giudici della Cassazione hanno messo in evidenza aspetti fondamentali: il diritto di criticare l’operato dei magistrati e i provvedimenti giudiziari deve essere riconosciuto nel modo più ampio possibile, essendo l’unico vero strumento di controllo democratico che i cittadini hanno; svolgere una funzione pubblica non rende nessuno immune da critiche o insindacabile; le mie dichiarazioni non erano illazioni gratuite, ma la narrazione di un vissuto fatto di arresti e procedimenti finiti con assoluzioni piene perché il fatto non sussiste. Per anni mi hanno dipinto come un diffamatore solo perché non ho mai chinato la testa e ho sempre preteso trasparenza e correttezza istituzionale. La Cassazione sancisce un principio sacro: il dissenso è un valore democratico e non può essere censurato per tutelare la sensibilità di un potere pubblico. Io vado avanti, a testa alta”, spiega De Luca.

L’avvocato Taormina: “la sentenza censura l’operato del dr. Barbaro”

“Dopo essere stato condannato dal tribunale e dalla corte d’appello di Reggio Calabria per aver diffamato l’allora procuratore generale di Messina Vincenzo Barbaro, accusandolo di averlo giudiziariamente perseguitato con l’apertura a raffica di procedimenti penali conclusisi sempre con il proscioglimento e di aver tenuto comportamenti non compatibili con la qualità di magistrato in relazione alla collocazione lavorativa del figlio ed all’acquisto all’asta di immobili presso il tribunale di Messina, la corte suprema ha riconosciuto che in effetti l’on. De Luca fu un perseguitato della giustizia per mano del dr. Vincenzo Barbaro per cui le rimostranze pubbliche costituirono la giusta e corretta reazione al trattamento giudiziario subito. Anche con riferimento alle vicende evocate dall’on. De Luca in ordine alla pubblicizzazione dei trascorsi lavorativi del figlio del dr. Barbaro, e della partecipazione alle aste presso il tribunale di messina, esse erano e sono di interesse pubblico perchè capaci di denunziare comportamenti disdicevoli di un magistrato”. Lo afferma l’avvocato Carlo Taormina.

“La sentenza censura l’operato del dr. Barbaro anche con riguardo alle modalità plateali e ai tempi con i quali l’on. De luca venne due volte arrestato, una volta attendendo che uscisse dal consiglio comunale di Fiumedinisi ed un’altra volta due giorni dopo essere stato eletto deputato regionale, condotte indicate dalla corte suprema come vessatorie e inferte all’on. De Luca e contro le quali aveva il dovere di reagire come ha reagito. La Corte Suprema di cassazione ha colto l’occasione di sancire un principio generale che dovrebbe essere di monito per quei magistrati, fortunatamente non molti, che esercitano con arroganza e persecutoriamente il loro potere, affermando che l’altezza della funzione del magistrato reclama un potere pubblico di critica superiore rispetto a quanto accade tra comuni cittadini, specialmente quando la controparte è una persona pubblica con rilievo istituzionale, qual è la posizione dell’on. De Luca. La parola ora passa di nuovo alla corte d’appello di Reggio Calabria che dovrà adeguarsi a quanto deciso dalla corte suprema”, conclude Taormina.